FU UNA SPAVENTOSA ESPLOSIONE, PRIMA CHE UN INCENDIO. BUCCI E PICIOCCHI ASSENTI ALLA CERIMONIA… / 24 FEBBRAIO 2025
Fu una strage sul lavoro e si sfiorò uno scempio nelle case vicine. Da allora, 38 anni di promesse pubbliche non mantenute.
Negli ultimi 8 anni, Bucci, con Piciocchi e la sua giunta e con gli inseparabili Signorini e Toti e il beneplacito di Spinelli (per ottenere per sé le aree ex carbonile Enel in porto destinabili ai depositi), pure con tutti i poteri e i denari del Supercommissario, non ha risolto niente. Anzi ha fissato, con la solita prepotenza in spregio alle procedure di partecipazione democratica e persino al buon senso, tutta l’attività politico-amministrativa a questo scopo sull’unico progetto di spostare i depositi a Ponte Somalia, minacciando l’occupazione di 200 portuali al Terminal San Giorgio e 5 milioni di tonnellate di traffici ro-ro, spostando il rischio dagli abitanti di Multedo a quelli di Sampierdarena, arrivando a stornare 30 milioni pubblici di risarcimento alla città per il crollo del Morandi a favore di questa “privata” soluzione.
Insomma, il comune di Genova e la Regione Liguria, dotati di risorse e poteri straordinari da spendere in materia di relazioni città-porto e nuove infrastrutture portuali, che progettano tunnel subportuali, funivie, metropolitane sopraelevate, torri, darsene ecc., insieme all’Autorità portuale più importante d’Italia, dotata del più alto finanziamento pubblico della storia dei porti nazionali per costruire una nuova diga per “raddoppiare” il porto (Bucci dixit), non sono tutti costoro capaci di trovare o creare un sito in sicurezza (qualche decina di migliaia di mq) dove spostare i depositi di Superba e Carmagnani.
Cosa c’è sotto dunque, oltre la proverbiale arroganza di Bucci? In attesa che qualche indagine lo scopra, per certo i depositi continuano a restare tra le case a Multedo, e da oggi saranno lugubremente prospicienti alla strada che ne ricorda vanamente le quattro vittime.

BUCCI APPRENDISTA STREGONE E LA FALSA PROMESSA SUI DEPOSITI CHIMICI / 14 febbraio 2024
Alla figura dello scienziato pazzo che di solito si associa al personaggio dell’Apprendista stregone dovremo cominciare a aggiungere quella del commissario straordinario. Ce ne dà motivo il Sindaco di Genova Marco Bucci che nel 2018, fresco di elezione, fu nominato commissario per la ricostruzione del ponte Morandi e da allora non ha più smesso di credersi dotato di poteri superiori. Non si sa come farlo smettere!
All’inizio era andato tutto bene, tanto che Bucci si autocelebrava come “uomo del ponte”. In realtà, un’impresa banale sotto il profilo costruttivo al giorno d’oggi, un viadotto prefabbricato e assemblato di 1km a 40 metri di altezza sul greto di un torrente in secca, niente di più. Certo lo si doveva fare in fretta, e ci mancherebbe altro dopo quello che era successo. Ma Bucci, come l’apprendista dallo stregone, si era dotato dell’incantesimo della “deroga”, che a detta di tutti gli esperti è il vero “trucco” del Modello Genova. Ossia, in deroga al codice degli appalti, lavori affidati a discrezione e direttamente, a prezzi 3 volte il mercato, per cui si lavorava 24h su 7 gg, con un ex procuratore capo a vigilare sulla legalità, e con le imprese, vedi Fincantieri e Rina, motivate dall’occasione non solo di fare una ricca cassa ma anche di mettere in curriculum meriti che poi gli sarebbero valsi per altri appalti.
Ma l’incantesimo non ha funzionato allo stesso modo di fronte ai successivi progetti in cui bisognava vedersela con regole di legalità più complesse e con interessi sociali e economici diversi. Dove occorre in altre parole la capacità del buon politico che sappia mediare contemperando le esigenze particolari con la visione pubblica e le regole di democrazia. Infatti, Bucci non ne ha più indovinata una, anche se, come l’apprendista stregone, continua a andare avanti e a fare danni. Così è per la nuova diga foranea dimensionata al massimo grado di spesa pubblica e di rischio geologico, imposta prima e a prescindere della pianificazione delle attività portuali; il Waterfront di Levante quartiere monstre disegnato ad uso delle rendite immobiliari private; lo Skymetro in Val Bisagno, un’opera inutile, fuori di ogni misura, sociale e economica; la funicolare al Begato senza alcun riguardo per il quartiere di Lagaccio, ma solo per il turismo coatto delle crociere; il tunnel subportuale con cui Bucci si è “venduto” l’indennizzo a favore della città da parte di Autostrade dopo il Morandi, per un’opera che alla città non aggiunge nessun valore reale, né urbanistico né economico. In realtà, tutti progetti fondati sul cemento e sul consumo sconsiderato di territorio (oltre che di mare), insomma tutto fuorché la moderna esigenza di funzionalità e sobrietà urbanistica di una smart city, che valorizzi l’ambiente e la tecnologia, e tutto invece a favore dei fatturati e dei profitti dei cementieri e degli immobiliaristi. Progetti concentrati nelle mani del “sindaco-commissario straordinario” Bucci, per permettergli di illustrare la sua epopea, quasi fosse un faraone, raccontando a ogni occasione utile i miliardi che ha da spendere.
Di fronte alle difficoltà di relazionarsi in maniera democratica con la cittadinanza, con le forze sociali e le stesse imprese, la fama di Bucci ha cominciato da tempo a guastarsi. Su ogni altra spicca la sua ottusa decisione di pretendere di spostare i depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia, penalizzando l’assetto operativo e l’occupazione del porto commerciale e trasferendo il rischio dagli abitanti di Multedo a quelli di Sampierdarena. Eppure, all’inizio di questa penosa vicenda, persino Bucci aveva considerato, insieme a altre soluzioni, di mettere i depositi in sicurezza sulla nuova diga o nell’area ex ILVA. Poi, a seguito di un accordo mai reso pubblico del Gruppo Gavio, concessionario di Ponte Somalia, con Superba Spa uno dei due proprietari dei depositi, Bucci, che aveva bisogno di spendere la fama di “uomo del ponte” per la sua rielezione, ha imposto la scelta di Ponte Somalia, mettendoci sopra il carico di 30 milioni di euro pubblici della dote del Ponte. Una dote destinata dalla legge a migliorare i rapporti tra città e porto, cinicamente dirottata da Bucci ad avvelenarli. Ora però su questa vicenda, dopo le sue vane promesse di concludere tutto in due anni come con il ponte, Bucci ha una buona parte della città contro, persino le imprese. Anche perché l’altro proprietario dei depositi, Carmagnani, si è schierato contro e si è ancora in attesa delle sentenze del TAR sui riscorsi di altre imprese e cittadini. Inoltre, nel 2023 il gruppo Messina ha acquisito il 100% della società del Gruppo Gavio, senza alcun riferimento all’accordo con Superba, di cui perciò non si conosce la sorte. Insomma, una situazione intricata e paradossale, con gli abitanti di Multedo che continuano a vivere con i depositi sotto casa e la città presa in giro da una soluzione impraticabile, Ponte Somalia, e da una girandola di soluzioni alternative senza nessun passo in avanti.
Sui depositi Bucci pare diretto a prendere una sonora facciata e a lasciarci una bella fetta di reputazione rispetto alla sua proverbiale gestione autocratica della cosa pubblica. La morale dell’apprendista stregone è nota: meglio non cominciare qualcosa che non si sa come finire. Che per il manager che pretende di essere Bucci è già una lezione capitale. Quanto al delirio dell’apprendista stregone, solo il ritorno della democrazia a scapito della pletora di commissariamenti straordinari, rimedierà alla sciagura.
DEPOSITI CHIMICI: BUCCI CONTRO TUTTI / 30 gennaio 2024
Giorni fa sul Secolo XIX Gian Enzo Duci, docente universitario, imprenditore marittimo e vice Presidente di Conftrasporto, ha sostenuto l’idea di trasferire dal quartiere di Multedo i depositi chimici di Superba e Carmagnani dentro il prospiciente Porto petroli. L’idea è di eliminare i depositi in mezzo alle abitazioni (nel 1987 un’esplosione causò la morte di 4 lavoratori e il terrore nel quartiere) impiantandone nuovi nell’area per lo sbarco dei prodotti chimici.
La proposta di Duci appare una soluzione razionale, nel luogo deputato: mettere i depositi dove avviene la movimentazione via mare (Superba e Carmagnani sono anche azionisti di Porto petroli). È quello che già avviene a Calata Oli minerali con i depositi di ENI e Esso, a Ponte Paleocapa con quelli di SAAR, a Ponte Etiopia e Calata Mogadiscio con Silomar e Sampierdarena Oli. Ma sinora non è verificato che dentro il Porto petroli ci sia lo spazio utile, anche rispetto alla Fincantieri confinante, che sia agibile la movimentazione via terra efficiente e sicura (su camion e su treno, non per tubazione come avviene per i prodotti petroliferi), che il terminalista concessionario sia disponibile e infine che siano soddisfatte le innumerevoli condizioni normative tecniche e operative previste. A Multedo sopravvivono i ricordi di due tremende esplosioni: nel 1981, la petroliera Hakuyu Maru ormeggiata che causò tre morti tra i marinai e fu rimorchiata al largo evitando la propagazione delle fiamme alle altre navi; nel 1991, la petroliera Haven in rada che bruciò per tre giorni prima di affondare, causando 5 morti e forse il peggiore disastro ambientale del Mediterraneo. Tuttavia, il Porto Petroli, che è a Multedo dal 1963, appare una servitù abbastanza metabolizzata dalla cittadinanza, ma occorrerebbe in ogni caso che l’aggiunta dei depositi fosse oggetto di un processo informativo e partecipativo reale per giungere a una proposta persuasiva. E il dialogo politico nel Ponente e la credibilità delle istituzioni a oggi mi paiono francamente compromessi.
Bucci per parte sua ha dato in questo senso solo segnali negativi mostrando arroganza e dispregio del dialogo sociale. Nel dibattito pubblico sui depositi, per esempio, ha offerto alla cittadinanza 4 soluzioni tra cui non compariva affatto Ponte Somalia, salvo poi tirarla fuori dal cappello come un coniglio a dibattito chiuso. Tra le 4 ce n’erano due a oltre 500 mt dalle case (Ponte Somalia è a 300 mt): l’ex Carbonile ENEL, concesso al solito Spinelli, e un’area del Terminal Messina, per il quale il concessionario aveva però chiesto 100 milioni. Messina (associato con MSC) ha poi comprato la società del terminal di Ponte Somalia dal Gruppo Gavio. Questi aveva sottoscritto, senza alcuna spiegazione pubblica, un accordo con Superba per cedergli l’area. Chissà se l’accordo di Gavio, che Signorini non ha mai mostrato, è diventato ora l’accordo di Messina con Superba, oppure si è alzata la posta? Top secret! Perché, come si può notare, nel porto di Genova è sempre più oscuro ma florido il mercato delle concessioni pubbliche in barba agli impegni vincolanti di sviluppo dei traffici e dell’occupazione sottoscritti dai terminalisti. E in barba alla trasparenza e alla pubblicità degli atti che Palazzo San Giorgio dovrebbe garantire.
Ma la proposta di Duci, il quale aveva già fatto uscire dai gangheri Bucci per un “tweet” (“un mio studente di Economia che collocasse i depositi chimici a Ponte Somalia verrebbe bocciato a qualsiasi esame e additato quale somaro”), ha avuto il merito di fare uscire allo scoperto il PD contrario a aggiungere nuove servitù al Ponente, che ha invece espresso favore al trasferimento dei depositi su una banchina da crearsi ex novo sulla diga in costruzione, che potrebbe anche estendersi a ospitare gli attracchi del Porto Petroli: la traslazione del Porto Petroli allargato ai depositi chimici dalla linea di costa all’off shore. Una soluzione che da quando la nuova diga è diventata una prospettiva reale e finanziata, ai più è apparsa come la più logica e sostenibile (ricavandone le risorse finanziarie dal ridimensionamento della larghezza e profondità dell’attuale progetto, ritenute insicure e ingiustificate), contemperando quindi l’economia e la funzionalità del porto con le esigenze di sicurezza e di vivibilità della cittadinanza. È questa anche la soluzione delineata nei rispettivi lay-out progettuali da Piero Silva, l’ingegnere di fama internazionale dimessosi dall’incarico per la nuova diga reputandola a rischio di collasso per la sua eccessiva profondità, e da Guido Barbazza, presidente del Municipio Ponente, peraltro eletto con i voti del Centrodestra.
Ma Bucci continua tirare dritto senza alcuna considerazione dei pareri altrui. Pure avendo contro l’intero fronte delle parti sociali da Confindustria alla CGIL, ripete con fastidio che solo di fronte a una alternativa potrebbe ricredersi. Una tiritera, questa di Bucci, indegna e irresponsabile. Come se una tale soluzione potesse venire dalla bella idea di qualcuno e non invece da un processo istruttorio e decisionale, tecnico e politico, condotto entro i binari tracciati dai documenti di indirizzo e di piano dell’amministrazione portuale e partecipato democraticamente dalle rappresentanze economiche, sociali e civili della città (DPSS, POT, PRP, tutti atti ufficiali ex lege, anche i più recenti, non menzionano affatto i depositi a Ponte Somalia). Documenti sistematicamente ignorati e disprezzati da Bucci, che si sente al di sopra di Palazzo San Giorgio e della legge. Ma siccome la legge deve essere uguale per tutti, Bucci è contro tutti.
A PONENTE SOFFIA UN VENTO NUOVO: il «NISBY» (“Not In the SAME Back Yard”) / 18 Settembre 2023
Il quartiere di Prà ha beneficiato di una reale riqualificazione urbanistica seppure nel mutato contesto del suo rapporto con il mare, interrotto e stravolto dalla costruzione negli anni 90 del nuovo porto container. È stato un processo lungo e conflittuale e solo grazie ai suoi abitanti si è raggiunto questo risultato. La partita è ancora aperta ma non si vuole assolutamente tornare indietro e che si ripetano gli errori del passato. A Palmaro si lotta ancora per ottenere un’analoga rigenerazione del quartiere, anch’esso trasfigurato dal porto. A Voltri e a Pegli, dove si è conservata la spiaggia, si continua a vigilare e a mobilitarsi per non subire nuovi interventi invasivi e inquinanti. A Multedo si attende da 35 anni lo spostamento dei depositi chimici e si convive con il Porto petroli. A Sampierdarena, disposta da quasi un secolo sul fronte del porto, si lotta per non essere le vittime sacrificali dell’incapacità di Bucci e Signorini a trovare un sito sicuro ai depositi di Multedo e per non essere sacrificati a vantaggio degli interessi della giunta comunale nel “exclusive” Waterfront di levante. Queste, in sintesi, le voci che si sono udite nella partecipatissima assemblea dei comitati del Ponente svoltasi venerdì scorso a Prà.
L’assemblea ha rigettato lo stigma addossatogli offensivamente da Bucci e Toti, la cosiddetta sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), ossia fate quel che volete e dove volete fuorché vicino a casa mia. È paradossale che essi non riconoscano al Ponente di essere da oltre un secolo il “cortile” dove sono concentrate le più gravose servitù industriali, portuali, viarie e ferroviarie della città. Sono per di più servitù che hanno tradito in varia misura le promesse di progresso e di benessere che avevano motivato i sacrifici del territorio e gli ingenti investimenti di denaro pubblico a favore delle imprese. È perciò provocatorio che oggi si voglia imporre al Ponente nuove servitù senza confronto democratico e senza fornire dati e analisi indipendenti sui costi-benefici. Esemplare è la vicenda dei cassoni della nuova diga sul “dentino” di Prà di fronte a Pegli, gestita in maniera commissariale, autocratica e “insindacabile”, da parte di Bucci. Per non parlare della nuova diga progettata per il solo porto di Sampierdarena. Sono stati omessi nell’analisi, come non facessero parte della stessa autorità “di sistema”, i porti di Prà e di Vado e sono state mistificate le tendenze dei traffici container. In particolare, il porto di Prà, progettato per 2mil di teu, lavora oggi al 75% della sua potenzialità e le prospettive vanno peggiorando, nel frattempo lo Stato ha finanziato due terminal concorrenti (Vado e Bettolo) con capacità complessiva di 1,7 mil di teu che ne movimentano attualmente solo circa il 25%. Nonostante questo, Bucci, d’intesa con Confindustria, ha l’impudenza di volere inserire nel nuovo Piano Regolatore Portuale un ampliamento dell’attuale porto di Prà verso Voltri.
Di fronte ai cambiamenti geopolitici e all’impellente sfida energetico-climatica, di fronte alla crisi economica, invece di consolidare l’offerta portuale e di innovarne con lungimiranza la qualità , Bucci e Toti eludono il confronto democratico e consegnano il futuro del porto alle mere strategie delle imprese private e al loro orizzonte egoistico e di breve respiro. Con ciò, tradiscono il ruolo pubblico e la responsabilità verso la società per un futuro sostenibile.
Ma finalmente questa politica sconsiderata a Ponente ha trovato un’opposizione seria, consapevole, determinata. La lotta prosegue. Il 30 settembre appuntamento a un nuovo corteo.
DEPOSITI CHIMICI A PONTE SOMALIA: LA FARSA DI UNA DECISIONE IMPRATICABILE, DISTRUTTIVA DEI TRAFFICI E DELL’OCCUPAZIONE PORTUALE A SAMPIERDARENA / 11 Settembre 2023
Al netto degli aspetti di sicurezza della navigazione e ambientale che condizionano il trasferimento in porto dei depositi chimici di Multedo, “a rischio rilevante per alta infiammabilità e esplosività”, per i quali si attende il definitivo responso delle istituzioni preposte, non è stata fatta chiarezza sui profili produttivi e occupazionali dell’alternativa posta: tra Superba e Carmagnani, titolari dei depositi, e i terminal San Giorgio e Forest titolari delle concessioni su Ponte Somalia e Libia, a cui i depositi dovrebbero subentrare. Alternativa, perché nel frattempo, Bucci e Toti che strillano contro l’opzione zero per i depositi, non hanno indicato una sola soluzione per dove nel caso spostare le attività portuali in essere a Ponte Somalia e Libia.
In altre parole, cosa guadagnano e cosa perdono il porto, la città e i lavoratori dalla decisione del sindaco-commissario Bucci di trasferire i depositi a Ponte Somalia, inopinatamente fatta propria dall’ex presidente del porto Signorini, prima di disertare dal suo ruolo pubblico in favore di una ricca ricompensa professionale privata procuratagli dallo stesso Bucci?
La sintesi sta nell’ultimo bilancio pubblicato delle società in questione, riferito al 2022.
Superba e Carmagnani hanno fatturato 57,3 mil. Ma solo 6,5 mil riguardano i depositi costieri, perché 51 mil di Carmagnani riguardano attività di trading, non di deposito, quindi non attività portuale. Inoltre, le tonnellate di prodotti chimici movimentate per Superba e Carmagnani sono state in tutto 211.000, marginali per i traffici di Porto Petroli (pari a 1,7%). Le navi chimichiere approdate a Multedo sono state 81. Infine, le due società contano insieme 53 dipendenti, di cui 28 operai.
TSG e Forest hanno fatturato 24 mil di attività portuali, con una movimentazione di oltre 5 mil di tonnellate, pari al 15% del totale di merce varia movimentata nel porto di Genova. Le navi approdate a Ponte Somalia e Ponte Libia sono state 736 (di cui 504 solo di Grimaldi Lines). Le due società hanno in tutto 131 dipendenti, di cui 90 operai, a cui va aggiunta una media annua di 70 lavoratori della CULMV, per un totale di 201 occupati, di cui 160 operai.
Nel complesso, nel 2022 a Ponte Somalia e Libia si sono movimentati quasi 5 mil tonnellate di merce in più (ogni tonnellata di merce comporta inoltre lavoro di spedizione e trasporto da e verso terra, ecc.), fatturato 17,5 mil euro in più, occupando 148 lavoratori in più, per servire 655 navi in più (ogni approdo di nave comporta inoltre servizi di pilotaggio, rimorchio e ormeggio ecc.). Questo, dunque, il saldo catastrofico dal punto di vista produttivo-occupazionale, diretto e indiretto, dell’operazione di trasferimento pretesa da Bucci, Toti e Rixi.
Ma allora, perché ne stiamo ancora parlando? Per quali benefici per il porto e la città alternativi alla distruzione di così tanti traffici, ricchezza e lavoro?
Signorini giustificò la sua decisione a favore di Bucci, contro ogni interesse del porto che egli avrebbe dovuto salvaguardare, affermando che c’era l’accordo del gruppo Gavio, attuale concessionario di Ponte Somalia e Libia, a cedere a Superba e Carmagnani. Ebbene, questo accordo non è mai stato reso pubblico. Nel frattempo, due mesi fa, Gavio ha raggiunto un’intesa per vendere il Terminal San Giorgio al Gruppo Messina di cui è socio MSC, che ha il terminal confinante. Ma non è stato detto se permane il fantomatico impegno di Gavio di cedere la concessione a Superba e Carmagnani.
Bucci, in evidente difficoltà dopo 6 anni di chiacchiere da ras del porto e di promesse elettorali a Multedo, continua a rimbalzare la responsabilità dicendo: o Ponte Somalia, oppure ditemi voi dove? Voi chi? La decisione spetta solo a Palazzo San Giorgio. Signorini disse a suo tempo con zelo che non esisteva un “piano B”.
Il nuovo commissario Piacenza se non vuole cominciare il suo mandato con una pessima figura, prenda le distanze dall’ex Signorini e da Bucci e riaffermi l’autonomia e le prerogative di Palazzo San Giorgio, trovando una valida alternativa a questo scempio del porto. È stato direttore della governance demaniale e dei piani di impresa. Chi meglio di lui sa dove si possono mettere i depositi? Quindi si dia da fare e presto, se non vuole ammettere che non esistono né piani A né B sostenibili, e che quindi sinora l’opzione zero proviene dal porto, non dai comitati di cittadini. Sperando solo che non abbia già venduto la dignità e il futuro professionale alla causa ormai solo dispotica dei suoi sponsor Bucci e Toti, contro ogni ragione del suo ruolo istituzionale.

LA COSCIENZA SPORCA DI MARCO BUCCI / 29 Agosto 2023
«Se qualcuno mette i bastoni fra le ruote risponderà alla sua coscienza», così si è espresso il sindaco-commissario straordinario Marco Bucci di fronte all’atto del Ministero dell’Ambiente di avocare a sé la competenza della Valutazione di Impatto Ambientale per il trasferimento dei depositi chimici dal quartiere di Multedo al Ponte Somalia nel porto di Genova.
Bucci parli chiaro: quali bastoni fra le ruote? da parte di chi? e di quale coscienza parla? Mette le mani avanti cercando di gettare su altri la responsabilità del fallimento della sua iniziativa o addirittura di un eventuale incidente a Multedo, sempre incombente? Sono trascorsi infatti 6 anni di amministrazione di Bucci e gli abitanti di Multedo continuano a vivere nel rischio rilevante di un’esplosione o di un incendio nei depositi che potrebbe ripetere le tragiche conseguenze del 1987 con 4 lavoratori morti, data dalla quale la cittadinanza attende la soluzione del trasferimento. E il refrain dell’inadempienza delle giunte di sinistra precedenti, che pure c’è stata, non regge più. Nell’imminenza delle elezioni del 2022, strumentalizzando la carica di commissario straordinario e 30milioni di euro stanziati a seguito del crollo del Morandi, Bucci si è inventato la soluzione di Ponte Somalia (esclusa sino a allora dall’Autorità portuale) imponendola al Presidente del porto che l’ha subita senza reagire (il Signorini che in questi giorni veleggia al dorato stipendio di IREN), senza alcun confronto con la città, il Consiglio comunale, i Municipi competenti, gli operatori economici e i rappresentanti dei lavoratori, tutte parti che Bucci ha incontrato solo a decisione presa e senza alcuna disponibilità al dialogo. Se non il ricatto: se non mi offrite un’alternativa a Ponte Somalia, tacete. Ma Ponte Somalia non è una soluzione, e solo Bucci con la sua protervia ne è il sostenitore.
Sinora a favore di questa operazione si è espressa infatti solo la sua coscienza di autocrate, preoccupato unicamente della sua immagine, indifferente alle voci dell’opposizione, dei sindacati, della maggior parte delle imprese coinvolte, degli abitanti di Sampierdarena, persino di quelli di Multedo presi per i fondelli con un progetto insostenibile.
Ponte Somalia è una soluzione che contrasta con la sicurezza della navigazione portuale e aerea, con gli interessi commerciali del porto, con l’occupazione dei lavoratori, con la sicurezza e la salute degli abitanti di Sampierdarena. Una soluzione che si concilia solo con gli interessi personali e politici di Bucci, che ora, nell’imminenza del suo fallimento, ha l’impudenza di parlare della coscienza degli altri.
IL VICOLO CIECO DI BUCCI E SIGNORINI E L’ «OMBRA» DI SPINELLI / 5 Giugno 2023
È evidente che Bucci e il fido funzionario Signorini si sono cacciati in un vicolo cieco con la volontà di trasferire i depositi chimici a Ponte Somalia.
Per Bucci c’era in gioco la promessa elettorale da esaudire dopo 5 anni (ora 6 anni) di chiacchiere per l’uomo del ponte: ma qui non c’è da fare il manager “de’ noantri” per ricostruire sulle macerie, senza regole e a costi moltiplicati, c’è invece da mediare con intelligenza e equilibrio tra interessi economici e sociali diversi, un mestiere politico che non appartiene agli autocrati come Bucci.
Per Signorini non si capisce invece cosa ci fosse, alla luce dei dati che riportiamo nella tabella sottostante, per fargli tradire in maniera così smaccata l’interesse pubblico che come presidente del porto ha il dovere di servire, salvo le probabili promesse di carriera e di stipendio milionario riferite dai media.
Non c’è un solo operatore portuale, non c’è un solo politico e sindacalista onesto, non c’è una sola persona ragionevole, che possa credere a un tale piano: sostituire una banchina di traffico ro-ro di merci autotrasportate che funziona a pieno regime con depositi chimici a rischio di incidente rilevante che non presentano né per il porto né per la città un solo motivo di convenienza così trasferiti.
Eppure Bucci e Signorini avevano la soluzione in tasca ma non l’hanno usata tre anni fa: l’ex Carbonile ENEL a ridosso della centrale dismessa, un’area per cui non c’era alcuna attività da sostituire o da dover rinunciare. Superba aveva già presentato pubblicamente il piano per spostarvi i suoi depositi, su una superficie complessiva che non è neanche la metà dei 77mila mq di Ponte Somalia, come mostra la figura sottostante del rendering originale di Superba). Ma Signorini invece che concederla a Superba, l’ha data a Spinelli che ha il terminal confinante, dove dispone di 150.000 mq per cui la nuova area non avrà significativi ritorni produttivi, ma serve a Spinelli in chiave “geopolitica” a mantenere il controllo su quel segmento di porto e con ciò accrescere il valore delle azioni della sua società in vendita. Superba si sarebbe accollata 40 milioni di costo di trasferimento, senza fare spendere un soldo pubblico (quei 30 milioni presi dalla tragedia del ponte che Bucci vuole dare inopinatamente a Superba per Ponte Somalia).
Certo, c’era già in piedi la protesta dei quartieri di Sampierdarena, la stessa che si è avuta molto più forte e estesa con Ponte Somalia. Ma la domanda da fare a Bucci e Signorini è la seguente: dovendo affrontare comunque la protesta dei cittadini, perché si è optato per la alternativa di gran lunga peggiore, visto che con l’Ex carbonile non si perdevano traffici, né occupazione, e la distanza delle residenze era doppia rispetto al Somalia? La decisione sull’Ex carbonile porta un unico vantaggio: a Spinelli e al suo patrimonio. Sarà per quello che appena nel 2020 si è costituito il Comitato NO Depositi chimici contro l’Ex carbonile uno dei primi membri sulla pagina Facebook è stato Renzo Muratore, già assessore e presidente socialista della Regione Liguria e ombra di Spinelli negli affari, il quale alla domanda se non si sentisse fuori posto nel comitato ha risposto: «La mia adesione rispetta le mie personali convinzioni sull’ambiente». Avendo passato la vita professionale a fianco di Spinelli voi pensate che abbia detto la verità?
Bucci e Signorini restano nel vicolo cieco. Questa volta prenderanno una bella facciata.

«RICORDATI CHE A ME È LECITO TUTTO E NEI CONFRONTI DI TUTTI.» («MEMENTO, » AIT, «OMNIA MIHI ET IN OMNIS LICERE. » (SVETONIO, CALIGOLA) / 6 Aprile 2023
Il potere può dare gravemente alla testa. A Genova ormai abbiamo un problema serio in questo senso. Oggi sul Secolo XIX la notizia che l’Autorità portuale, dopo la Regione, ha ulteriormente procrastinato e messo in discussione l’autorizzazione al progetto di trasferimento dei depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia, nel centro del porto commerciale di Sampierdarena, esigendo modifiche e integrazioni dal proponente Superba. Ebbene, intervistato a questo proposito, Bucci, artefice primo del progetto di trasferimento per corrispondere a una sua promessa elettorale dal 2017 non mantenuta sinora, ha risposto che tutto è sotto controllo e procede secondo i piani. Riguardo all’armatore Grimaldi, attuale principale cliente con le sue navi del terminal San Giorgio concessionario di Ponte Somalia e oppositore quindi del trasferimento, Bucci ha detto: «Appena fa una domanda di concessione, gliela diamo. Chi vuole entrare in porto deve fare una domanda di concessione. Così almeno paga un canone».
Capite perché abbiamo un problema serio a Genova? Specie se le forze politiche e sindacali non reagiranno a questa intervista, ivi compresa l’Autorità di sistema portuale coinvolta in questa dichiarazione, chiedendo al sindaco di dimettersi o per evidente incapacità di governare o per eccesso o abuso di potere (aspetto che attiene anche a quell’ineleggibilità di Bucci che sinora un arbitraggio “casalingo” del Tribunale civile ha rigettato). Bucci non risponde nel merito delle conseguenze economiche e occupazionali che il trasferimento avrebbe per il porto. Ma con arroganza e maleducazione invita il principale imprenditore marittimo nazionale, le cui navi da sole superano il 12% di tutte quelle che entrano nel porto, che produce l’occupazione diretta e indiretta di oltre 300 lavoratori nel porto, a chiedere una concessione e a pagare un canone, come se oggi si servisse a sbafo di Ponte Somalia. E in barba a qualunque procedura di legge: così “gliela diamo”. Bucci, che in quanto sindaco non c’entra nulla con le concessioni, che spettano solo a Palazzo San Giorgio.
Bucci parla ormai come un Caligola di provincia e parla a vanvera mentre tiene in pugno le sorti della sicurezza e della qualità e serenità di vita degli abitanti di due quartieri (Multedo e Sampierdarena) e di riflesso dell’intera città, oltre che dell’occupazione di centinaia di lavoratori del porto. Che il porto e la città ne prendano consapevolezza e agiscano di conseguenza!
PASSATA LA FESTA, GABBATO LO SANTO / 16 Luglio 2022
Passate le elezioni, che fine hanno fatto i depositi chimici da trasferire da Multedo a Ponte Somalia al posto del Terminal San Giorgio?
Quei depositi che sono stati l’esempio più clamoroso della condotta mistificante di Bucci che mentre agiva come Sindaco e soprattutto come Candidato-Sindaco millantando la sicurezza degli abitanti di Multedo, ma a danno di quella degli abitanti di Sampierdarena, destinava come Commissario straordinario 30 milioni, finalizzati dal governo a interventi di pubblico interesse, a finanziare l’interesse privato dell’operazione di trasferimento.
Oppure, stiamo aspettando l’esito dell’appalto della diga a cui partecipa anche Gavio, il proprietario che si priverebbe del Terminal San Giorgio per motivi sinora non dichiarati? Gavio, che nel frattempo ha ricevuto dall’altro commissario, Toti, Presidente della Regione, tramite il terzo commissario della città, Signorini, Presidente del porto (tutti e 3 della stessa pasta, o tutti e 6 se si contano anche come commissari), otto milioni di euro di ristori esentasse per i suoi camion a seguito del crollo del Ponte Morandi, per avere percorso nei due anni e passa prima dell’inaugurazione del nuovo ponte qualche chilometro di strada in città o in porto, a prescindere dal percorso e dal traffico.
TRAFFICI E OCCUPAZIONE SACRIFICATI PER UN INTERESSE POLITICO-ELETTORALE / 14 Aprile 2022
Il Governo ha risposto a una interpellanza parlamentare del deputato PD Andrea Romano circa la dislocazione dei depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia affermando che non ci saranno conseguenze negative né per i traffici né per l’occupazione. Il Governo ha risposto così sulla scorta dei dati che gli ha fornito il Presidente Signorini con la delibera presa il 30-12-2021 per approvare il trasferimento dei depositi preteso dal Sindaco Bucci per mantenere la promessa elettorale di liberare il quartiere di Multedo prima della sua ricandidatura. Una pretesa evidentemente ineludibile da parte del funzionario Signorini che ha come principali sponsor per la carriera il Presidente della Regione Toti e lo stesso Bucci. Anche a costo di tradire il suo mandato istituzionale di servire agli interessi pubblici e privati del porto che si fondano principalmente sui traffici e sull’occupazione.
Signorini in buona sostanza scrive: 1) insediare i depositi chimici a Ponte Somalia non farà perdere traffici, anche perché Grimaldi, il principale armatore cliente, usa solo la “scassa” (la rampa ricavata sul bordo della calata per poggiarvi il portellone della nave) in Calata Tripoli alla radice ponente di Ponte Somalia, che non sarà compresa nell’area dei depositi; 2) pertanto non ci saranno effetti negativi sull’occupazione.È vero che Grimaldi utilizza per imbarcare e sbarcare quella “scassa”, ma le navi per tutta la loro lunghezza accostano comunque per buona parte della lunghezza del lato ponente del ponte che sarà occupato dai depositi chimici (lunghezza di nave Grimaldi classe Eco 238m, lunghezza del lato ponente 400m). A questo proposito, nella “Relazione tecnica e di sicurezza” di Superba Srl per la delocalizzazione dei depositi presentata l’11-10-2021 all’Autorità portuale c’è scritto: «Riguardo le navi cisterna si segnala che la tipologia di attività svolta in banchina (imbarco/sbarco di prodotti liquidi pericolosi) rende preferibile l’utilizzo di banchine dedicate; è quindi sconsigliabile l’impiego di aree portuali e zone di banchina in couso per attività diverse dalla movimentazione di prodotti liquidi» (pag.3.).Inoltre, l’area di banchina e di accesso a Ponte Somalia al servizio dei traffici attuali che si svolgono alla radice dello stesso è di 60mila mq, pari al 30% dell’intera concessione in uso al Terminal San Giorgio (TSG). Il 70% è al servizio dei traffici che si svolgono a Ponte Libia. Pertanto, i trailer e i container che oggi si movimentano a Ponte Somalia, che arrivano al 39% del traffico del compendio Libia-Somalia, non avrebbero più aree di sosta, di accesso e di circolazione, occupate dai serbatoi chimici. Come farebbero dunque le navi a operare alla “scassa” senza un retroterra operativo?
Signorini pretenderebbe dunque di liquidare il problema dei depositi e di Grimaldi con la “scassa” e al Ministero se la bevono, fidandosi del loro ex funzionario, tanto che il Governo la inserisce come soluzione-chiave nella risposta in Parlamento. Per inciso Grimaldi, che Bucci ha invitato letteralmente a arrangiarsi (“Grimaldi faccia un’istanza o s’accordi con un altro terminal”), nel 2021 ha fatto arrivare nel porto di Genova 546 navi, il 73% del traffico del terminal San Giorgio, pari addirittura al 10,4% del totale delle navi di qualsiasi tipo del porto di Genova (nel 1° trim del 2022 è salito al 12,9%!).Infine, sull’occupazione. A Ponte Somalia e al Libia operano in permanenza 200 lavoratori tra dipendenti del TSG e soci della CULMV. Superba e Carmagnani hanno 50 dipendenti in due. Ci sono poi i servizi tecnici-nautici da contare (nello 2021 le chimichiere approdate a Multedo sono state 88, appena il 30% delle navi che toccano Ponte Somalia) mentre le tonnellate di prodotti chimici movimentate in tutto il porto sono state meno del 10% del traffico di merci varie nel solo TSG, per non parlare dell’indotto trasportistico e logistico, che non si sta nemmeno a comparare, data l’evidente differenza quantitativa in termini di valore aggiunto economico e sociale tra il traffico di merce in container e su rimorchio e quello di rinfuse liquide in tubazione.
Ma Signorini ama concludere: i grandi porti come Rotterdam hanno il porto chimico, perché Genova no? Glissiamo sul fatto che Rotterdam è il più grande porto europeo e movimenta un numero di container quanto l’Italia intera e che in particolare ha una superficie oltre 5 volte Genova, segnaliamo solo che abbiamo già un porto chimico operativo e sicuro, a Multedo. Qui si tratta di riposizionare dei depositi costieri, o non lontani dal porto chimico o da un nuovo approdo specializzato ma senza interferenze e penalizzazioni di altri traffici. D’altro canto, Signorini la soluzione ce l’aveva in tasca, nell’area dell’ex carbonile ENEL, dismessa dall’uso industriale, pubblica e libera, con il progetto già in corso della stessa Superba Srl e a sue spese private. Tuttavia, inopinatamente Signorini quell’area l’ha concessa a Spinelli, grande elettore di Bucci e finanziatore di Toti, forse perché di “scasse” se ne intende come nessun altro nel porto di Genova.
UN DIBATTITO PUBBLICO O UNA PRESA PER I FONDELLI? / 15 Febbraio 2022
Il Presidente dell’Autorità di sistema portuale (AdSP) Signorini, più realista del re ossia del Sindaco-Commissario Bucci, ha risposto in prima persona al candidato Dello Strologo attraverso i media a proposito della ricollocazione dei depositi chimici: “Pensare politicamente che potranno esserci sempre nuove prospettive è ammissibile, ma dal punto di vista dell’AdSP, che lavora a questo trasferimento da tre anni non siamo in questo momento in condizione di dire: fermiamo ponte Somalia e pensiamo a nuove prospettive “. Nel diritto, è ammesso che l’imputato menta, mentre il testimone deve dire la verità, pena le conseguenze di legge. I politici, come un sindaco, sono come gli imputati, essi possono mentire, saranno gli elettori a giudicarli. Ma un funzionario pubblico è come un testimone, deve dire la verità perché risponde solo alla legge, e guai se non spende i soldi pubblici in maniera coerente.
L’AdSP nel 2020 ha speso 90.000 euro di soldi pubblici per organizzare un dibattito pubblico per la ricollocazione dei depositi chimici da Multedo, affidando l’incarico all’Università di Genova. Al “pubblico” sono state proposte 4 ipotesi localizzative esaminate in uno studio anch’esso affidato con soldi pubblici dall’AdSP a una società di consulenza. Ma nessuna delle 4 soluzioni prospettate era Ponte Somalia.
Due ipotesi, Cornigliano-Zona ILVA e Cornigliano-Attuale Diga Foranea, sono state scartate perché giudicate con elevati livelli di criticità. Contemporaneamente era in corso la progettazione della Nuova Diga Foranea. Nonostante una previsione di costo di costruzione senza precedenti di 1,3 mld di euro, al Presidente Signorini non è venuto in mente di prevedervi, neanche in via di ipotesi, la ricollocazione dei depositi chimici. Tanta era la fretta dell’AdSP di progettarla per permettere al nuovo terminal di Calata Bettolo di operare a regime, avendolo appena consegnato a MSC in pompa magna ma privo di piena agibilità nautica, dopo 20 anni di lavori e la spesa di oltre 200 mil di euro pubblici.
Tuttavia, le altre due delle 4 ipotesi presentate al dibattito pubblico, secondo lo studio, presentavano “le risorse maggiori per l’attuazione della rilocalizzazione dei depositi”: Terminal Messina e Ex Carbonile ENEL. Il Terminal Messina è una concessione in corso e un terminal pienamente operativo. L’Ex Carbonile invece era nella piena disponibilità dell’AdSP. Ebbene, che cosa fa l’AdSP? Non lo concede a Superba con la stessa urgenza che sta usando a Ponte Somalia per liberare al più presto gli abitanti di Multedo. Lo mette invece a gara e Superba perde (sic!), mentre vince Spinelli che confina con il suo terminal. Spinelli ha 150.000 mq, per cui i 7.000 mq del Carbonile costituiscono neanche il 5% della sua concessione, mentre per Superba avrebbero rappresentato il 100% del necessario. Appena ricevuta la nuova concessione per 3 anni, Spinelli ha detto pubblicamente che se non gliela allungano e non gli danno anche gli altri 20.000 mq della ex concessione ENEL lui non spenderà un euro per un’area che da sola non gli conviene.
Sul sito dell’AdSP si possono ancora leggere le 4 ipotesi che non comprendono Ponte Somalia (vedi immagine).
Ma recentemente l’AdSP ha aggiunto un’appendice al sito, con la seguente notizia: “la rilocalizzazione dei depositi a Ponte Somalia è diventata ipotizzabile successivamente alla conclusione del percorso dialogico”, pertanto l’AdSP ha ritenuto di “esplicitare la possibilità di considerare quell’area soprattutto per favorire la rilocalizzazione nel tempo più breve possibile”. Testuale: “nel più breve tempo possibile”! Esattamente l’opposto: l’ex carbonile era immediatamente disponibile e per esso Superba aveva già fatto il progetto e il business plan (si può vedere ancora sul loro sito web), mentre a Ponte Somalia ci sono due concessioni in atto pienamente operative, per cui ci vorranno anni. Nell’Ex Carbonile l’occupazione degli addetti ai depositi chimici di Superba sarebbe stata aggiuntiva, a Ponte Somalia il saldo tra i nuovi addetti e l’espulsione dei precedenti darà un saldo negativo di almeno 50 unità di lavoro.
L’AdSP non ha mai spiegato pubblicamente perché non ha concesso l’ex carbonile a Superba.
L’AdSP nell’appendice ha anche scritto che “la possibilità di rilocalizzazione presso Ponte Somalia, pur non discussa nell’ambito del dibattito pubblico, è stata oggetto di confronto in due occasioni”, intendendo gli incontri del Sindaco a Multedo e Sampierdarena dello scorso dicembre. Un riferimento che definirlo beffardo e derisorio è un eufemismo.
Da quando a un funzionario pubblico è permesso prendere per i fondelli il popolo sovrano?
LO STRANO CASO DI BUCCI SINDACO E COMMISSARIO / 3 Gennaio 2022
Abbiamo aspettato qualche giorno per vedere se Giorgio Carozzi, giornalista in pensione, rappresentante il Comune di Genova nel Comitato di Gestione dell’Autorità portuale, si sarebbe dimesso. Si è infatti astenuto nella votazione sullo spostamento dei depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia nel porto di Sampierdarena, decisione che sinora Bucci ha sostenuto a spada tratta. Carozzi non ha motivato pubblicamente il suo voto, né Bucci lo ha commentato. Tuttavia, non ha licenziato Carozzi come ci si aspettava. Come mai?
Gira una idea bizzarra, che sia stato lo stesso Sindaco a decidere l’astensione di Carozzi, spaventato per la piega dispotica e insensata assunta dalla vicenda. Un’ipotesi fantastica che trova tuttavia un certo riscontro. Fantasia per fantasia, pare che Bucci-Sindaco, preoccupato per la sua popolarità per la quale il Sindaco deve mostrarsi come un “piccolo Padre” giusto e generoso con tutti i sudditi, puntasse alla bocciatura della delibera irritato per la protervia e l’arroganza di Bucci-Commissario nei confronti dei cittadini di Sampierdarena, anche perché questi ultimi ammontano almeno al doppio di quelli di Multedo. Se a Multedo a celebrare l’annuncio dello spostamento dei depositi era andato Bucci-Sindaco, a Sampierdarena a sconfessare il Municipio e a castigare i comitati dei cittadini era andato il terribile Commissario.
Il Commissario straordinario è dotato di poteri straordinari per cui non deve chiedere mai e a nessuno. Se non ci credete, leggete quello che in un recente Decreto Bucci-Commissario ha scritto del proprio ruolo: «La previsione di realizzazione delle opere previste nel Programma Straordinario sostituisce ai fini regolatori, urbanistici ed edilizi ogni ordinario procedimento di programmazione e approvazione finalizzato alla localizzazione e realizzazione delle opere portuali prevista dalle norme ordinarie. In deroga ad ogni diversa disposizione di legge, l’approvazione da parte del Commissario del Programma Straordinario sostituisce, ad ogni effetto di legge, ogni autorizzazione, parere, intesa, visto e nulla osta occorrenti per recepire le opere del Programma Straordinario nel vigente Piano Regolatore Portuale di Genova e nei vigenti strumenti urbanistici portuali e comunali in cui le opere vengono recepite senza alcuna ulteriore attività deliberativa discrezionale».
Insomma, fatto fuori il Porto e tutta la legislazione e amministrazione portuale con un semplice decreto da Bucci-Commissario, Bucci-Sindaco forse teme ora che il suo alter ego tirannico possa sbarazzarsi anche del Comune, come un Mr Hyde fuori controllo.
Per arrivare al suo scopo di rovesciare il tavolo del Comitato di gestione prima che sia troppo tardi, Bucci-Sindaco contava ingenuamente sull’integrità morale del rappresentante del Comune di Savona Rino Canavese nel Comitato di gestione e sul rigore amministrativo del Presidente Signorini. Essendo infatti 5 i membri del Comitato tutti presenti e la maggioranza richiesta dei presenti, quindi di almeno 3, dato che Carozzi e il Comandante della Capitaneria di porto si sarebbero astenuti, Bucci-Sindaco si aspettava che Canavese, che nella sua vita professionale lavora al soldo del Gruppo Gavio, una delle parti cruciali nella vicenda, si astenesse a sua volta o uscisse dalla stanza. Con ciò, i due voti di Signorini e del rappresentante della Regione non sarebbero stati sufficienti e la delibera non sarebbe passata. Invece Canavese ha votato con assoluta indifferenza a favore, mentre Signorini, affiliato al tremendo Bucci-Commissario che con la generosa cassa e la struttura commissariale lo ha affrancato da ogni preoccupazione, ha validato il verdetto con il suo voto. In trance per il suo zelo, Signorini cercando di dimostrare ancor maggiore dedizione a Bucci-Commissario ha aggravato la situazione con due affermazioni che hanno dato un colpo forse mortale alle aspirazioni residue di Bucci-Sindaco. In primo luogo, ha detto che per verificare la fattibilità del progetto occorreranno 3 mesi e considerata l’improbabilità che riceva tutte le autorizzazioni, il verdetto dell’insuccesso arriverà proprio poco prima delle elezioni, e questo non piacerà agli elettori di Multedo e d’altra parte non riconcilierà quelli di Sampierdarena. Poi, per sentenziare da autorevole Presidente del maggiore porto italiano con la competenza che una tale carica impone, Signorini ha detto chiaro e tondo che bisogna sicuramente fare il polo chimico nel porto di Genova perché anche Rotterdam ce l’ha. Rotterdam, sì, quel porto in Nord Europa che ha una superficie 5 volte quella di Genova, è circondato da una area industriale altrettanto vasta e movimenta 15 milioni di container. Un paragone che ha mostrato anche in Signorini una preoccupante duplicità: lo fa o lo è?
LA CLESSIDRA DI BUCCI E DI SIGNORINI E QUELLA DEGLI ABITANTI DI MULTEDO / 31 Dicembre 2021
A proposito dello spostamento dei depositi chimici in porto a Ponte Somalia dal quartiere di Multedo sostenuto dal Sindaco Bucci, Signorini in una intervista al Secolo XIX ha detto che “la clessidra del tempo che scorre non è neutrale per il Primo cittadino come lo è per tutti gli altri”. Non vogliamo credere che Signorini pensasse rozzamente al Sindaco quale candidato alla prossima rielezione, con la necessità di chiudere la pratica entro il suo mandato avendolo promesso ai cittadini di Multedo. Signorini probabilmente voleva suggerire la responsabilità del Sindaco per la sicurezza dei suoi cittadini.
Tuttavia, sono passati quattro anni e mezzo da quando Bucci è stato eletto Sindaco e pare avere aspettato gli ultimi 6 mesi scarsi della sua clessidra per ricordarsi della sicurezza di Multedo. D’altro canto, stabilito che i depositi andassero in porto, la decisione pratica spettava a Signorini e con essa la condivisione della clessidra. Il tempo nelle sue mani, del resto, scorre da altrettanti anni del Sindaco. Signorini – quasi a confessarsi – nella intervista ha detto che trovare una soluzione per i depositi non è facile. Non per motivi autorizzativi ma per colpa del fatto che nel porto di Genova tutte le banchine sono già occupate e per trovarne una libera occorre la disponibilità di un concessionario a farsi da parte.
Ma qui Signorini non dice la verità (meno che mai il giornalista in versione “ufficio stampa di Palazzo San Giorgio” glielo ha fatto notare). A parte che l’Autorità portuale (con Signorini Commissario oltre che Presidente, quindi con poteri straordinari) sta spendendo 1,3 miliardi euro pubblici per ampliare il porto e non gli è venuto in mente di verificare in progetto una sede alternativa ai depositi, c’era eccome un’area libera, appena dismessa dall’ENEL, a ridosso dalla Centrale anch’essa dismessa. La società Superba Srl, proprietaria dei depositi di Multedo l’aveva regolarmente richiesta, aveva presentato il progetto persino a Primocanale (il rendering si trova sul sito web della società). Siccome quell’area era diventata di fatto una “banchina pubblica”, libera, Signorini ne poteva disporre per procedere alle verifiche, considerato altresì che si trova all’inizio del cono aereo, di fronte al tratto di diga che verrà allargato e più distante dalla città. Tutto era perciò pronto per la soluzione che andava solo spiegata ai cittadini (in maniera seria e credibile, non con la farsa del dibattito pubblico affidato all’Università e abortito). Signorini poteva agire d’ufficio a favore dell’urgenza reclamata dalla clessidra del Sindaco. Ma quella area è adiacente al Genoa Port Terminal del Gruppo Spinelli che l’aveva reclamata da par suo, anche se aggiunge meno del 5% alla sua attuale concessione. Insomma, 5% per Spinelli contro 100% per Superba + 100% di soluzione del problema Multedo. Eppure, Signorini ha messo a gara la concessione e Spinelli ha vinto grazie a un piano d’impresa che dovrebbe per legge contenere investimenti per aumentare i traffici e l’occupazione. Tuttavia, siccome la concessione è stata data solo per 3 anni, Spinelli, incazzatissimo, alla faccia della legge e di Signorini ha dichiarato alla stampa: “di certo noi non investiremo soldi con il rischio di perdere tutto in 36 mesi”. Non ci risulta che ci siano state reazioni da Signorini né mai Bucci è intervenuto in questa vicenda tantomeno con il tono perentorio e autoritario con cui si è espresso dopo a proposito della soluzione di Ponte Somalia. Quindi si è buttato via un’opportunità in cambio di niente, se non impedire i depositi in un’area di interesse di Spinelli. A meno che domani non si impugni la concessione a Spinelli inadempiente o non lo si proroghi alla scadenza, purché a Palazzo San Giorgio governi ancora un po’ di senso dello Stato e dell’interesse pubblico.
Tutto questo accadeva a maggio 2021, qualche settimana prima che – secondo Bucci e Signorini – si realizzasse l’accordo tra il Gruppo Gavio proprietario della concessione su Ponte Somalia e la stessa Superba rimasta orfana dell’area ex ENEL. Non sappiamo come sia andata veramente, in attesa magari che qualche giornalista con il gusto professionale della notizia faccia le giuste domande a Bucci e Signorini, oppure che la Procura vada a dare un’occhiata alle carte o ascolti le conversazioni al ristorante dei protagonisti. Forse basterebbe chiedere al membro del Comitato di gestione Canavese, da 10 anni al soldo del Gruppo Gavio, che ha partecipato candidamente alla decisione a favore di Ponte Somalia.
Resta sciaguratamente il fatto che per gli abitanti di Multedo la clessidra del “rischio rilevante” e dell’ansia che si protrae da 30 anni dopo la terribile esplosione che uccise 4 lavoratori avrebbe potuto finire di scorrere davvero con la soluzione nell’area ex ENEL e in tempi molto rapidi. Mentre questa farsa di Ponte Somalia rischia di trascinarsi e di prolungarla per anni, ma a elezioni fatte e a Sindaco rieletto.
Adda passà a nuttata.
OGGI IN PORTO SI RIUNISCE PER DECIDERE SUI DEPOSITI CHIMICI IL COMITATO DI GESTIONE: DI QUALI INTERESSI? / 30 Dicembre 2021
Nella delibera sull’istanza di Superba Spa sta scritto che “il Terminal San Giorgio S.r.l. ha dato la propria disponibilità a consentire la delocalizzazione del deposito costiero a Ponte Somalia con le conseguenti modifiche del rapporto di concessione che ha in corso”.
Trattandosi di aziende private è pensabile che il GRUPPO GAVIO proprietario del Terminal San Giorgio abbia definito un proprio interesse economico nell’acconsentire alla perdita di una parte cospicua della sua concessione. Il Terminal San Giorgio ha avuto anni fa – e di recente gli è stata prorogata – la concessione pubblica di Ponte Somalia grazie a un piano di impresa che per legge doveva prevedere aumento di traffici e occupazione. Oggi la rivende privatamente, a un valore sicuramente conveniente nel suo ovvio interesse privato, a un nuovo concessionario che promette meno traffici e meno occupazione. Senza che sia prevista alcuna penale per il Terminal San Giorgio, anzi con l’assenso inopinato dell’Autorità portuale che ha definito “strategica” questa operazione solo perché richiesta dal Commissario Bucci (sic!). Oppure il Gruppo Gavio si attende di essere diversamente ricompensato in altri ambiti dei molteplici affari che gestisce, tra cui alcuni interessanti i progetti di opere pubbliche finanziati nell’ambito del Programma per il porto di Genova gestito dallo stesso Commissario straordinario?
Chissà cosa ne pensa Cristoforo “Rino” Canavese, uno dei 4 membri del Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Ligure occidentale (porti di Genova e Savona) in rappresentanza del Comune di Savona, che oggi parteciperà alla decisione. Canavese ha già preso parte giorni fa alla decisione “tecnica” a favore dell’ATF (Adeguamento Tecnico Funzionale) di Ponte Somalia richiesta da Superba Spa per spostarvi i depositi chimici. Oggi prenderà parte alla decisione “politica” sull’istanza della stessa Superba per subentrare nella concessione al Terminal San Giorgio di proprietà del GRUPPO GAVIO.
Ce lo domandiamo perché Canavese attualmente è CONSIGLIERE DI AUTOSTRADA DEI FIORI SPA, CONTROLLATA DAL GRUPPO GAVIO. Inoltre è PRESIDENTE DI CENTRO INTERPORTUALE MERCI SPA DI NOVARA E CONSIGLIERE DI INTERPORTO DI VADO (VIO): di entrambi il GRUPPO GAVIO è socio di minoranza e Canavese ne è il rappresentante nei Consigli di amministrazione.
IL SINDACO BUCCI, CHE NON DEVE CHIEDERE MAI, ALLA RESA DEI CONTI / 28 Dicembre 2021
Bucci tira dritto, titolano stamattina i media. È vero, Bucci va avanti ma forse non si è accorto di essersi avviato su una china che presto lo porterà alla resa dei conti giudiziaria, prima che politica e elettorale. Trascinandosi dietro il Presidente dell’Autorità portuale (AP) Signorini che appare ogni giorno di più un pupo silente nelle sue mani e con lui il porto di Genova, il maggiore porto nazionale, trasformato in una servitù della città.
Bucci ha dichiarato che non esiste altra soluzione di Ponte Somalia per i depositi chimici.
Ma nel corso del 2019, l’AP ha affidato una consulenza (ATI SINDAR-Righetti&Monte Associati) per lo studio relativo alla delocalizzazione e trasferimento dei Depositi chimici dall’area di Multedo in ambito portuale (come rivelato da un articolo comparso su Ship2Shore del 24-9-20). Lo studio, condotto rispetto a diversi profili (urbanistico, rischio, ambientale) si è concluso a novembre 2019 ed ha portato alla identificazione di due aree potenzialmente idonee: l’area Ex Carbonile e il Terminal Messina. La seconda ipotesi (area Messina) ha avuto una appendice in un ulteriore studio che ha indicato la necessità di una integrazione del Piano di Rischio Aeroportuale del Comune di Genova, delibera presa dalla Giunta comunale che è stata impugnata dall’ENAC per non essere stata nemmeno consultata. Perché anche in quella occasione Bucci ha tirato dritto ma ha dovuto sbattere la faccia contro la legge. La prima ipotesi (area ex carbonile ENEL) invece è stata messa a gara da Palazzo San Giorgio ed è finita come annunciato nelle mani di Spinelli. Superba non solo aveva fatto istanza ma addirittura pubblicato il progetto di insediamento, interamente a suo carico, senza un euro di spesa pubblica su una superficie di appena 7000mq di un sito industriale dismesso a una distanza dalle residenze doppia e defilata rispetto a Ponte Somalia. Ma a Spinelli non si dice mai di no e in quel tratto di porto dominano i suoi interessi.
La soluzione diversa e migliore di Ponte Somalia non solo c’è, ma era già stata trovata.
Però Bucci aveva deciso per l’area Messina anche se con tutta evidenza era improponibile per il costo dell’indennizzo all’attuale concessionario, per la sua vicinanza alla città (Fiumara) e per i vincoli ENAC. È parso che Bucci aspettasse solo che l’AP concedesse a Spinelli l’ex carbonile e così non restasse altra soluzione. Inoltre, non è stata nemmeno presa in considerazione da nessuno dei “lungimiranti” Commissari che oggi ci governano, la soluzione innovativa di progettare un sito insieme alla nuova diga, nonostante 1,3 miliardi di investimento pubblico che restano così ridotti a servire all’unico beneficio di fare entrare in porto le meganavi portacontenitori, le quali se occorre già oggi vanno a Prà e a Vado Ligure.
Bucci ha alzato il prezzo del misfatto dichiarando di non badare a spese, né a offerte di posti di lavoro pur di mettere i depositi a Ponte Somalia.
Ha promesso agli abitanti di Multedo come Commissario il casello autostradale nuovo e come Sindaco di comprare le aree degli attuali depositi (da chi?) per farne un parco urbano. Agli abitanti di Sampierdarena, ai quali deve fare digerire oltre ai depositi chimici i transiti di migliaia di camion e carri ferroviari, ha promesso 130 milioni di opere pubbliche subito, come Commissario e/o come Sindaco, oltre alla copertura futura di lungomare Canepa. A Superba ha promesso 30 milioni per il trasferimento, non richiesti dalla società – diciamo gratis! – di cui 10 dal Governo ma 20 milioni offertigli (anche questi gratis!) dal bilancio di Palazzo San Giorgio. In nome di quale interesse del porto Signorini versa 20 milioni lo deve ancora spiegare, visto che perderà milioni di tonnellate di merce varia ad alto valore aggiunto ricavandone un decimo di sostanze chimiche rischiosissime per la salute e l’ambiente, inoltre perderà il doppio di posti di lavoro rispetto a quelli guadagnati. E a proposito di posti di lavoro, Bucci nelle interviste, pensa di cavarsela affermando che “il porto è in crescita e che ci sarà lavoro per tutti” (purtroppo i dati dell’AP certificano l’esatto contrario) e che il Comune “si impegna a assumere nelle sue Partecipate 70 portuali della CULMV”, tra interinali e inidonei. Con ciò contraddicendosi due volte: si tratterà di esuberi e non di nuova occupazione, mentre che ciò avvenga davvero, non con contratti a tempo e non da parte delle società in appalto invece che delle “partecipate”, non sarà materia solo di vertenza sociale e sindacale, ma soprattutto di diritto del lavoro.
O il Sindaco nel suo delirio di onnipotenza dispone anche per il mercato del lavoro privato?
BUCCI ASPIRANTE PODESTA’ / 18 Dicembre 2021
Signorini, in quanto Presidente del porto, per giustificare il suo accordo all’istanza del pernicioso trasferimento su Ponte Somalia a Sampierdarena dei depositi chimici di Multedo presentata da Superba&Carmagnani, ha dichiarato laconicamente: «Recepiamo le decisioni del Commissario Bucci». Bucci per parte sua, per liquidare le legittime istanze alternative presentate da altre imprese portuali, ha dichiarato che quegli spazi a favore di Superba sono stati identificati con «una lettera del Sindaco all’Autorità portuale». Poi, ha indicato i milioni per il trasferimento ricavati nel Piano straordinario di cui è il Commissario, ma né lui né Signorini hanno detto che 20 dei 30 milioni provengono direttamente non da Autostrade o da altre prebende dal cielo, ma dal bilancio del Porto.
Bucci-Commissario e Bucci-Sindaco, le due carte vengono di volta in volta fatte ruotare nelle mani di Signorini, in un conflitto istituzionale di ruoli e di interessi senza precedenti, mentre la “carta vincente”, quella di Bucci-Candidato resta abilmente nascosta al “pollo”, ossia il cittadino genovese. Purtroppo, nel silenzio attonito della struttura amministrativa portuale e delle altre istituzioni e nella mera perplessità delle parti sociali, mentre i media propagano storie inaudite. Come quella che il problema occupazionale conseguente alla creazione del “polo chimico” a Ponte Somalia sarebbe circoscritto alla perdita delle chiamate della CULMV, come se i 130 addetti di TSG e Forest e quelli dell’indotto espulsi non esistessero. E come se davvero – lo ha dichiarato sfacciatamente ai media Signorini – i 90 soci CULMV in esubero finissero a lavorare per le cooperative in appalto dalle aziende partecipate del Comune (chi glielo ha detto, il Sindaco o il Commissario o il Candidato?).
Della “lettera” di Bucci d’altro canto non si ha notizia, sarebbe interessante leggerla. È un atto monocratico? Visto che nessun organo collegiale di governo del Comune si è espresso in merito, e che di fronte alle domande dei consiglieri di opposizione Bucci si è limitato a prendere l’impegno di riferire alla competente commissione entro il 28 febbraio 2022! E al Municipio Centro Ovest che si oppone al trasferimento ha risposto: «Sono io che prendo le decisioni, il Municipio è un ufficio del Comune». Quel Municipio, secondo la legge nazionale e lo statuto del Comune, che invece è un “organismo del decentramento politico – amministrativo e strumento di partecipazione” eletto dai cittadini. E ai Sampierdarenesi infine: “Sono il Sindaco di tutti e anche questa volta prenderò la decisione giusta». Dichiarazioni che suonano da pseudo Duce o meglio da aspirante Podestà.
Fino a quando la comunità civile, economica e sociale di Genova, città democratica e primo porto nazionale, sopporterà questa farsa?
CHI CI RICAVA E CHI CI PERDE? CON LA DECISIONE DEL COMMISSARIO BUCCI E DEL SUO FUNZIONARIO SIGNORINI DI SPOSTARE I DEPOSITI CHIMICI A PONTE SOMALIA / 14 Dicembre 2021
RICAVI
-GRUPPO SPINELLI, che ha preteso l’ex carbonile ENEL, altrimenti destinato a ospitare i depositi chimici, in attesa di ricevere il resto dell’area in maniera da comporre un unico terminal in concessione con quello delle Rinfuse già ottenuto per 30 anni, in probabile previsione di vendere le quote anche del Terminal contenitori, di cui ha ottenuto proroga sino al 2054, con le plusvalenze che gli deriveranno dalle rendite pluridecennali delle proroghe ottenute.
-GRUPPO PIR-OTTOLENGHI, che pretende la concessione di Ponte Somalia per i depositi chimici pari a 77.000 mq (10 volte l’ex carbonile), al canone minimo e con i costi di trasferimento (30 milioni) pagati dallo Stato. Il Gruppo PIR impiega in Superba a Multedo 25 addetti (fonte INPS-CCIAA). Nel caso di trasferimento anche di Carmagnani, si aggiungono altri 25 addetti (fonte INPS-CCIAA), per un totale di 50 addetti.
-GRUPPO GAVIO, attuale proprietario del Terminal San Giorgio che opera su Ponte Somalia, che sarà com’è logico ricompensato dal Gruppo PIR e magari indennizzato da Signorini (oppure da appalti edili nelle tante opere pubbliche in corso di approvazione senza gara grazie al modello Genova). Sulla attuale concessione ha scarsi margini di profitto subendo la pressione tariffaria dell’unico cliente Grimaldi Lines (fonte bilanci CCIAA). Siccome per Gavio la concessione residua con il solo Ponte Libia non è sufficiente a restituire profittabilità all’impresa, è probabile che egli la venderà allo stesso Grimaldi che reclama da tempo una sua concessione.
-GRUPPO COSULICH, che sta investendo nel bunkeraggio di GNL. In un’intervista Augusto Cosulich ha detto di sperare che, “come ci sembra di aver capito dal sindaco” (sic!), a ponte Somalia “possano trovare anche spazio i depositi di GNL di cui potremo usufruire col Gruppo PIR o con Autogas”.
-GRUPPO AUTOGAS, di proprietà del presidente di Confindustria Umberto Risso che giorni fa si era espresso in termini assoluti e perentori per i depositi a Ponte Somalia dichiarando arrogantemente (sentendosi forse i ricavi già in tasca): “Basta lamentele da lavoratori e residenti. In porto il lavoro non manca e la sicurezza non è in discussione”.
Per inciso, a parte il Gruppo PIR, da fonti di stampa gli altri beneficiari risultano essere stati tutti finanziatori del Presidente della Regione Toti, il quale a sua volta finanzia il Sindaco Bucci.
-Ricavi da traffici: rinfuse liquide chimiche movimentate in previsione ottimale (non prima di 10 anni) da Superba&Carmagnani: 300/400.000 tonnellate/anno, con un numero navi non dichiarate ma comunque marginale (fonte atti AdSP).
COSTI
-Perdita di merce varia movimentata da TSG e Forest, pari a circa 5 milioni di tonnellate/anno, su circa 600 navi (fonte dati AdSP).
-Perdita di lavoratori dipendenti TSG-Gruppo Gavio e Forest-Gruppo Campostano: 124 addetti (fonte dati INPS-CCIAA) (oltre a indotto di servizi tecnico-nautici, forniture navali, amministrazione pubblica, guardianaggio, trasporti)
-Perdita di lavoratori CULMV mediamente impiegati a tempo pieno nel 2019 da TSG e Forest (pre COVID): 93 addetti (fonte: dati AdSP Genova)
IN CONCLUSIONE
-Da una parte, i ricavi e i benefici sono tutti a favore dei capitali privati.
-Gli unici cittadini beneficiari sono i residenti di Multedo che aspettano da 34 anni la riparazione del tragico danno subito e della rischiosa convivenza protrattasi sinora. Essi non desiderano lo spostamento a Sampierdarena, ma solo lo spostamento dei depositi dal loro quartiere.
-Ci sono anche tra i beneficiari i 50 lavoratori di Superba&Carmagnani che chiedono che non si applichi l’opzione 0 ossia il trasferimento fuori dei confini della città o della regione dei depositi. Ma sta alle autorità pubbliche – Signorini e Bucci lo sono da 5 anni – trovare una soluzione che contemperi le esigenze dei cittadini e dei lavoratori di Multedo con quelli di Sampierdarena e del resto della città, che sono uguali di fronte all’amministrazione pubblica a dispetto di ogni volgare calcolo elettorale.
-Dall’altra, i costi economici e sociali sono tutti a danno dei lavoratori portuali (217 posti di lavoro perduti contro 50) e dell’indotto, oltre che dei traffici e delle attività dell’intero porto, che costituiscono per legge il principale obiettivo dall’Autorità pubblica.
-Infine, il danno ambientale e alla salute pubblica e il gravissimo rischio per la vita dei residenti di Sampierdarena e dei lavoratori del porto, lo stesso sinora corso dagli abitanti di Multedo e semmai aumentato per la maggiore estensione dei depositi e per il rischio di trovarsi sul ciglio della banchina (rischio urto nave) e sulla linea di atterraggio degli aerei (rischio propagazione esplosione).
BUCCI TIRA DRITTO / 13 Dicembre 2021
Dopodomani 15 dicembre, con il procedimento di istanza di Superba ancora aperto (scade il 16 il termine di osservazioni e altre istanze), Bucci pretende che Signorini e un Comitato di gestione indifferente e compiacente (di cui fa parte anche la Capitaneria di porto), approvino praticamente d’ufficio l’ATF (Adeguamento Tecnico Funzionale) del regolamento portuale per permettere l’arrivo di navi chimiche a Ponte Somalia, in attesa entro la fine dell’anno di dare la concessione a Superba per trasferirvi i depositi, chiudendo così il suo ennesimo spot elettorale a spese della stessa Autorità di sistema portuale, al solo beneficio dei proprietari di Superba, al prezzo di 200 posti di lavoro di portuali dei terminal San Giorgio e Forest e della CULMV.
Unico argine sinora a questa empietà i residenti di Sampierdarena con il Municipio Centro Ovest, che ricordano cosa successe nel 1987 ai loro concittadini di Multedo.
Questa la cronaca dell’epoca e le promesse di allora: chiusura dei depositi Carmagnani e Superba di Multedo, e richiesta al governo di revocare le licenze. Ma il comune si impegna a fare ancora di più: demolizione del deposito del gas propano liquido fatto costruire da Garrone; cessazione entro il ‘ 90 delle attività della Erg di Garrone in Valpolcevera; un piano per spostare lontano dall’ abitato il porto-petroli.
SIGNORINI SERVITORE DI DUE BUCCI, ANZI TRE / 11 Dicembre 2021
La tracotanza del Sindaco Bucci e di Signorini, Presidente del porto, è senza limiti e sinora purtroppo senza resistenze da parte delle altre autorità pubbliche. Oltre che dagli operatori economici portuali e dalle parti sociali, sinora silenti o quasi, in particolare i sindacati dei lavoratori, quest’ultimi i più penalizzati dal disegno di dislocare i depositi costieri di Superba e Carmagnani dal quartiere di Multedo alla banchina di Ponte Somalia nel porto di Sampierdarena. Chi resiste per ora sono solo i cittadini di Sampierdarena che rifiutano questa nuova servitù che porta loro solo rischi di gravi disastri ambientali senza restituire né maggiore reddito né maggiore lavoro.
Bucci si presenta a questa sfida con una duplice maschera senza che per questo nessuno abbia sollevato l’evidente conflitto di interessi che egli impersona, che la legge sancisce con l’incompatibilità dei due ruoli di Sindaco e Commissario.
Da una parte veste i panni del Sindaco responsabile della salute degli abitanti di Multedo a cui toglie i depositi, ma non della salute di quelli di Sampierdarena dove li trasferisce nel porto antistante, con volumi aumentati del 50% di sostanze altamente infiammabili e tossiche. Dall’altra, veste i panni del Commissario straordinario del piano di sviluppo del porto, per cui ha messo da parte 30 milioni di euro, da prendersi nel bilancio dell’Autorità portuale, per “opere propedeutiche e complementari al trasferimento dei depositi”. Dove? Sino a pochi mesi fa, il Commissario Bucci dichiarava che era in corso un “confronto pubblico” mediato dall’Università e che si era “in attesa dello screening della Regione e del parere del CTR (Comitato Tecnico Regionale)”. Il confronto verteva sulla scelta di siti diversi da Ponte Somalia, mentre di pubblico non ha avuto quasi nulla e in ogni caso è approdato a niente, per assoluta mancanza di volontà di Palazzo San Giorgio di ottenere un risultato partecipato. Degli atti della Regione, d’altro canto, non si hanno notizie. Ora Bucci – Sindaco o Commissario non si mai che maschera abbia quando parla – dichiara che la soluzione è trovata, solo grazie all’istanza di Superba di spostare i suoi depositi chimici a Ponte Somalia.
Signorini stamattina ha rotto il suo imbarazzante silenzio stampa con la frase “Recepiamo le decisioni del Commissario Bucci” per comunicare che entro l’anno approverà l’istanza di Superba per la nuova concessione a Ponte Somalia. Signorini dice che recepisce le decisioni non del Sindaco, verso il quale come Presidente del porto avrebbe pure il dovere di contemperare, ma non sostituire, l’interesse pubblico del porto con quello della città. Signorini recepisce invece le decisioni del Commissario straordinario, concedendogli d’emblée una banchina del porto, su mera istanza del beneficiario privato del provvedimento, a dispetto di tutti gli atti pianificatori e regolatori vigenti, senza che ne derivi alcun beneficio pubblico per lo sviluppo dei traffici e dell’occupazione del porto, tantomeno della sua salubrità, anzi tutto il contrario. Dopo 5 anni di insediamento suo e di Bucci sulle rispettive poltrone, con tutti i poteri nelle loro mani in cui non sono stati capaci di trovare la soluzione alla ricollocazione dei depositi con le procedure ordinarie e partecipate, Signorini ora in quattro e quattr’otto impone la peggiore delle soluzioni perché Bucci non può attendere oltre. Non sono infatti gli abitanti di Multedo che non possono attendere, perché per essi qualsiasi soluzione va bene, ma Bucci il quale pretende solo questa dannata soluzione e la pretende ora, subito.
Il fatto è che il Signorini-Arlecchino in questo frangente deve fare il servitore non di due ma di tre padroni. Perché accanto al Sindaco e al Commissario c’è anche il Bucci che veste i panni del Candidato alle imminenti elezioni del sindaco. Egli deve dimostrare all’elettorato di Multedo di mantenere la promessa e pretende pure di impegnare i 30 milioni sottratti al bilancio del porto per non dovere mostrare l’ennesimo insuccesso del suo personalissimo Modello Genova. Deve inoltre soddisfare gli interessi privati dei proprietari dei depositi dopo avere soddisfatto quelli di altri privati pretendenti dei siti alternativi, com’è il caso di Spinelli nel ex carbonile ENEL dismesso. Visto e considerato che i sindacati sinora tacciono o si limitano a dichiararsi perplessi, e vista l’inettitudine dell’opposizione politica, sulla strada di Bucci restano i cittadini di Sampierdarena. Bucci lo sa ovviamente e li teme, ma ha già dichiarato a chiare lettere che non gli mancano i soldi per comprare il loro consenso a suon di investimenti e opere. Soldi pubblici, scaturiti dalla tragedia, che gli sono piovuti in mano “in quantità mai viste sinora”, ammette Bucci gettando la maschera dell’arroganza. Quella del candidato che si sente già vincente.
BUCCI TRASCINA IL PORTO NELL’AVVENTURA CHIMICA. SIGNORINI FACCIA L’INTERESSE PUBBLICO DEL PORTO O SI DIMETTA / 9 Dicembre 2021
L’operazione politica, smaccatamente elettorale, avviata dal Sindaco Bucci per ottenere dall’Autorità di sistema portuale (AdSP) lo spostamento dei depositi chimici da Multedo nel porto di Sampierdarena, a Ponte Somalia, ha come cardine (meglio dire piede di porco) l’istituto giuridico dell’accordo sostitutivo di concessione demaniale. Superba Srl, proprietaria dei depositi, ha presentato infatti con il sostegno dichiarato del Sindaco una istanza in cui si appella alla legge per ottenere, in via semplificata e rapida tramite un accordo con Palazzo San Giorgio, la concessione di Ponte Somalia in sostituzione del procedimento ordinario. Si tratta di uno strumento volto a favorire l’esercizio della pubblica amministrazione su basi collaborative piuttosto che autoritative. Un esempio è la cessione volontaria in caso di esproprio, in cui il privato lucra un corrispettivo “maggiorato” per la cessione e la pubblica amministrazione ottiene rapidamente l’area dove eseguire l’opera pubblica e si mette al riparo da future impugnazioni. La legge portuale lo prevede (art.18 c4) a determinate condizioni ovviamente, in particolare “senza pregiudizio dei diritti dei terzi” e in ogni caso “nel perseguimento del pubblico interesse”.
Per quanto riguarda i diritti di terzi, a Ponte Somalia ci sono due concessionari che occorre persuadere dell’accordo. Il principale è Terminal San Giorgio (TSG) del Gruppo Gavio che opera su Ponte Somalia e Ponte Libia, che da fonti di stampa si sarebbe già accordato con Superba a un qualche prezzo e/o in cambio di una partecipazione nel nuovo affare. Di Forest del Gruppo Campostano che occupa una porzione in testa al Somalia sinora non si parla. TSG opera circa la metà delle navi a Ponte Somalia. Da qualche anno non gode di buona salute, i traffici sono in calo e così il fatturato, il bilancio si tiene in equilibrio grazie alla produttività della manodopera diretta e della CULMV. Così stando le cose forse a Gavio conviene “vendere” a Superba, d’altro canto non può sostenere l’impresa di terminalista solo con il Ponte Libia, per cui con l’occasione potrebbe “vendere” anche quest’altra metà di concessione a Grimaldi Group, il suo pressoché unico cliente, che più volte ha detto di volere un suo terminal a Genova. Il piccolo Forest, si dice, ricaverà anch’egli una generosa buonuscita e gli sarà trovata una degna compensazione da qualche parte. Diciamo vendere tra virgolette per sottolineare la facoltà che i concessionari hanno di lucrare sul titolo concessorio, sebbene dietro avallo dell’AdSP, realizzando un mercato del titolo di sfruttamento di una proprietà pubblica di essenziale valore come il demanio portuale. Una volta ottenuta la concessione si determinano posizioni di sostanziale rendita che possono diventare facilmente oggetto di speculazione. Ragione per cui, per esempio, ottenuta una certa durata o proroga della concessione, il suo valore può aumentare dando luogo a elevate plusvalenze. TSG, per esempio, solo due anni fa ha ricevuto una proroga sino al 2032. L’elemento di controllo per impedire tale distorsione è costituito dai piani di impresa che i concessionari devono rispettare col rischio altrimenti di perdere il titolo. Ma sotto questo profilo l’AdSP non esercita colpevolmente delle effettive verifiche, prova ne sono lo stato attuale della concessione di TSG e l’esito che avrebbe se venderà a Superba.
Soddisfatti i “terzi”, almeno quelli noti ossia TSG e Forest, resta la questione del “perseguimento del pubblico interesse”. Dato per non più procrastinabile lo spostamento dei depositi da Multedo che attende dal 1987 quando un’esplosione uccise 4 lavoratori e terrorizzò il quartiere, siamo oggi a riscontrare la volontà politica del Sindaco Bucci di realizzarlo finalmente. Il demanio portuale di Genova, per la sua estensione e versatilità di funzioni industriali e commerciali, è stato oggetto negli anni di indagini e valutazioni per individuare un sito alternativo, senza che l’AdSP a cui tale compito spetta sia stata capace di trovare una soluzione, nemmeno nell’ambito del miliardario progetto della nuova diga foranea e della riorganizzazione delle infrastrutture di collegamento. La stessa Superba ha presentato diverse istanze di ricollocazione, con procedure ordinarie non sostitutive. Tra queste la più probabile era un’area di 7000mq ex carbonile della Centrale ENEL dismessa, senza concessione in vigore. Superba aveva mostrato il progetto e programmato l’investimento tutto a suo carico anche attraverso una campagna mediatica. A un passo dal traguardo, sei mesi fa, l’AdSP ha preso invece la decisione a favore di un concorrente, il Gruppo Spinelli, concessionario del terminal adiacente di 150.000mq, che quindi aumenterà solo del 4% la sua superficie senza alcun incremento significativo di traffici e di occupazione. Nell’occasione non si è affatto sentita la voce del Sindaco, che anzi pretendeva un’altra soluzione all’interno del Terminal Messina alla foce del Polcevera, tramontata di fronte all’autorizzazione ENAC in relazione al vicino aeroporto e ai 100 milioni, secondo fonti di stampa, che Messina avrebbe richiesto come indennizzo all’AdSP.
Per capire che quella dell’ex carbonile era stata una manfrina mentre in realtà ci si preparava a una soluzione di ben altro rilievo per gli interessi in ballo, è bastato attendere la fine di novembre, quando per la fretta del Sindaco di annunciare la realizzazione della sua promessa elettorale e la necessità di impegnare 30 milioni messi da parte in quanto Commissario straordinario a seguito del crollo del ponte Morandi, è saltata fuori come un coniglio l’istanza di Superba per il Ponte Somalia pubblicata con solo 20 giorni per osservazioni e istanze concorrenti, entro il 16 dicembre. Si confrontino le due soluzioni dal punto di vista dell’interesse di Superba: 77milamq a Ponte Somalia contro 7mila mq dell’ex carbonile, 50 anni di concessione, 30 milioni di contributo pubblico e spesa per demolizioni e raccordo ferroviario a carico probabile dell’AdSP, un’intera banchina a disposizione in cui pensare a sviluppi per il proprio business, come il bunkeraggio LNG. Insomma, si cercava una mera ricollocazione di depositi invadenti e pericolosi, invece inaspettatamente si è aperta la strada a un vero e proprio “Porto chimico”, non isolato e blindato come il porto petroli di Multedo, ma in mezzo al porto commerciale, a dispetto di qualsiasi previsione pianificatoria e strategica presente negli atti dell’AdSP e delle regole di sicurezza della navigazione, anzi in aperta contraddizione.
Ma dal punto di vista del Sindaco Bucci, con Ponte Somalia si raggiungerebbe l’obiettivo di liberare finalmente un quartiere della sua città dall’incubo dei depositi chimici e di guadagnarsi i voti per la rielezione. Che lo stesso incubo si trasferisca in un altro quartiere della stessa sua città, il cui fronte sarà a poche centinaia di metri da depositi di sostanze infiammabili e tossiche classificate con il più alto grado di pericolosità, oltre che attraversato da autobotti e ferrocisterne, non pare tuttavia suscitare la stessa premura. Ai voti dei Sampierdarenesi evidentemente ha tempo ancora qualche mese per pensarci.
Ma per ottenere l’accordo sostitutivo non basta il piano di Bucci, esso è di competenza dell’AdSP che sinora si è tenuta disonorevolmente all’ombra del Sindaco. Occorre dimostrare il perseguimento dell’interesse pubblico, non in astratto ma quello del porto, che si compendia nei due pilastri economici e sociali: traffici e occupazione. Sotto questo profilo, l’attività di movimentazione di merce varia oggi esercitata a Ponte Somalia vale 2 milioni di tonnellate di merce contro le 3/400.000 di Superba previste a regime; al Somalia sono impiegati oggi oltre 100 addetti contro i 25 addetti di Superba (a regime 35); TSG e Forest creano valore aggiunto nella filiera tecnico-nautica e delle forniture navali (in funzione del numero di navi servite), nei servizi in banchina e in quelli amministrativi e commerciali in città per le merci, mentre i depositi sono semplici stazioni di passaggio di merce liquida senza alcun processo industriale di trasformazione; infine, Superba pagherebbe un canone irrisorio per le casse dell’AdSP (1,77 euro mq/anno).
L’istanza di Superba appare impresentabile e inaccettabile è conoscere che essa è il frutto di un lavoro fatto in collaborazione con Palazzo San Giorgio. Il Presidente del porto e il Comitato di gestione, che dovranno decidere sull’istanza tra pochi giorni, non omettano di osservare la giurisprudenza del Consiglio di Stato secondo cui “l’accordo sostitutivo si deve rivelare essenziale al fine di raggiungere un equilibrio sull’assetto degli interessi altrimenti non raggiungibile per via autoritativa”. Perché se così fosse, se si dimostrasse che l’AdSP non è stata in grado di fare autonomamente e per via ordinaria il suo mestiere nel perseguire l’interesse pubblico del porto e della città trovando una ricollocazione idonea ai depositi (sono trascorsi 34 anni dal tragico 1987 e 5 da quando Signorini e Bucci sono sulle rispettive poltrone) ma è stata costretta da interessi politici personali a affidarsi all’iniziativa sostitutiva e speculativa dei privati, il suo Presidente dovrebbe dimettersi immediatamente per incapacità e irresponsabilità.
BUCCI E SIGNORINI NEL PORTO DELLE MERAVIGLIE (E DELLA CITTÀ “MERAVIGLIOSA”) / 6 Dicembre 2021
Il sindaco Bucci ha fretta come il coniglio di Alice e trascina il porto nel buco di un’avventura che non ha niente di “meraviglioso” per la città di Genova.
È noto che la decisione di trasferire i depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia, che per legge sarebbe di competenza del Presidente Signorini e dell’Autorità di sistema portuale che sinora tacciono (consenzienti?), deriva dalla sua necessità personale, strettamente politica e elettorale, di mantenere entro l’anno (“I’m late, I’m late, for a very important date” ripete il coniglio nella lingua esibita con vanità dal Sindaco) la promessa di risolvere il problema, impegnando i soldi messi da parte con la rendita finanziaria del ponte Morandi nelle sue personalissime mani di Commissario straordinario. Forse come Commissario, Bucci ritiene di dirigere da solo anche il porto o forse Signorini non ha l’autonomia politica e la statura professionale per affrontarlo. Pertanto, Bucci ha deciso in prima persona e intende comunicarlo prima degli auguri di Natale, data entro la quale ha anche la pretesa che tutti si dichiarino d’accordo: da Palazzo San Giorgio alla Capitaneria di porto, dall’ENAC alla Prefettura, dai residenti di Sampierdarena ai lavoratori del porto, da Confindustria alla CGIL alla CULMV.
Tralasciando gli aspetti di rischio per la navigazione, per i voli aerei e per i lavoratori e la popolazione residente, di cui si dirà in altra occasione e per i quali ci si attende comunque una risposta “indipendente” da parte delle istituzioni preposte, preme sollevare un aspetto che le istituzioni e i media stanno trascurando. Diversamente dal sito dell’ex carbonile ENEL dismesso e in attesa di destinazione, dove i depositi avrebbero trovato la migliore soluzione, sino ad allora anche secondo gli stessi proprietari (in soli 7000 mq e alla maggiore distanza dalle residenze), ma che da Signorini è stato concesso pochi mesi fa a Spinelli sebbene non ne scaturirà alcun valore aggiunto per il porto ma solo per Spinelli, Ponte Somalia invece è sede di un’attività portuale viva sotto il profilo produttivo e lavorativo. Che ne sarà allora di questi traffici commerciali (ro-ro, container, rimorchi, auto) e di questi lavoratori? I media riferiscono che Gavio, proprietario della concessione, potrebbe spostare i suoi interessi come socio nella concessione dei depositi chimici, ma gli attuali traffici e gli attuali lavoratori, diretti e della CULMV, che fine faranno? Si pensa mica che basterà la metà del terminal che opera su Ponte Libia per proseguire nell’attività? Se i traffici, che fanno capo quasi del tutto alle navi di Grimaldi Lines, se ne possono andare in un altro porto, i 200 lavoratori di cui poco meno della metà della CULMV che fine faranno? E i record di produzione di merci del porto promessi da Signorini per giustificare i miliardi di spesa pubblica per ampliare la diga e tutto il resto?
Pertanto, vorremmo domandare al presidente del porto Signorini: perché non hai concesso ai depositi chimici i 7000mq dismessi ed ex deposito di carbone, lontani due volte la distanza di Ponte Somalia dalle case e nel tratto di navigazione più largo grazie alla nuova diga, e a spese dei privati; perché oggi invece assisti consenziente(?) alla concessione ai depositi chimici di 77.000mq di banchina a spese del pubblico, a canone ridotto a una miseria (1,7euro annuo per mq), banchina su cui quest’anno transiteranno circa 5 milioni di tonnellate di merce varia, pari a circa il 15% dell’intero porto di Genova? E del piano di impresa del Terminal San Giorgio in base al quale due anni fa hai prorogato sino al 2033 la concessione a Gavio, lo hai fatto perché credevi negli investimenti e nei risultati produttivi e occupazionali o, come potrebbe venire da pensare anche al migliore intenzionato, per alzare il valore della concessione in una eventuale compravendita? E sui 200 lavoratori in ballo, del loro posto di lavoro, dei loro salari, delle loro famiglie, hai qualcosa da aggiungere? Lo scriverai nel Piano dell’organico dei lavoratori del porto che impunemente continui a non pubblicare nonostante l’obbligo di legge? Se Signorini non risponderà ai media, come suo solito a meno che non si tratti di interviste celebrative della sua Presidenza, il Comitato di gestione vorrà intervenire?
Alice chiese al gatto di Cheshire quale direzione doveva prendere. Dipende più che altro dove vuoi andare, le rispose il gatto.
IL CARISMA DI SPINELLI AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO / 2 Dicembre 2021
L’attesa estensione di durata della concessione al Terminal Rinfuse Genova (TRGe) è stata fatta dall’Autorità portuale. Per 30 anni, “in conseguenza di investimenti” recita la causale della delibera, che a rifletterci vuole dire poco o nulla ai fini della concessione, perché quelli semmai sono i mezzi, ossia la spesa per i fattori produttivi, mentre quello che deve interessare al porto pubblico sono i risultati produttivi e il tornaconto sotto il profilo sociale e economico per il territorio e per la nazione. Sotto questo profilo il piano presentato da TRGe promette un aumento dei traffici su rotabili (ro-ro) nei prossimi 30 anni del 268% mentre sommando gli ultimi 10 anni gli stessi traffici sono cresciuti nel porto di Genova del 13,3% (vedi l’articolo di Andrea Moizo: https://www.shippingitaly.it/…/legato-a-clausola…/ ). Qualunque matricola di Economia marittima penserebbe a un errore di stampa, soprattutto osservando che tra il 2023 e il 2025 la produzione è prevista aumentare dell’83% in due anni, mentre nel 2029 della stessa percentuale addirittura in un anno solo. Grazie, non già a una qualsiasi previsione di esplosione della domanda del mercato, bensì – come spiega la delibera – grazie al progresso nella “realizzazione delle scasse su calata Giaccone” ossia alla mera facilitazione delle operazioni di imbarco e sbarco dei mezzi rotabili. TRGe è libero di scrivere quello che crede, ma Palazzo San Giorgio come fa a crederci, a sottoscriverlo e a impegnare le proprie risorse? Tenuto conto altresì che solo i rotabili sarebbero destinati a crescere, mentre le rinfuse diminuiscono. TRGe è di proprietà di Spinelli e di Aponte e il primo in questa città e in questo porto detiene un particolare “carisma”, sino a oggi al di sopra di ogni sospetto, per cui sembra che qualsiasi suo desiderio e volontà trovino la corrispondente disponibilità pubblica a realizzarli. Quale sarebbe in questo caso il desiderio? Quello di mantenere sotto il proprio controllo questo segmento di porto in attesa degli sviluppi portati dalla nuova diga e in ogni caso per sottrarre ad altri questa risorsa. A dispetto dell’interesse generale e pubblico e della salutare concorrenza tra imprese.
Prendete i depositi chimici della Superba. Ovunque, secondo Spinelli, ma non in quel tratto di porto. Nel 2017 – è la stessa delibera a favore del TRGe a raccontarcelo in un inciso procedurale – Superba aveva fatto istanza per insediarsi a proprie spese nell’area ENEL prossima alla dismissione, adiacente al TRGe. Palazzo San Giorgio aveva risposto aprendo un’istruttoria per verificare la possibilità di un Adeguamento Tecnico Funzionale (ATF) del Piano Regolatore Portuale che non prevedeva quella merceologia in quell’area. Ebbene, nota l’opposizione di Spinelli a questa opzione, sono passati 4 anni e da Palazzo San Giorgio non è uscita sinora nessuna decisione. Nel frattempo, Superba ha fatto istanza per spostare ancora a proprie spese i depositi nel ex carbonile ENEL, una porzione molto ridotta al servizio dell’ex Centrale. Ma l’Autorità portuale ha scelto di assegnarla all’adiacente terminal di Spinelli. Improvvisamente, in queste settimane si scopre l’interesse di Superba per il ponte Somalia dove opera il Terminal San Giorgio, campione dei rotabili nel porto di Genova avendo come cliente principale Grimaldi lines, leader mondiale in questo tipo di traffici. C’è bisogno di un ATF anche in questo caso, ma stavolta Palazzo San Giorgio ha promesso di rilasciarla in un batter d’occhio, come è negli auspici di Spinelli che allontanerebbe definitivamente i depositi dal proprio “dominio” e come è palesemente nei desideri del Sindaco Bucci che ne ha fatto una promessa elettorale accompagnata da un contributo di 30 milioni pubblici a favore di Superba, tratti dai fondi conseguenti al crollo del ponte che non ha niente a che vedere con la questione dei depositi. E dei traffici di rotabili che si svolgono a Ponte Somalia? Non sarà mica che Spinelli si aspetti di spostarli nel suo terminal? E delle navi di Grimaldi, uno dei “grandi player” che suscitano il fascino nel Presidente del porto Signorini tanto da affidare ad essi il destino del porto di Genova?
LO SCANDALO DEI DEPOSITI CHIMICI A PONTE SOMALIA E LA MARCHETTA DI BUCCI CON I SOLDI DELLE VITTIME DEL PONTE MORANDI / 28 Novembre 2021
Dopo Bucci ecco Confindustria. I depositi chimici a Ponte Somalia sono la scelta giusta. Che non si lamentino lavoratori e residenti. Con tutti i soldi che ci sono in giro, dice il Presidente di Confindustria Genova, c’è lavoro per tutti e poi comunque ci sono le leggi che vengono rispettate dalle imprese per cui non c’è niente da ridire.Il porto, giova ricordare, è sul demanio pubblico, per cui la banchina di Ponte Somalia non appartiene né a Gavio, attuale concessionario, né al Comune. È amministrato dall’Autorità di sistema portuale e quindi dal suo Presidente, il quale sinora non ha aperto bocca. È lui che secondo la legge concede in uso le banchine a imprese che ne facciano richiesta in base a gare e nell’ambito di una pianificazione delle destinazioni di uso commerciale e merceologico delle aree. Ma dovrà aprire la bocca per rispondere, insieme al Comitato di Gestione, in cui siedono i rappresentanti dei Comuni di Genova e Savona, della Regione Liguria e della Capitaneria di porto, all’istanza presentata da Superba, il proprietario dei depositi di Multedo che ne ha chiesto il trasferimento a Ponte Somalia al posto delle attività portuali che il Terminal San Giorgio, di proprietà del Gruppo Gavio, vi svolge avendo come principale cliente Grimaldi Lines, leader mondiale nel trasporto ro-ro. Questa attività nel 2019, prima del Covid, ha fruttato circa il 15% del traffico in tonnellate di merci varie dell’intero porto, pari a oltre la metà del solo traffico ro-ro, grazie al lavoro di circa 120 dipendenti e 80 soci CULMV impiegati mediamente nell’anno. Subentrando Superba, il Terminal San Giorgio perderebbe circa il 30% dell’attuale area operativa, che si estende anche al Ponte Libia, adiacente a Ponte Canepa e al Terminal Messina dove si estende lo spazio disponibile ai traffici multipurpose e project cargo, unica alternativa al mero traffico full container.Superba aveva già presentato istanza per spostare i suoi depositi nell’area dell’ex carbonile ENEL sotto la Lanterna, 7000 mq più che sufficienti secondo la stessa azienda, ossia solo 1/10 di Ponte Somalia. Un’area dismessa per cui non c’era alcuna attività da sostituire o da dover rinunciare. L’AdSP invece che concederla a Superba, l’ha concessa inopinatamente al Terminal Spinelli confinante, che già dispone di 150.000 mq per cui la nuova area non avrà significativi ritorni produttivi, ma serve a Spinelli in chiave “geopolitica” a mantenere il controllo su quel segmento di porto e di banchine. Superba si sarebbe accollata 40 milioni di costo di trasferimento, senza fare spendere un soldo pubblico e vi avrebbe trasferito i suoi 60 dipendenti, mentre Spinelli con i suoi standard produttivi su 7000 mq aggiuntivi non impiegherà più di 5 nuovi dipendenti e nessun socio CULMV (Spinelli è il terminal che ne impiega meno di tutti). Invece ora Superba approfitterà dei 30 milioni che grazie alle 43 vittime del Ponte crollato Bucci gli ha promesso in tutta fretta per potere corrispondere alla sua promessa elettorale di trasferire i depositi in porto.Insomma, per una evidente marchetta elettorale, confessata ai più dal Sindaco, si sconvolge l’assetto del porto e si manda all’aria tutta la strategia di sviluppo che Signorini, il Presidente del porto, sodale di Bucci peraltro, vanta un giorno sì e uno pure. E si manda a casa pure un centinaio di lavoratori. Ma Confindustria ha detto che è la scelta giusta. In attesa che Signorini apra la bocca, sono tutti d’accordo? Politici, sindacati, comitati di quartiere, associazioni civili, giornalisti, magistrati? Il porto di Genova è ancora pubblico?
IL GIOCO DELL’OCA / 26 Novembre 2021
Nel 1987 un deposito di metanolo, posto nell’abitato di Multedo e collegato al Porto Petroli, esplose causando la morte di 4 lavoratori. Fu enorme lo spavento dei residenti e la consapevolezza del rischio che avevano corso e che correvano continuando la convivenza con quegli impianti, anche perché – al di là dei sistemi di sicurezza adottati e delle responsabilità – le cause apparvero assolutamente banali, eppure fatali: lo sfregamento di una chiave su un bullone. La questione dello spostamento dei depositi petrolchimici di Multedo si trascina da 40 anni, e anche per questo assomiglia a quella del Ponte Morandi. Nel caso del ponte il crollo era annunciato, ma si pensava di allungarne la vita rassicurando i cittadini con la manutenzione straordinaria e con la promessa di un’alternativa in un qualsiasi futuro. Qualunque saranno le responsabilità accertate dalla Magistratura, resta che il Morandi ha ceduto per un fenomeno di duplice fatica: quella dei materiali, come la intendono gli ingegneri ossia la loro degradazione, unita alla “fatica” politica, ossia la non volontà delle classi dirigenti, trascinata irresponsabilmente per mezzo secolo, di anteporre la sicurezza e la salute pubblica agli interessi elettorali locali e a quelli economici del concessionario.I depositi petrolchimici hanno vissuto e vivono la stessa storia di ignavia politica e di collusione con gli interessi privati.Per restare solo agli anni recenti, quelli dominati dai manager campioni del Modello Genova, Bucci in Comune e Signorini a Palazzo San Giorgio, sono già stati ipotizzati 5 siti: area ex Enel sotto la Lanterna, subarea in concessione al terminal Messina alla foce del Polcevera, sulla nuova diga foranea, nel porto di Pra, nell’area delle Acciaierie. Per un motivo o per l’altro le ipotesi si sono dissolte. L’area ex Enel sembrava la più idonea ma interessava a Spinelli e presto fatto gli è stata consegnata dall’Autorità portuale. Messina voleva in cambio 100 milioni di euro ma col valore medio irrisorio che l’Autorità portuale fa pagare le concessioni le ci sarebbero voluti tre secoli per ripagarsi. La diga è stata progettata in fretta e furia per servire MSC e non c’era il tempo per pensare a usi diversi. Quanto alle acciaierie e a Pra possiamo immaginare che gli attuali concessionari non abbiano gradito. Nel frattempo, l’Autorità portuale ha pagato l’Università per fare un dibattito pubblico con i residenti dei quartieri preoccupati, quanto quelli di Multedo, della eventuale vicinanza ai depositi. Ma dell’esito del dibattito non si sa nulla. La domanda che si impone tuttavia è un’altra. Non dovrebbe essere Signorini a decidere la soluzione del problema avendola individuata nell’ambito di una visione complessiva della dislocazione delle funzioni portuali, dopo averla ovviamente vagliata con il contributo delle altre autorità preposte alla sicurezza e con il parere degli operatori e dei residenti? Nell’interesse più generale, sia della sicurezza e della salute pubblica che della giusta concorrenza tra le imprese. Altrimenti che ci sta a fare un Presidente dell’Autorità portuale? A fare il gioco dell’oca con i siti aspettando che dal lancio dei dadi esca il numero esatto per arrivare alla fine del gioco? A sottoscrivere supinamente le decisioni delle imprese? Oggi sui giornali è uscito una nuova ipotesi, la testa di Ponte Somalia, dove attraccano i traghetti di Grimaldi Lines al terminal San Giorgio, che peraltro pochi mesi fa aveva fatto sapere di volere imbarcare e sbarcare anche i passeggeri (sic!). Dicono che ci sarebbe già un mezzo accordo tra l’azienda dei depositi e il terminalista. Altro lancio di dadi. Staremo a vedere se Signorini stavolta arriverà alla fine o dovrà tornare indietro come nelle occasioni precedenti.
CHE FINE HA FATTO IL DIBATTITO PUBBLICO SUI DEPOSITI CHIMICI? / 30 Novembre 2020
Dal 1987 data dello scoppio di un deposito che provocò la morte di 4 lavoratori gli abitanti di Multedo aspettano il trasferimento dei depositi in luogo sicuro. Un anno fa il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Genova Paolo Emilio Signorini ha fatto un accordo del valore di 90.000 euro con l’università di Genova per gestire una sorta di “dibattito pubblico” sulla delocalizzazione dei depositi “con i cittadini e gli stakeholder sulla scelta ritenuta preferibile e sulle modalità di realizzazione della stessa”. Da allora quel processo di partecipazione civile non è avvenuto, lasciando le forze sociali e la cittadinanza a discutere sui media e sui social senza un accesso pubblico alle fonti documentali, con l’unico risultato di inasprire le tesi e radicalizzare le rispettive posizioni, mentre i depositi restano minacciosamente in mezzo alle case di Multedo.
In realtà Signorini aveva individuato l’area alternativa, di oltre 7000 mq già sede del carbonile della Centrale Enel dentro il porto ora dismessa, e che i proprietari dei depositi di Multedo hanno già approvato come nuova sede. Ma di fronte all’opposizione del terminalista Spinelli che ha la sua concessione confinante con l’ex carbonile che la chiede per allargare i suoi affari, a cui hanno fatto seguito anche le proteste di un comitato di abitanti di Lungomare Canepa per il rischio che correrebbero a causa della prossimità con i depositi, l’Autorità di Sistema Portuale di Genova ha deciso di non decidere e ha messo a bando l’area, per cui il segretario generale del porto Marco Sanguineri 20 giorni fa ha confermato che “ci sono state diverse istanze”, di terminalisti portuali e della stessa società proprietaria dei depositi, per cui “verranno ora esaminate da un’apposita commissione che nel giro di poche settimane procederà all’assegnazione”.
Nel frattempo in Consiglio Comunale il Sindaco Marco Bucci ha fatto modificare il piano di rischio aeroportuale per permettere ai depositi di essere eventualmente trasferiti sulla sponda lato Polcevera del terminal attualmente in concessione a Messina. Soluzione che richiederebbe una onerosissima compensazione a Messina e che non sembra garantire maggiore distanza dalle case rispetto all’altra ipotesi sopracitata oltre a apparire decisamente meno sicura considerata l’adiacenza con un terminal container molto trafficato e che muove anche merci pericolose. Infine proprio in questi giorni per questo sito si ipotizza anche un eventuale deposito GNL ed è ovviamente difficile che possano convivere in quella banchina ben 3 attività diverse e che richiedono diverse misure di sicurezza.
Che fine ha fatto il “dibattito pubblico” sullo spostamento dei depositi da Multedo? Che fine hanno fatto i 90.000 euro per finanziarlo? Che fine faranno i depositi che dal 1987 aspettano di lasciare libero il quartiere di Multedo? È proprio di oggi la notizia di uno sversamento in un deposito di Multedo che deve suonare come un grave allarme. Non vogliamo neanche pensare che Signorini e Sanguineri decidano di concedere a un terminalista un’area di 7000 mq che per i traffici di merce varia è una mera appendice di terminal, rinunciando a concederli ai depositi con ciò risolvendo una questione di convivenza civile e di qualità della vita dei cittadini di Multedo che va avanti da 43 anni! O altrimenti spieghino che non sarebbero una fonte di rischio per gli abitanti di Sampierdarena oppure abbiano la coerenza di dichiarare che i depositi se ne devono andare da Genova oltre Appennino, ma mettano allora in cantiere la ricollocazione di 80 lavoratori che rimarrebbero senza lavoro. Ma prima di tutto presentino il piano ai cittadini in un dibattito pubblico!
LA FATICA DEL SINDACO / 15 Ottobre 2020
Nel 1981 una petroliera ormeggiata al Porto Petroli di Multedo esplose causando la morte di 6 lavoratori. Nel 1987 fu un deposito di metanolo, posto nell’abitato di Multedo e collegato al Porto Petroli, a esplodere causando la morte di 4 lavoratori. In entrambi i casi fu enorme lo spavento dei residenti e la consapevolezza del rischio che avevano corso e che correvano continuando la convivenza con quegli impianti, anche perché – al di là dei sistemi di sicurezza adottati e delle responsabilità – le cause apparvero assolutamente banali, eppure fatali: un fulmine nel caso della nave, lo sfregamento di una chiave su un bullone per il deposito. La questione dello spostamento dei depositi petrolchimici di Multedo si trascina da 40 anni, e anche per questo assomiglia a quella del Ponte Morandi. Nel caso del ponte il crollo era annunciato, ma si pensava di allungarne la vita rassicurando i cittadini con la manutenzione straordinaria e con la promessa di un’alternativa in un qualsiasi futuro perché un nuovo ponte, sul tracciato della Gronda o di altro genere, non era stato ancora veramente programmato. Qualunque saranno le responsabilità accertate dalla Magistratura, resta che il Morandi ha ceduto per un fenomeno di duplice fatica: quella dei materiali, come la intendono gli ingegneri ossia una progressiva degradazione, unita alla “fatica” politica, ossia la non volontà delle classi dirigenti, trascinata irresponsabilmente per mezzo secolo, di anteporre la salute pubblica agli interessi elettorali locali e a quelli economici del concessionario.I depositi petrolchimici hanno vissuto e vivono la stessa storia. Nell’avamporto, in area acciaieria, sulla nuova diga, nel porto di Pra, nell’ex centrale ENEL, alla foce del Polcevera, queste le alternative indicate sinora dai governanti, suscitando l’opposizione volta per volta degli abitanti dei quartieri prospicienti. Raramente si è sentito proporre la delocalizzazione dei depositi oltre Appennino, fuori degli abitati, perché subissata dal concerto di opposizioni degli industriali e dei sindacati dei lavoratori a tutela questi ultimi di una ottantina di dipendenti. Quanto basta per fare retrocedere subito i politici da qualsiasi ipotesi in tal senso.Insomma, un bel problema nelle mani del Sindaco Bucci, consegnatogli dai predecessori certo, come il Ponte Morandi. Ma sul crollo di quest’ultimo ha costruito sinora la sua fortuna e la sua fama nazionale per avere montato in 2 anni 1km di ponte a 40m sul greto di un torrente, grazie ai poteri speciali del commissario e senza dovere badare a spese. Oggi deve dimostrare che il decantato “modello Genova”, nelle sue mani di pragmatico manager prestato come amministratore e non come “politico”, qualifica che disdegna, funziona anche per risolvere la delocalizzazione dei depositi petrolchimici da Multedo. Siamo curiosi di vederlo all’opera. La prima indicazione di delocalizzare dentro il terminal Messina, dopo avere bocciato l’area ex Enel sotto la Lanterna da molti ritenuta fattibile anche se discutibile (ma promessa già a Spinelli probabilmente), è apparsa grottesca e frutto di improvvisazione (il terminal perderebbe metà superficie, compensato come?). E invece gli ci vorrà tanta pazienza per dialogare con i cittadini, che non accettano i toni autoritari del capo ufficio in Comune. Occorre infatti una comunicazione tra porto e città che le istituzioni e le imprese portuali non hanno mai favorito, con la supponenza di quelli che procurano il pane alla città e che non rendono conto, se non per celebrarsi come il miglior porto del mondo. Ora invece Bucci deve convincere la città che mantenere quei depositi è conveniente, a cominciare da coloro che ci abitano dappresso. Lo faccia presto, prima di un qualsiasi fulmine o di una scintilla sfuggita.