BUCCI: “NON HO MAI DETTO CHE NON SIAMO IN RITARDO SULLA DIGA, CI SONO COSE IN CUI LO SIAMO E ALTRE IN CUI SIAMO IN ANTICIPO” / 8 marzo 2025

Così il presidente di Regione Liguria Marco Bucci e supercommissario alla diga sui lavori relativi alla costruzione della nuova Diga (ieri: https://www.genovatoday.it/…/diga-bucci-ecco-punto…).
Ma giusto il 16 settembre 2024 aveva affermato con la solita presunzione: “L’opera non è in ritardo” (https://www.ilsecoloxix.it/…/rixi_confcommercio_nuova…/)
Sembra il paradosso di Achille e della tartaruga, in realtà finirà come la favola di Esopo della lepre e della tartaruga: “Non serve correre, bisogna partire in tempo”. Salvo che nel frattempo l’appalto sarà dilatato come durata e soprattutto come costi, tutto a favore dell’appaltatore PerGenovaBreakwater (WeBuild ecc.) e a danno dell’interesse pubblico e dei commerci e del lavoro del porto di Genova.
Oggi scopriamo inoltre sul Secolo XIX dal subcommissario De Simone, braccio destro di Bucci (broker assicurativo romano, in attesa di giudizio al tribunale di Trento per turbativa d’asta) che ci sono riserve da parte dell’appaltatore per 300 milioni di probabili extracosti sui quali la struttura commissariale deve esprimersi: insomma, dopo solo 7 cassoni, 300 milioni sarebbe una bella prospettiva per i 93 che devono essere ancora posati! A meno che i 300 milioni non si attenda di compensarli con l’affidamento diretto, grazie ai superpoteri di Bucci, della seconda fase del progetto all’inseparabile WeBuild. (oggi: https://www.themeditelegraph.com/…/intervista_carlo_de…/)
Scopriamo altresì ufficialmente, per la prima volta, che i campi prova per la posa dei cassoni a 30 e 50 metri, sono ancora in fase di allestimento. Ovvero, la conferma che sinora la struttura commissariale ha mentito all’opinione pubblica, che si sta costruendo la diga senza la perizia tecnica della sua solidità, di cui l’ex direttore dei lavori, l’Ing.Piero Silva, aveva dubitato sino a dimettersi di fronte alla sfrontata decisione di Bucci di procedere comunque. A meno che non si debba cambiare il progetto, verificato nonostante tutto come impossibile a quella profondità, eventualità già prevista tra le righe del contratto con WeBuild da Bucci e Signorini, ma messa a carico, comunque, della spesa dello Stato (nell’indifferenza del Governo e del suo viceministro Rixi, tanto paga il contribuente), il quale non si è peritato di verificare le condizioni di edificabilità della diga prima (ma la Corte dei conti è già stata esclusa per legge dal controllo dell’appalto). Quale privato cittadino o impresa privata costruirebbe un edificio senza la certezza delle sue fondamenta?
Siamo in campagna elettorale. Non è una buona occasione per i partiti e le forze sociali di opposizione di esigere subito i risultati dei campi prova, che necessariamente già esistono seppure parziali o peggio negativi, ma che De Simone afferma non essere stati ancora nemmeno allestiti? Non è il caso di fermare tutto il cantiere per ripensare non solo un tracciato alternativo della diga, ma anche nuove funzioni in chiave portuale e industriale da attribuirsi alla nuova struttura e ai nuovi spazi di manovra navale e di allargamento delle banchine, in relazione e coerenza con il nuovo piano regolatore del porto? Come logica e norma prevedono: prima il piano e poi la diga!
Sinora il progetto della diga si basa esclusivamente sulle previsioni del gigantismo navale delle portacontenitori e sull’aumento esponenziale dei traffici di teu, previsione contraddetta dagli stessi documenti ufficiali dell’Autorità portuale. Un investimento epocale e miliardario esige una progettualità che investa tutte le funzioni portuali, a cominciare dalla soluzione del dislocamento dei depositi chimici, alla produzione e distribuzione energetica, allo sviluppo dei traffici e dei servizi industriali e logistici ad alto valore aggiunto occupazionale, alla conciliazione delle funzioni urbanistiche.