Continuano a calare i traffici di container nel porto di Genova, cala in particolare la produzione nel maggiore terminal di Genova, il PSA GP (Genova Prà), e con essa scende il totale del porto perché PSA GP da solo ne costituisce quasi il 60%.
Tuttavia, i suoi azionisti realizzano l’utile record della storia del terminal, grazie a un aumento dei ricavi (+25,5%) superiore all’aumento dei costi (+18,4). L’aumento dei ricavi a fronte di un numero minore di teu movimentati (anch’esso segna il record di fatturato del terminal), viene spiegato dall’azienda con l’addebito ai clienti di maggiori oneri in ragione delle prolungate giacenze in piazzale dei container importati, dovute alla maggiore irregolarità nell’arrivo delle navi.
Rispetto al 2017 quando PSA GP superò per la prima volta 1,6 mil di teu, nel 2022 il terminal è sceso sotto 1,5 mil (-8,7%). La proiezione nel 2023 è intorno a 1,4 mil. La capacità stimata del terminal è 2mil, eppure Confindustria chiede per assurdo il suo allargamento, alla faccia degli abitanti del quartiere. L’occupazione diretta ha avuto un lieve aumento (+1,5%) perché la minore produzione è stata scaricata sulle prestazioni della CULMV (-8,5%), per cui il saldo occupazionale è negativo, pari a -26 unità di lavoro medie (-36 CULMV).
Il ricavo per teu è cresciuto notevolmente (+37,5%) e il margine sul costo unitario si è allargato da 25 euro a 41 euro. L’utile totale è + 19,6% e per addetto impiegato (diretti + CULMV) di 20,7% a segnalare un equivalente aumento di produttività del lavoro.
Chi paga sono i lavoratori e la merce, chi incassa e fa il record di utile è il terminalista, quello stesso che lesina sulla tariffa ai lavoratori della CULMV e piange per l’annunciato aumento del canone concessorio, forse perché una bella fetta di profitto la ricava speculando sull’inefficienza della catena logistica e sulle tariffe di giacenza sulle aree di demanio, pari a valori esponenzialmente superiori al canone. Tanto pagano i lavoratori e paga la merce, ossia alla fine paghiamo tutti noi.