A PONENTE SOFFIA UN VENTO NUOVO: il «NISBY» (“Not In the SAME Back Yard”) / 18 Settembre 2023

Il quartiere di Prà ha beneficiato di una reale riqualificazione urbanistica seppure nel mutato contesto del suo rapporto con il mare, interrotto e stravolto dalla costruzione negli anni 90 del nuovo porto container. È stato un processo lungo e conflittuale e solo grazie ai suoi abitanti si è raggiunto questo risultato. La partita è ancora aperta ma non si vuole assolutamente tornare indietro e che si ripetano gli errori del passato. A Palmaro si lotta ancora per ottenere un’analoga rigenerazione del quartiere, anch’esso trasfigurato dal porto. A Voltri e a Pegli, dove si è conservata la spiaggia, si continua a vigilare e a mobilitarsi per non subire nuovi interventi invasivi e inquinanti. A Multedo si attende da 35 anni lo spostamento dei depositi chimici e si convive con il Porto petroli. A Sampierdarena, disposta da quasi un secolo sul fronte del porto, si lotta per non essere le vittime sacrificali dell’incapacità di Bucci e Signorini a trovare un sito sicuro ai depositi di Multedo e per non essere sacrificati a vantaggio degli interessi della giunta comunale nel “exclusive” Waterfront di levante. Queste, in sintesi, le voci che si sono udite nella partecipatissima assemblea dei comitati del Ponente svoltasi venerdì scorso a Prà.
L’assemblea ha rigettato lo stigma addossatogli offensivamente da Bucci e Toti, la cosiddetta sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), ossia fate quel che volete e dove volete fuorché vicino a casa mia. È paradossale che essi non riconoscano al Ponente di essere da oltre un secolo il “cortile” dove sono concentrate le più gravose servitù industriali, portuali, viarie e ferroviarie della città. Sono per di più servitù che hanno tradito in varia misura le promesse di progresso e di benessere che avevano motivato i sacrifici del territorio e gli ingenti investimenti di denaro pubblico a favore delle imprese. È perciò provocatorio che oggi si voglia imporre al Ponente nuove servitù senza confronto democratico e senza fornire dati e analisi indipendenti sui costi-benefici. Esemplare è la vicenda dei cassoni della nuova diga sul “dentino” di Prà di fronte a Pegli, gestita in maniera commissariale, autocratica e “insindacabile”, da parte di Bucci. Per non parlare della nuova diga progettata per il solo porto di Sampierdarena. Sono stati omessi nell’analisi, come non facessero parte della stessa autorità “di sistema”, i porti di Prà e di Vado e sono state mistificate le tendenze dei traffici container. In particolare, il porto di Prà, progettato per 2mil di teu, lavora oggi al 75% della sua potenzialità e le prospettive vanno peggiorando, nel frattempo lo Stato ha finanziato due terminal concorrenti (Vado e Bettolo) con capacità complessiva di 1,7 mil di teu che ne movimentano attualmente solo circa il 25%. Nonostante questo, Bucci, d’intesa con Confindustria, ha l’impudenza di volere inserire nel nuovo Piano Regolatore Portuale un ampliamento dell’attuale porto di Prà verso Voltri.
Di fronte ai cambiamenti geopolitici e all’impellente sfida energetico-climatica, di fronte alla crisi economica, invece di consolidare l’offerta portuale e di innovarne con lungimiranza la qualità , Bucci e Toti eludono il confronto democratico e consegnano il futuro del porto alle mere strategie delle imprese private e al loro orizzonte egoistico e di breve respiro. Con ciò, tradiscono il ruolo pubblico e la responsabilità verso la società per un futuro sostenibile.
Ma finalmente questa politica sconsiderata a Ponente ha trovato un’opposizione seria, consapevole, determinata. La lotta prosegue. Il 30 settembre appuntamento a un nuovo corteo.