Grazie all’inchiesta giudiziaria che ha scoperto come la gestione del porto di Genova fosse viziata da comportamenti criminosi che li ha visti come protagonisti, Signorini, Spinelli e Toti si sono rivelati come dei bari che imbrogliano al tavolo da gioco. Accanto a loro, compagno dei tre nell’indivisibile quartetto di dominus del porto e della città, si è scoperto che Bucci ha rivestito una parte diversa, non penalmente rilevante ma politicamente essenziale: quella del bluffatore.
A parte la ricostruzione del ponte sul Polcevera, che è stato un solitario più che una partita di carte, per indurre l’opinione pubblica a rinunciare a qualsiasi critica o alternativa e a affidarsi alla sua volontà autocratica, Bucci ha giocato sino dall’inizio puntando su progetti facendo credere di avere le carte vincenti per realizzarli. Lo ha fatto con continui rilanci, per evitare di mostrare le carte e quindi dovere confessare il bluff. Prova ne è che, dopo il ponte, Bucci non ha concluso una sola opera e che continuamente ne modifica i progetti, aumentandone inoltre i budget, a danno della finanza pubblica e a favore degli appaltatori.
Tralasciando le capriole con i numeri che il sindaco Bucci esibisce ogni volta che gli si chiede conto dell’andamento della popolazione e dell’occupazione genovese rispetto ai suoi originari proclami elettorali, guardiamo a un paio dei progetti irrealizzati del Bucci commissario.
Il primo, a maggiore impatto sociale e ambientale, riguarda lo spostamento dal quartiere di Multedo dei depositi chimici all’interno del porto. Un compito, e ancora prima una promessa elettorale, che Bucci deve assolvere da ben 7 anni. In realtà al sindaco spetta la decisione di spostare i depositi, ma dove metterli spetta al Presidente del porto. Finché lo era Signorini, il baro, suo fidatissimo tanto che prima dell’arresto lo aveva piazzato alla guida dell’IREN, il gioiello finanziario e industriale del comune, Bucci aveva fatto sostanzialmente quello che voleva nel porto, senza rendere conto in maniera trasparente delle sue mosse. Non aveva battuto ciglio quando l’altro baro, Spinelli, grazie a Signorini e a Toti, si era accaparrato l’area dell’ex carbonile ENEL destinata ai depositi chimici. Dopo di che Bucci aveva promosso un accordo industriale, che non è mai stato mostrato al pubblico, per insediare i depositi nel terminal ro-ro di Ponte Somalia. Contro ogni logica commerciale e occupazionale del porto, Signorini, il baro, ha assecondato Bucci in questo palese bluff, che a distanza di 3 anni è stato smentito dal TAR e dal nuovo presidente-commissario del porto. Ma Bucci ha rilanciato il bluff e piuttosto andrà al Consiglio di stato, pur di non mostrare le carte e di ammettere di avere perso. Nel frattempo Gavio, concessionario a Ponte Somalia ha venduto la società al gruppo Messina, ma Bucci non si perita di dire se l’ “accordo” per i depositi chimici esista ancora. D’altro canto, temendo di essere ormai scoperto nel suo bluff, Bucci comincia a piagnucolare che ha fatto tutto quello che poteva, che piuttosto si faccia vivo qualcuno con una proposta alternativa, che spetta comunque al porto trovarla. Insomma, dopo avere manovrato come una marionetta Signorini e avere fatto pressione sul comitato di gestione, ora Bucci, che deve finalmente mettere sul tavolo le carte, vuole farci credere che non ha bluffato, ma che è stato solo sfortunato e che comunque la colpa è sempre degli altri.
L’altro esempio di progetto è la diga. Non siamo ancora al 5° dei 105 cassoni da mettere sul fondo (uno al mese significa ancora 8 anni solo per la posa dei cassoni, se si raddoppia il tempo di costruzione restano almeno 4 anni, sino al 2029, mentre Bucci bluffa dichiarando entro il 2026). E al netto dell’opacità che ha caratterizzato dall’inizio progetto e appalto. Bastino i dati più recenti: mai fornito il progetto esecutivo né gli atti sul contenzioso con l’appaltatore per i sovraccosti lamentati nei mesi scorsi, né soprattutto le relazioni sul consolidamento dei fondali.
Bucci spenderebbe soldi propri per costruire la sua casa senza una relazione del geometra che gli assicura che non franerà a fronte di una generale ammissione del rischio di crollo? Sarebbe lo stesso schema criminoso delle Autostrade con il ponte Morandi.
Del resto, la diga non la paga Bucci, neanche il Duca di Galliera a cui lui vorrebbe essere paragonato, ma lo stato, ossia tutti noi. Ma Bucci anche in questo caso rilancia, modifica il progetto, lo estende, butta la palla avanti e grida e critica chiunque dissenta come un autocrate isterico.
Soprattutto, non vuole mostrare le carte. Infatti, il bluffatore non solo vuole vincere ingannando, ma pretende che non si scopra che lo è.