NON È LA CAMORRA, NÉ LA ‘NDRANGHETA , È LA FASE SUPREMA DEL CAPITALISMO / 24 giugno 2024

Nella recente indagine di Bankitalia sui trasporti internazionali di merci, la compagnia svizzera MSC (Mediterranean Shipping Company), che già detiene una quota di circa 20% del mercato mondiale dei noli marittimi container, per quanto concerne l’Italia sale al 30%, ossia circa 1 container su 3 viaggia sulle sue navi, import o export, e per lo più è anche movimentato in terminal portuali di sua proprietà.
Ricordate la battuta di Orson Welles nel film “Il terzo uomo” (1949): «In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, 500 anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù». Oggi però dobbiamo aggiungere: a Ginevra c’è la sede di MSC. La Svizzera non è bagnata dal mare, anche se sotto la sua bandiera navigano una dozzina di bulk carrier. Tuttavia nessuna di esse fa parte delle oltre 800 navi della flotta MSC che invece inalberano, per convenienza fiscale e non solo, la bandiera liberiana o panamense. Ma questi paradossi nello shipping sono la normalità.
È pur vero che MSC appartiene a un “italiano vero”, Gianluigi Aponte, nato nel 1940 a Piano di Sorrento. Di famiglia marinara, da giovane ufficiale incontrò Rafaela Diamant, svizzera in vacanza a Capri. Si sposarono nel 1966. Introdotto nella finanza elvetica, nel 1970 Aponte colse l’attimo per inseguire il sogno di diventare armatore. Acquistò navi usate a basso costo grazie al sostegno di amici e banche che si accontentavano come garanzia dell’ipoteca sulle stesse navi e si lanciò nei container. Grazie alla intraprendenza e col tempo a una riconosciuta perizia, da quel nulla o quasi, in 50 anni Aponte e la moglie, socia al 50%, hanno creato un impero economico e finanziario su scala globale. Dunque Aponte, sebbene operi dalla imbelle Svizzera, va considerato un Leonardo o un Michelangelo dei moderni affari?
Il talento è innato, ma occorrono anche scuole e maestri. Per Aponte si narra di una “bottega” ideale in cui avrebbe appreso l’arte: la scuola di Achille Lauro, suo concittadino morto nel 1982, più favorito, dal patrimonio e dalla sorte, del padre di Aponte che morì quando Gianluigi era ancora un ragazzo. Certo è che l’epiteto di Achille Lauro, “ ‘O comandante”, si è trasmesso per eredità morale al fondatore di MSC. Resta tuttavia aperto il pregiudizio sugli ignoti capitali con i quali MSC è nata e cresciuta, opacità garantita dalla monolitica struttura famigliare, al vertice dell’azienda e del patrimonio e perciò esentata dalla legge svizzera dal pubblicare i bilanci.
L’accumulazione originaria del capitale è un problema dibattuto. Prevale la teoria che per avviare il ciclo Denaro -> Merce -> Denaro+, il capitale o lo si accumula con qualche attività lucrativa (il massimo guadagno è il principio di ogni commercio) o si trova a debito o si procura con altri mezzi per lo più criminali. Marx scriveva con ironia dei metodi “idillici” dell’accumulazione originaria in Inghilterra: «Il furto dei beni ecclesiastici, l’alienazione fraudolenta dei beni dello Stato, il furto della proprietà comune, la trasformazione usurpatoria della proprietà feudale in proprietà privata moderna». Questo pistolotto per dire che tuttora, quando un’impresa si afferma e il suo capitale primitivo non sia emerso alla luce del sole, c’è una certa propensione, un po’ maligna a dire il vero, a immaginare il peggio. Insomma si tende a pensare che non ci sia stato il ritrovamento di una pentola piena d’oro ai piedi di un albero. Nel caso di MSC si aggiunga la parte che avrebbe avuto, grazie alla moglie Rafaela, la “misteriosa” finanza ebraica ramificata in tutto il mondo dalla diaspora. Anche Rafaela, infatti, a proposito del paese del cucù, non è nata in Svizzera, ma a Haifa nel 1945 al tempo del protettorato inglese sulla Palestina, figlia di un banchiere ebreo-palestinese trasferitosi a Ginevra al seguito della Leumi Bank, storica banca del movimento sionista e dell’allora neonato stato di Israele.
Nelle vulgate e nelle mitologie italiche che avvolgono la nascita delle fortune imprenditoriali al Sud Italia o di persone che ne provengono, si inserisce inoltre lo stigma che ci siano di mezzo la Mafia o, in Campania, la Camorra. Ogni sequestro di cocaina importata dalla ‘Ndrangheta nel porto di Gioia Tauro, il principale punto di approdo e terminal operativo di MSC in Italia e nel Mediterraneo, alimenta in taluni il sospetto che continui sotto altra forma la rendita criminale di 1,5$ per container estorta dal clan Piromalli, alla nascita del terminal, al suo fondatore Angelo Ravano di Contship.
Comunque sia andata, oggi l’impero di Aponte mostra di essere in grado di crescere grazie alle proprie risorse accumulate («valore che genera plusvalore») e alla posizione di predominio raggiunta tra i fatturati e i profitti degli armatori con i quali gareggia. Non più solo nei noli marittimi, ma nella gestione verticale della catena di fornitura globale, dall’origine alla destinazione delle merci, “door to door” nella supply chain, che costituisce il nuovo orizzonte di crescita di MSC. Infatti, anche grazie alla abnorme liquidità ottenuta speculando, da una posizione dominante, sulle difficoltà di approvvigionamento dovute alla pandemia e agli altri accidenti internazionali di questo periodo storico, MSC ha scatenato i suoi investimenti per prendere il controllo delle principali imprese disposte lungo la catena logistica e trarne i massimi vantaggi competitivi: spedizionieri, agenzie marittime, rimorchiatori, autotrasporti, compagnie ferroviarie e aeree, magazzini e interporti, aeroporti, operatori logistici globali, fabbriche, giornali ecc.
L’ambizione di Aponte, giunto al tramonto della sua straordinaria vita, è evidentemente un’ideale autocrazia, che risplende nel potere di decidere le sorti di un porto con le toccate delle sue navi o di un cantiere navale con le commesse delle sue navi da crociera. Del resto, la tendenza al monopolio è intrinseca alla crescita capitalistica. Il principio della libera concorrenza è la favola che ci raccontano le costituzioni e le leggi liberali. È la ratio capitalistica, anzi “imperialista” nel senso economico, che ha segnato la nascita e guida lo sviluppo di MSC. La criminalità non c’entra, semmai ne usa i servizi. Anche la cocaina, anche se non dichiarata alla dogana, con il suo peso e volume paga regolarmente il nolo.