Fu una strage sul lavoro e si sfiorò uno scempio nelle case vicine. Da allora, 38 anni di promesse pubbliche non mantenute.
Negli ultimi 8 anni, Bucci, con Piciocchi e la sua giunta e con gli inseparabili Signorini e Toti e il beneplacito di Spinelli (per ottenere per sé le aree ex carbonile Enel in porto destinabili ai depositi), pure con tutti i poteri e i denari del Supercommissario, non ha risolto niente. Anzi ha fissato, con la solita prepotenza in spregio alle procedure di partecipazione democratica e persino al buon senso, tutta l’attività politico-amministrativa a questo scopo sull’unico progetto di spostare i depositi a Ponte Somalia, minacciando l’occupazione di 200 portuali al Terminal San Giorgio e 5 milioni di tonnellate di traffici ro-ro, spostando il rischio dagli abitanti di Multedo a quelli di Sampierdarena, arrivando a stornare 30 milioni pubblici di risarcimento alla città per il crollo del Morandi a favore di questa “privata” soluzione.
Insomma, il comune di Genova e la Regione Liguria, dotati di risorse e poteri straordinari da spendere in materia di relazioni città-porto e nuove infrastrutture portuali, che progettano tunnel subportuali, funivie, metropolitane sopraelevate, torri, darsene ecc., insieme all’Autorità portuale più importante d’Italia, dotata del più alto finanziamento pubblico della storia dei porti nazionali per costruire una nuova diga per “raddoppiare” il porto (Bucci dixit), non sono tutti costoro capaci di trovare o creare un sito in sicurezza (qualche decina di migliaia di mq) dove spostare i depositi di Superba e Carmagnani.
Cosa c’è sotto dunque, oltre la proverbiale arroganza di Bucci? In attesa che qualche indagine lo scopra, per certo i depositi continuano a restare tra le case a Multedo, e da oggi saranno lugubremente prospicienti alla strada che ne ricorda vanamente le quattro vittime.