ALLA CITTÀ NON SERVE UNA INDUSTRIA, MA UN AUTOPARCO.
PAROLA DI CONFINDUSTRIA (O CONFIRENDITA?) / 20 aprile 2024
Di fronte alla crisi dell’ILVA di Cornigliano, la principale fabbrica del territorio, e all’immobilismo logorante del governo, il presidente di Confindustria Genova Umberto Risso, senza promuovere alcuna iniziativa efficace di protesta né avanzare alcuna innovativa proposta di attività manifatturiere, ripete come un pappagallo il piano del trio Bucci-Toti-Rixi, auspicando l’insediamento al posto dell’acciaieria di un autoparco da 100mila mq e di attività logistiche su un’area di ben 270mila mq, pari a oltre 1/3 della superficie ancora disponibile per la siderurgia.
Per l’area destinata all’autoparco non c’è da scomodare l’ILVA, essa ha già dato, come dovrebbe essere noto a Risso. L’area infatti era già stata disposta a seguito dell’accordo di programma del 2005, ma dal 2006 è stata occupata da un deposito di container vuoti del Gruppo Spinelli, pura rendita di sovraffitto con un risibile tasso di occupazione ottenuta grazie a un contratto stipulato con l’allora sindaco Pericu e sotto l’egida dell’allora presidente della Regione Burlando. Poi il contratto è stato dichiarato nullo dalla magistratura e tuttavia prorogato sino al 2018, finché Palazzo San Giorgio, a cui compete l’area, è riuscito a legittimare la concessione a favore di Spinelli sino al 2022. Nel frattempo, gli autotrasportatori con le loro associazioni hanno periodicamente protestato, come fossero sempre all’ultima spiaggia, per rivendicare “con la massima urgenza” la disponibilità di questa area senza però mai affondare la protesta contro le istituzioni e il Gruppo Spinelli, ma ottenendo in cambio ad ogni evenienza sostanziosi ristori economici (180 milioni solo per il Ponte Morandi di cui peraltro Spinelli, benedetto da tutte le stagioni politiche, si è preso la fetta più grossa in quanto anche autotrasportatore), oltre a prestarsi agli interessi e ai giochi politici di turno.
Spinelli è socio di Confindustria, Risso sa dunque a chi rivolgersi. Oppure si rivolga al commissario Piacenza visto che Signorini aveva disposto l’assegnazione dell’area all’autoparco al termine della concessione di Spinelli (a oggi prorogata al 2025).
Per quanto concerne invece le attività logistiche sull’area dell’acciaieria, se ne parla da 30 anni. Questa volta la bandiera è in mano a MSC che sposterebbe lì le forniture di bordo, insieme ad altri operatori logistici tra cui Gruppo Messina, Interglobo e Gruppo Barilla. Come al solito ogni promessa è accompagnata da previsioni occupazionali senza capo né coda, come al mercato delle vacche («lasciateci fare che noi vi procuriamo il lavoro»). Stavolta si parla di 400 addetti, buttati lì senza dettagli su chi e quanti, senza dire di quelli che MSC ha nel magazzino a Manesseno che verrebbe chiuso. Sarà che c’è da accontentare MSC, a cui il nostro trio sa solo dire signorsì. Resta il fatto che il Gruppo Messina già beneficerà di ulteriori spazi in concessione grazie alla nuova diga, che inoltre ha appena acquistato il Terminal San Giorgio per allargarsi ulteriormente, che infine deve ancora sfruttare la nuova area di Calata Derna e quella di Calata Bengasi, entrambe tombate a spese dello Stato. Che Messina, partecipato peraltro al 49% da MSC, abbia bisogno di altro spazio in porto appare insostenibile, tenuto altresì conto della sua scarsa resa in termini di merce trafficata / superficie in concessione. Ma tutto il porto di Genova in generale è in difetto di resa efficiente dei propri spazi in concessione alle imprese, visto che i terminalisti che occupano le banchine full container operano al 50% delle loro capacità (si tratta di circa 1,5 mlo mq di superficie portuale utile). Mentre il commissario Bucci, per i suoi fini elettoralistici da sindaco, come alternativa per i depositi chimici ha trovato lo spazio a danno di uno dei terminal più efficienti, con la resa produttiva e occupazionale più alta.
Sbaglia chi pensasse che sui muri della sede genovese di Confindustria ci sia il ritratto di Adam Smith o di Joseph Schumpeter. Il presidente Risso con le sue dichiarazioni assomiglia piuttosto al rentier di Honoré de Balzac, desideroso soprattutto di accaparrarsi dei posti al sole nel porto. Dove notoriamente la rendita è assicurata in primo luogo dal basso costo di superficie, visto che l’affitto di un magazzino in porto è pari a un decimo di quello nell’hinterland. Tant’è che in porto a Prà ci sono oltre 100mila mq di magazzini, in un’area di 350mila mq di retroporto, da oltre 20 anni inutilizzati da PSA e senza un solo posto di lavoro aggiuntivo, ma l’azienda non è affatto preoccupata, come non lo sono Confindustria, né Palazzo San Giorgio, e visto che l’ultimo magazzino a Sampierdarena, il Centro Smistamento Merci, è stato sacrificato per il tunnel subportuale (nella stessa generale indifferenza). Del resto, la Zona Logistica Semplificata, dedicata alle attività retroportuali, ossia il risarcimento del governo alla Val Polcevera per il crollo del Morandi, è ancora lì da 5 anni ad aspettare di nascere.
Ma non importa. Chiudiamo pure l’ultima industria siderurgica del territorio e apriamo nuove rendite di posizione per i soci di Risso, facciamo contenta MSC e con lei i suoi sponsor politici, Bucci, Toti e Rixi.

LA SENTENZA DEL TAR LIGURIA
BUCCI HA MENTITO DUE VOLTE, DA SINDACO E DA COMMISSARIO, CONTRO L’INTERESSE PUBBLICO E A FAVORE DELL’INTERESSE PRIVATO DI SPINELLI / 26 Dicembre 2021
Il TAR Liguria ha accolto il ricorso di un gruppo di cittadini di Cornigliano annullando la delibera del Consiglio comunale del 4 marzo 2020, proposta dalla Giunta del Sindaco Bucci e approvata dalla sua maggioranza. La delibera modificava temporaneamente la destinazione a parco pubblico dell’area retrostante Villa Bombrini a Cornigliano, per trasferirvi alcune centinaia di camion di servizio al porto sino a oggi ospitati in un autoparco a Campi.
La delibera era imperniata sulla necessità e urgenza del provvedimento per ovviare ai mezzi impegnati nella ricostruzione del ponte ex Morandi che avevano necessità di transitare nell’autoparco e per consentirne l’apertura altrove. Per dare il suo assenso all’area di destinazione, la Società per Cornigliano che ne è la proprietaria, aveva chiesto a Bucci e a Toti conferma ufficiale della necessità e delle ragioni di pubblico interesse del trasferimento. Bucci e Toti sotto anche le vesti di Commissari hanno perciò indotto l’assenso della Società per Cornigliano al trasferimento. Un assenso espresso inverosimilmente con il Presidente della Società per Cornigliano dimissionario in espressa polemica con Bucci e Toti proprio sulla delibera.
La sentenza del TAR è netta e chiara. Il Comune ha “dissimulato” il vero scopo della sua delibera. Che non era pertanto il consentire i lavori urgenti di ricostruzione del ponte, visto che il cantiere che avrebbe occupato l’area dell’autoparco aveva un’ampiezza e una durata incongrui rispetto ai dichiarati presupposti emergenziali. La vera motivazione “sviata” e “dissimulata” della delibera era invece la realizzazione del magazzino Amazon da parte della società Spininvest del Gruppo Spinelli proprietaria dell’area oltre che utente in quanto proprietaria anche della Spinelli Srl di autotrasporto.
La sentenza del TAR indica letteralmente la responsabilità del Sindaco Bucci e della sua Giunta nell’avere dissimulato la verità. “Dissimulare” in italiano significa nascondere, fingere. Colui che dissimula è un bugiardo, un falso, un ipocrita (fonte Dizionario Treccani). Come lo sono stati, secondo gli atti, Toti e Signorini che lo hanno sostenuto in questa farsa. Del resto, Aldo Spinelli in persona non ha mai nascosto che l’autoparco di Campi era destinato a una speculazione commerciale e che il suo secondo obiettivo era trasferire i camion a Cornigliano.
Vediamo se il Sindaco ricorrerà al Consiglio di stato contro la sentenza del TAR o se riconoscerà la sua colpa. All’epoca della delibera Bucci dichiarò in Consiglio comunale: “Una decisione sbagliata è sempre meglio che non decidere e noi siamo orgogliosi di prendere decisioni. Poi le decisioni si cambiano ma vanno prese, bisogna andare in fretta, è quello che chiede il mondo oggi”. Ma questo, signor Sindaco, non è l’apologo dell’asino di Buridano, qui la decisione non si poteva sbagliare perché si doveva semplicemente scegliere se servire l’interesse pubblico o l’interesse privato del Gruppo Spinelli. Per quanto riguarda il trasferimento dei depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia in porto sta usando lo stesso criterio?
IL SINDACO CONTINUA A DARE I NUMERI PER FARSI RIELEGGERE, MA IL “MODELLO GENOVA” DOPO IL PONTE NON RIESCE A FARE NEMMENO UN AUTOPARCO / 30 Ottobre 2021
In occasione del primo anniversario del centro di distribuzione di Amazon a Campi, il Sindaco Bucci ha detto: ” Oggi abbiamo più di 170 dipendenti, quindi, abbiamo superato abbondantemente quello che era l’obiettivo”. Secondo il celebrante Bucci, infatti, imbeccato dall’azienda, la nuova occupazione generata da Amazon a Genova sarebbe di 70 dipendenti diretti e 100 indiretti. Abbiamo controllato: al 30 giugno 2021, i dipendenti di Amazon di Genova erano 40, dato ufficiale INPS (ne sono stati assunti 30 negli ultimi 4 mesi?). O ci si riferiva anche agli interinali, che Amazon usa sistematicamente? Ma di loro non è stata fatta menzione, forse per pudore. Quanto agli indiretti, ossia gli autisti, probabilmente sono anche più di 100 e sono i dipendenti delle 3 o 4 ditte che hanno in appalto le consegne in città, come prima dell’apertura del magazzino a Campi, per cui non si tratta di occupazione aggiunta. Quegli stessi autisti sono stati i protagonisti dello sciopero nazionale a primavera contro le indegne condizioni di lavoro a cui sono costretti, imposte da Amazon tramite gli algoritmi di comando in spregio all’autonomia di gestione e di organizzazione del lavoro dell’appaltatore stabilita dalla legge. Ha fatto eco a Bucci il Presidente della Regione Toti: “Oggi celebriamo da un lato un colosso della logistica che ha scelto Genova per una sua installazione, dall’altro un piano di rientro e di crescita del nostro territorio coerente con la vocazione del nostro porto.” Tuttavia, Genova è uno degli oltre 30 piccoli centri di distribuzione creati da Amazon, per cui non c’è davvero niente da celebrare. Inoltre, il porto non c’entra nulla perché i pacchi arrivano via camion da Piacenza.
Il porto c’entra invece nel retroscena.
Il magazzino di Amazon è su un’area ceduta dalla finanziaria di Aldo Spinelli, terminalista portuale e autotrasportatore. Lì c’era un autoparco privato dei camion diretti in porto. L’autoparco pubblico del porto di Genova è invece una chimera, lo si insegue da 20 anni nonostante le delibere, i finanziamenti, le aree disponibili per dare soluzione al problema reclamato in primo luogo dalle associazioni degli autotrasportatori per offrire utili e dignitosi servizi di sosta agli autisti e per gestire i flussi di accesso ai terminal nei frequenti casi di congestione. Ma sinora si sono infilati in mezzo gli interessi privati di Spinelli. Anche oggi l’autoparco è una assoluta priorità nei piani di Signorini e Bucci, eppure Spinelli domina la scena o meglio il retroscena e non c’è potere pubblico che gli imponga l’interesse generale, neanche la forza della legge. Anche il decantato “modello Genova” di Bucci & Signorini può nulla con Spinelli. La storia è simile a una filastrocca: Spinelli compra la collina di Erzelli per metterci container vuoti, poi la rivende ottenendo per i container un’area liberata dall’accordo di programma sull’Acciaieria che per quell’area prevedeva invece l’atteso autoparco. Nel frattempo, Spinelli compra da AMT l’area di Campi e ci fa un autoparco privato con le associazioni dell’autotrasporto, poi cede un pezzo di area al cantiere del nuovo ponte e il resto a Amazon, mentre i camion sfrattati vengono dispersi in varie aree ai confini del porto. A ogni strofa della filastrocca Spinelli ha lucrato e dribblato l’interesse pubblico preminente, persino le pronunce giudiziarie non gli fanno nulla, come la più importante che riguarda l’illegittimità della sua attività nell’area ex Acciaieria, che continua con l’avvallo scandaloso di Palazzo San Giorgio. Eppure, dopo il crollo del Ponte Morandi e il decreto Genova, l’autoparco è stato inserito tra gli interventi stradali urgenti per migliorare l’accessibilità viaria del porto. Appaltato alla fine del 2019, i lavori dovevano avviarsi nel 2020 ma sinora tutto è fermo.
Spinelli in quanto autotrasportatore è stato il massimo beneficiario economico dei ristori conseguenti al crollo del Ponte Morandi. Ha incassato milioni di euro anche solo per il fatto di muovere i propri camion tra un’area di sosta e un’altra del porto, ha preso i soldi anche dopo che il ponte è stato ricostruito e inaugurato. Tutto dovuto, come anche ai suoi colleghi autotrasportatori, grazie a una legge che ha gonfiato e svincolato dai normali requisiti le poste finanziarie dei ristori sotto la spinta delle lobby locali. Difficile trovare un altro che abbia beneficiato più di Spinelli della tragedia del ponte. Tuttavia continua a essere beneficiato. Dalla sorte, dal Modello Genova o da cos’altro?