DEPOSITI CHIMICI A PONTE SOMALIA: LA FARSA DI UNA DECISIONE IMPRATICABILE, DISTRUTTIVA DEI TRAFFICI E DELL’OCCUPAZIONE PORTUALE A SAMPIERDARENA / 11 Settembre 2023

Al netto degli aspetti di sicurezza della navigazione e ambientale che condizionano il trasferimento in porto dei depositi chimici di Multedo, “a rischio rilevante per alta infiammabilità e esplosività”, per i quali si attende il definitivo responso delle istituzioni preposte, non è stata fatta chiarezza sui profili produttivi e occupazionali dell’alternativa posta: tra Superba e Carmagnani, titolari dei depositi, e i terminal San Giorgio e Forest titolari delle concessioni su Ponte Somalia e Libia, a cui i depositi dovrebbero subentrare. Alternativa, perché nel frattempo, Bucci e Toti che strillano contro l’opzione zero per i depositi, non hanno indicato una sola soluzione per dove nel caso spostare le attività portuali in essere a Ponte Somalia e Libia.
In altre parole, cosa guadagnano e cosa perdono il porto, la città e i lavoratori dalla decisione del sindaco-commissario Bucci di trasferire i depositi a Ponte Somalia, inopinatamente fatta propria dall’ex presidente del porto Signorini, prima di disertare dal suo ruolo pubblico in favore di una ricca ricompensa professionale privata procuratagli dallo stesso Bucci?
La sintesi sta nell’ultimo bilancio pubblicato delle società in questione, riferito al 2022.
Superba e Carmagnani hanno fatturato 57,3 mil. Ma solo 6,5 mil riguardano i depositi costieri, perché 51 mil di Carmagnani riguardano attività di trading, non di deposito, quindi non attività portuale. Inoltre, le tonnellate di prodotti chimici movimentate per Superba e Carmagnani sono state in tutto 211.000, marginali per i traffici di Porto Petroli (pari a 1,7%). Le navi chimichiere approdate a Multedo sono state 81. Infine, le due società contano insieme 53 dipendenti, di cui 28 operai.
TSG e Forest hanno fatturato 24 mil di attività portuali, con una movimentazione di oltre 5 mil di tonnellate, pari al 15% del totale di merce varia movimentata nel porto di Genova. Le navi approdate a Ponte Somalia e Ponte Libia sono state 736 (di cui 504 solo di Grimaldi Lines). Le due società hanno in tutto 131 dipendenti, di cui 90 operai, a cui va aggiunta una media annua di 70 lavoratori della CULMV, per un totale di 201 occupati, di cui 160 operai.
Nel complesso, nel 2022 a Ponte Somalia e Libia si sono movimentati quasi 5 mil tonnellate di merce in più (ogni tonnellata di merce comporta inoltre lavoro di spedizione e trasporto da e verso terra, ecc.), fatturato 17,5 mil euro in più, occupando 148 lavoratori in più, per servire 655 navi in più (ogni approdo di nave comporta inoltre servizi di pilotaggio, rimorchio e ormeggio ecc.). Questo, dunque, il saldo catastrofico dal punto di vista produttivo-occupazionale, diretto e indiretto, dell’operazione di trasferimento pretesa da Bucci, Toti e Rixi.
Ma allora, perché ne stiamo ancora parlando? Per quali benefici per il porto e la città alternativi alla distruzione di così tanti traffici, ricchezza e lavoro?
Signorini giustificò la sua decisione a favore di Bucci, contro ogni interesse del porto che egli avrebbe dovuto salvaguardare, affermando che c’era l’accordo del gruppo Gavio, attuale concessionario di Ponte Somalia e Libia, a cedere a Superba e Carmagnani. Ebbene, questo accordo non è mai stato reso pubblico. Nel frattempo, due mesi fa, Gavio ha raggiunto un’intesa per vendere il Terminal San Giorgio al Gruppo Messina di cui è socio MSC, che ha il terminal confinante. Ma non è stato detto se permane il fantomatico impegno di Gavio di cedere la concessione a Superba e Carmagnani.
Bucci, in evidente difficoltà dopo 6 anni di chiacchiere da ras del porto e di promesse elettorali a Multedo, continua a rimbalzare la responsabilità dicendo: o Ponte Somalia, oppure ditemi voi dove? Voi chi? La decisione spetta solo a Palazzo San Giorgio. Signorini disse a suo tempo con zelo che non esisteva un “piano B”.
Il nuovo commissario Piacenza se non vuole cominciare il suo mandato con una pessima figura, prenda le distanze dall’ex Signorini e da Bucci e riaffermi l’autonomia e le prerogative di Palazzo San Giorgio, trovando una valida alternativa a questo scempio del porto. È stato direttore della governance demaniale e dei piani di impresa. Chi meglio di lui sa dove si possono mettere i depositi? Quindi si dia da fare e presto, se non vuole ammettere che non esistono né piani A né B sostenibili, e che quindi sinora l’opzione zero proviene dal porto, non dai comitati di cittadini. Sperando solo che non abbia già venduto la dignità e il futuro professionale alla causa ormai solo dispotica dei suoi sponsor Bucci e Toti, contro ogni ragione del suo ruolo istituzionale.