A gennaio di quest’anno, giorno imprecisato, un battello da lavoro della società italiana del gruppo Socotec, uno dei principali operatori europei in indagini geotecniche e ambientali impegnato nei cantieri della nuova diga di Genova, è affondato a circa 1000 metri dall’attuale diga di fronte al Terminal Rinfuse. A bordo c’erano due lavoratori, di identità imprecisata, che sono stati salvati da un rimorchiatore che fortunatamente si trovava accanto a loro. La Capitaneria di porto (CP) di Genova ha avviato una indagine tecnica tuttora in corso (sic!), ma non ha dato notizia ufficiale del naufragio. Così come l’Autorità di sistema portuale (allora presieduta dal commissario Piacenza) (AdSP), e la struttura commissariale (Bucci) e l’appaltatore (PerGenova Breakwater), che hanno tutti mantenuto l’assoluto silenzio su questo incidente. Sappiamo inoltre che i sindacati non sono stati avvertiti. C’è da chiedersi se il servizio di sicurezza e salute sul lavoro di ASL e gli ispettorati del lavoro interni e esterni siano stati informati come d’obbligo.
A rivelare al pubblico l’incidente è stato un articolo del giornalista Andrea Moizo, sul Fatto Quotidiano del 22 giugno, che ha annotato l’ordinanza della CP che autorizza Socotec Italia a recuperare il relitto del battello con l’ausilio della società specializzata Barracuda, senza peraltro alcun riferimento alle circostanze (data e causa) dell’affondamento “avvenuto presso il campo boe della nuova diga di Genova”. Nell’articolo Moizo ha riportato ulteriori informazioni ottenute dalla stessa CP e da Socotec circa l’incolumità dei due lavoratori e la causa dell’avaria “forse dovuta a un cambio meteo improvviso” (ipotesi “naturalistica” ma improbabile per un affondamento repentino, più possibile – ci dicono gli esperti – un guasto, per es. a una presa a mare, con la conseguenza della responsabilità di qualcuno).
L’omertà non è valsa invece il 15 aprile nel porto di Vado Ligure, nel cantiere dei cassoni per la nuova diga. Le conseguenze drammatiche del fatto non lo ha consentito. È stata la volta di un altro dipendente di Socotec Italia, Alexandru Ciuciurea, operaio di 23 anni, rimasto vittima di un gravissimo incidente mentre effettuava delle prove sulla tenuta del calcestruzzo. Stava lavorando sul primo cassone della diga, quando una fiammata lo ha colpito ustionandolo a viso e mani per circa il 15%. È stato ricoverato con un elicottero al centro grandi ustionati di Genova. C’è stato uno sciopero del porto indetto dai sindacati e l’impegno di AdSP di convocare il Comitato Igiene e Sicurezza del porto (che non si sa se è avvenuto o meno).
A Palazzo San Giorgio c’è una struttura per la comunicazione e il marketing retta da una superdirigente lautamente stipendiata oltre le normali retribuzioni, ci sono 12 addetti di cui 4 funzionari, un budget per la propaganda di 1,3 milioni euro. Eppure, un battello affonda nel cantiere miliardario della diga, quotidianamente sotto i riflettori della propaganda istituzionale, con a bordo due lavoratori la cui vita è stata messa in pericolo, ma dal Palazzo non esce una notizia! Forse perché, come ha detto la CP, “l’impatto sui lavori della diga è stato nullo”. Quest’ultima sembra essere l’unica preoccupazione, visto che della identità e della sorte dei lavoratori non conosciamo con certezza niente.
All’uscita dell’articolo di Moizo non c’è stata nessuna reazione. Neanche degli altri media. Pensano che si tratti di poca cosa? Noi temiamo, che non ce ne sarà neanche dopo il nostro richiamo. Tuttavia, l’art.428 cp recita: «Chiunque cagiona il naufragio…». Anche se non appare sinora il dolo, magari la Procura, visto che già si trova nei paraggi, potrebbe dare un’occhiata o chiedere alla CP, organo giudiziario, finalmente di completare e pubblicare il rapporto di indagine.
Nell’immagine il punto geografico esatto del naufragio e il titolo dell’ordinanza della CP.