La legge dà titolo al Presidente del porto, anzi gli attribuisce il dovere, di redigere il Piano organico dei lavoratori, triennale, a cui è attribuito un “valore strategico”. Lo scopo è di procedere con piani annuali di intervento a tutela, promozione e qualificazione del lavoro portuale, potendo altresì stanziare risorse finanziare a sostegno dei piani, avendo analizzato lo stato del mercato del lavoro del porto commerciale e le prospettive professionali e di occupazione dei dipendenti delle imprese autorizzate e concessionarie (art.16 e 18) e dell’impresa che presta il lavoro temporaneo (art.17).
A metà del 2022 l’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona (AdSP) pubblicò il Piano 2021-23, con un anno e mezzo di ritardo. AdSP si giustificò perché aveva dovuto attendere i dati da parte delle imprese. Il risultato è stato un documento generico e opaco, inservibile, basato su dati non analitici, aggregati sommariamente per tipo di traffico escludendo premeditatamente i dati per ciascuna impresa. Inoltre, non vi compare nessun riscontro con i Piani operativi in corso, pure essi ex lege, presentati dalle imprese per ottenere le autorizzazioni e le concessioni. Questi ultimi, in particolare, non sono pubblicati da AdSP per ragioni di tutela di “segreti industriali” immotivate giuridicamente e concretamente, nonostante il TAR Liguria ne abbia invece sentenziato l’accesso civico generalizzato.
Da 6 mesi il Piano 21-23 è scaduto e ancora non si vede il nuovo, con la omissione degli atti conseguenti e lasciando nell’incertezza i lavoratori, le loro rappresentanze sindacali e le compagnie portuali da cui dipende il lavoro temporaneo che a Genova riguarda quasi la metà degli operativi sulle banchine. Nel frattempo, AdSP di Trieste ha già pubblicato il suo Piano 24-26 che, come il precedente, contiene invece dati analitici, storici e previsionali, impresa per impresa e persino lavoratore per lavoratore, con il solo riguardo alla privacy per i nominativi. Dato che la legge è la stessa, a Genova e a Trieste, e anche le imprese sono per lo più le stesse, ci si domanda perché allora Palazzo San Giorgio pecchi di inefficienza o incompetenza o connivenza di qualche tipo.
La domanda è ruvida ma è motivata. A Trieste, infatti, non attendono i dati dalle imprese perché hanno già i movimenti occupazionali contenuti nei Registri dei lavoratori e delle imprese portuali, come dispone da sempre la legge, per cui anche a Genova si tengono gli stessi registri e di cui il responsabile è il Segretario generale (art.10 c4 lett H). Costui per Genova e Savona è l’inquisito ma operante (e stipendiato) Paolo Piacenza, dimessosi da commissario-presidente per evidente volontà del ministero ma che non ha avuto invece il pudore di autosospendersi dalle funzioni direttive. Si tratta infatti solo di trascrivere i dati dei Registri nel Piano organico, a patto che ci sia stata la diligenza delle imprese di comunicarli o meglio dell’AdSP di esigerli in forza della sua autorità. Insomma, i dati ci devono già essere, perché e cosa si aspetta a Genova?
Dai dati storici e quantitativi, comunque ottenuti, si possono ricavare tendenze di diverso periodo, ma la parte più qualificante del piano organico resta quella previsionale su cui basare i piani e le misure di intervento a favore dei lavoratori, che presuppone da parte di AdSP indagini qualitative presso le imprese e la considerazione del loro contesto operativo e dei mercati di riferimento. Contesto per cui diventa essenziale il riscontro dei piani di impresa, che contengono gli obiettivi produttivi, gli investimenti e le risorse umane previste a breve e a medio-lungo periodo (per il tempo della concessione, ovviamente aggiornati). Per fare questo, ci vuole la volontà politica del vertice e la corretta condotta amministrativa degli uffici. Anche sotto questo profilo, Trieste che considera in chiaro questi piani dimostra di agire in maniera molto diversa da Genova.
È evidente che, a parità di legge e di imprese, la differenza la fanno i rispettivi vertici e apparati di gestione. A Trieste in questi anni il presidente è stato D’Agostino e segretario generale Sommariva, colui che ha impostato il Piano organico, poi ereditato dal successore Torbianelli, oggi commissario al posto di D’Agostino. Sommariva ha replicato il “suo” piano organico a La Spezia dove è stato nominato presidente. Tutti costoro hanno dimostrato di agire, come prescrive il loro ruolo, da rigorosi garanti e interpreti della legge, mantenendo l’equilibrio prescritto tra gli interessi delle imprese e quelli dei lavoratori. A Genova invece Signorini e Piacenza, rispettivamente presidente e segretario, poi il secondo commissario al posto del primo, hanno fatto l’opposto. Non solo non hanno garantito la legge (anzi, molto peggio come mostra l’inchiesta giudiziaria in corso) ma l’hanno interpretata a costante, prioritario e, secondo la procura, talora illecito vantaggio delle imprese. La pessima redazione del Piano organico dei lavoratori e l’inconcepibile ritardo del suo rinnovo (accumulato quando non era sorta nessuna inchiesta giudiziaria) ne sono una dimostrazione non marginale, visto il rilievo strategico che il documento ha per l’occupazione dei lavoratori, che equivale alla principale funzione sociale del porto.
Il nuovo vertice nominato alla guida di Palazzo San Giorgio dia immediatamente un segnale di ripristino della legalità e della buona condotta amministrativa adottando il Piano Organico dei Lavoratori 2024-26, avendo avuto riguardo al documento di Trieste come alla migliore pratica sinora.