In un celeberrimo racconto Poe fa dire all’investigatore Dupin: «Il ministro, per nascondere la sua lettera, era ricorso all’espediente più ingegnoso, il quale consisteva nel non tentare affatto di nasconderla». Vale la pena di rileggere “La lettera rubata” e di riflettere sul “sagacious expedient” secondo Dupin, di fronte alla vicenda che ha opposto i Terminalisti del porto di Genova, riuniti in Confindustria, all’Autorità pubblica di Sistema Portuale (AdSP) e per suo tramite ai portuali della CULMV. I primi hanno scritto una lettera di diffida e di messa in mora dei vertici di Palazzo San Giorgio per oltre 8 milioni di euro. I motivi di responsabilità riguardano i favori che l’AdSP avrebbe fatto alla CULMV imponendo ai Terminalisti di ripianarne il bilancio con un conguaglio tariffario delle prestazioni dei suoi soci lavoratori. L’argomentazione giuridica della diffida fa intendere che l’obiettivo sia la CULMV per le difficoltà di gestione amministrativa mostrate negli anni, ma resta il fatto che la messa in mora e l’accusa di fatto della “concussione” subita dai Terminalisti sono dirette alle persone del Presidente e del Segretario generale dell’AdSP e hanno suscitato un grande clamore mediatico e politico. Di qui il passo è stato breve per giungere allo sciopero promosso da tutti i sindacati dei lavoratori in difesa della CULMV ma anche a tutela della AdSP.
Il racconto di Poe riguarda una lettera rubata ma poi recuperata nel nascondiglio in cui era stata celata per custodirne il segreto. I Terminalisti, una volta che la loro lettera è diventata di dominio pubblico grazie ai media, non ne hanno disconosciuto il contenuto bensì la pubblicazione, sostenendo che si trattava di corrispondenza non ufficiale. Argomentazione infantile di fronte a una lettera protocollata e consegnata a mano. Non possiamo pensare che 11 capi azienda che hanno sottoscritto la lettera siano improvvisamente diventati dei bambini che con le mani sporche di marmellata negano di avere aperto il barattolo. E allora, dove sta la chiave di questa storia? Come suggerisce la psicoanalisi che a lungo si è cimentata con il testo di Poe, la latenza del segreto sta nell’atto di nasconderlo. Qual è il segreto nella lettera? La lettera ha preso tutti di sorpresa perché i Terminalisti avevano appena concluso un accordo con la CULMV, con l’AdSP a fare da garante, per risanarne definitivamente la gestione amministrativa che aveva dato adito a 7 anni di contenziosi con gli stessi Terminalisti, regolati di volta in volta da intese raggiunte grazie alla mediazione di Palazzo San Giorgio. Con il traguardo ormai in vista, però, i Terminalisti hanno deciso di denunciare il giudice di gara. Non solo, di fronte alla proclamazione dello sciopero, hanno invitato i sindacati a sospenderlo uscendosene con una frase che ha provocato sdegno e ancora più reazione da parte dei lavoratori: “in un momento in cui una giornata di lavoro costituisce un privilegio”.
La parola privilegio in questo contesto sottintende una ideologia della società in cui i lavoratori esistono solo grazie alle imprese. Ma questa è ancora una lettura astratta della parola. Nel caso concreto, il lavoro prestato dai portuali della CULMV costituisce il fattore decisivo della produzione di valore da parte dei Terminalisti i quali vorrebbero sottometterlo integralmente al loro controllo e ai loro prezzi. Soprattutto con la crisi economica che perdura e la pandemia che l’ha aggravata con il calo dei traffici e le incerte prospettive, ai Terminalisti occorre cambiare passo per conservare i margini di ricavo e di profitto: sfruttare maggiormente la forza lavoro, aumentare la flessibilità di impiego e le rese produttive e diminuire il costo unitario del lavoro. In una industria questo implica affrontare i dipendenti che sono un costo fisso, contrattualizzati e sindacalizzati, mentre in porto si può agire sulla valvola del lavoro temporaneo a chiamata rappresentato dall’impiego e dal costo variabile della CULMV, il cui lavoro è assoggettato completamente alla sola domanda dei Terminalisti, i quali proprio per questo hanno l’arroganza di definirlo un privilegio che essi concedono.
Tuttavia, affinché sia massimizzata l’estrazione del plusvalore dal lavoro dei portuali della CULMV, condizione essenziale per ottenere dei profitti anche in relazione agli investimenti materiali richiesti dal gigantismo navale, occorre un controllo della CULMV non tanto amministrativo quanto sulla sua gestione operativa. Siccome però l’organizzazione del lavoro della CULMV è regolata dall’AdSP, la lettera appare un chiaro avvertimento diretto a Palazzo San Giorgio della volontà dei Terminalisti di cambiare i rapporti di forza con la CULMV. Lo sciopero compatto dei lavoratori ha dato per ora una risposta netta ai Terminalisti e un chiaro messaggio all’AdSP di non cedere al loro ricatto.