LA SENSIBILITA’ DI PSA ITALY / 22 DICEMBRE 2024

Il terminal container PSA Pra, il più importante d’Italia, utilizza il lavoro temporaneo di CULMV oltre ogni oggettiva esigenza di flessibilità, dovuta di norma alla variabilità delle navi e ai picchi di lavoro. Lo fa per una evidente valutazione soggettiva di convenienza economica e produttiva, visto che a livello nazionale è il primo terminal in assoluto per ricavi e profitti, persino in presenza di cali di produzione ossia di numero di teu movimentati.
Nel 2023, a fronte di un proprio organico operaio di 438 unità nominali (al lordo perciò di assenze per ferie, permessi, infortuni, malattie), PSA Pra ha utilizzato 327 lavoratori CULMV in maniera sistematica (a tempo pieno per 270 turni/anno medi ciascuno) coprendo tutti i ruoli e i turni, ma specialmente quelli più disagiati per mansioni, orario e stagionalità. In buona sostanza PSA Pra presenta sul piano operativo un rapporto tra dipendenti propri e lavoratori CULMV di 1:1.
Nonostante i meriti di CULMV in questo rapporto, viste le rese produttive e gli utili iscritti nei suoi bilanci, PSA giorni fa ha comunicato che è tempo di cambiare modello organizzativo per passare alla progressiva ma celere sostituzione dei lavoratori, a cominciare dalla CULMV, con l’automazione del terminal, senza peraltro offrire una alternativa di impiego ai lavoratori in esubero, lasciando il problema alle istituzioni pubbliche (vedi la proposta di Assiterminal di riciclarli in occupazioni esterne alle aziende terminaliste).
Gli affari per PSA vanno bene, ma i teu non crescono? Qual è il mestiere dei manager di PSA? Procurare nuovi traffici e nuovo lavoro al terminal e al porto, oppure garantire la continuità dei profitti per i propri azionisti internazionali e i premi per se stessi? Per il management italiano di PSA vale sempre la seconda risposta.
Martedì scorso nel terminal di Pra, a causa di un incidente sul lavoro, è morto un lavoratore impegnato in una squadra della CULMV all’opera sui mezzi di PSA e sotto la direzione e il controllo di PSA.
A seguito dell’incidente, la direzione di PSA, nel mentre diramava un comunicato ufficiale per darne notizia, ha agito in maniera sotterranea e con un gesto irrituale ha fatto pervenire in via confidenziale ai media (che infatti non hanno indicato la fonte), la registrazione video dell’incidente tratta da una propria telecamera di sorveglianza. Una decisione di PSA, questa di rendere pubbliche le immagini di un evento di rilievo giudiziario, che sarebbe spettato alla magistratura. Perché allora tanta fretta di pubblicare quel video, in spregio anche alla sensibilità per il dolore dei famigliari e degli amici della vittima? Per dimostrare che cosa? Che PSA non c’entra nulla nonostante siano sua prerogativa sia l’organizzazione che la sicurezza del lavoro? Che le responsabilità vanno invece cercate solo in CULMV che è il mero fornitore di manodopera e che ha visto un socio perdere la vita sul lavoro?
Solo 48 ore dopo l’incidente, il responsabile delle Risorse Umane di PSA è intervenuto con una dichiarazione riportata dal Secolo XIX: «Un’automazione virtuosa potrà portare anche alla sicurezza». Come dire, se non ci fossero stati i lavoratori…
Un bel riconoscimento del capo del personale al contributo di 30 anni dei lavoratori, in specie della CULMV, alle fortune del porto e del terminal di Pra. In nome di che cosa? Del prossimo fantomatico investimento di un miliardo euro in automazione proclamato da PSA? A vantaggio di chi?
Ma da quando poi l’automazione interessa alle imprese per eliminare gli incidenti sul lavoro? E non invece per eliminare il lavoro stesso e il costo del personale, sostituendolo con il “lavoro morto” e il reddito degli investimenti in conto capitale, se ritenuto più produttivo e profittevole dai consigli di amministrazione?
Mai come in questa circostanza, quest’ultima domanda risuona come un tristissimo presagio.