IL PORTO DA TRE SOLDI, OVVERO LA BALLATA DI SPINELLI / 8 Ottobre 2023

Aldo Spinelli, imprenditore genovese del porto e del trasporto, non tradisce le aspettative. Le sue parole a commento di qualsiasi idea o iniziativa che abbia in animo di realizzare, mirano a rovesciare il pregiudizio che egli si muova in nome di un assoluto interesse personale. Egli comunica sempre di avere a cuore le sorti generali del porto e dei suoi lavoratori.
Stavolta Spinelli ha chiesto all’Autorità portuale la concessione dei nuovi piazzali a seguito del tombamento delle calate Giaccone, Concenter e Inglese sotto la Lanterna. Si tratterebbe di aggiornare il Piano regolatore portuale vigente per accorpare in un’unica banchina i ponti Etiopia, ex Idroscalo e San Giorgio e le concessioni oggi in capo al gruppo Spinelli, fra cui Terminal Rinfuse Genova (partecipato da MSC). Per quest’ultima, a dispetto del recente rinnovo trentennale ottenuto con un piano di impresa basato su rinfuse e rotabili, Spinelli chiede il cambio di destinazione per i container. Con ciò il porto perderebbe una specializzazione che produce ancora oltre 600mila tonnellate di rinfuse e impiega 39 addetti. Del resto, i prodotti chimici pericolosi che Bucci vuole sostituire a 5milioni di tonnellate di merci varie a Ponte Somalia, valgono solo 200mila tonnellate l’anno. Così va il porto di Genova di Bucci & Signorini/Piacenza & Toti: si prendono decisioni a favore degli interessi particolari delle imprese, non per i traffici e il lavoro.
La mossa di Spinelli è stata accolta con risalto dai quotidiani. Il Secolo XIX ha usato un titolo squillante: NASCE LA MEGA-BANCHINA CONTAINER. PREVISTO UN IMPEGNO DI 800 MILIONI E TRAFFICO PER 3 MILIONI DI TEU. Il giornalista non si è accorto (?) di riportare cifre gonfiate. Basti dire che il terminal PSA Prà, il più grande gateway d’Italia, in 30 anni di concessione ha investito 400 milioni ed è arrivato a 1,6 milioni di teu, che stanno peraltro calando a 1,4. Il giornalista di Repubblica invece dà direttamente la parola a Spinelli, senza mai contraddirlo: «Non è un progetto per me ma per tutto il porto, aumenteranno i traffici e il lavoro». Ovviamente Spinelli si aspetta i tombamenti da parte dello Stato e la concessione delle nuove banchine tutta per sé senza essere messe in gara.
Del resto, quando mai Spinelli ha perso una gara o non ha avuto da Palazzo San Giorgio quello che desiderava? Per depositare i container vuoti ha avuto l’area ex ILVA destinata all’autoparco atteso invano da 20 anni; poi, il Terminal Rinfuse e le merci varie al Ponte ex Idroscalo; poi, l’ex carbonile ENEL che era destinato invece a risolvere la questione dei depositi chimici; infine, l’area a Prà per lucrare sulle rendite dei “vuoti” e sul via vai dei camion tra depositi e banchine, che gli è valso 6 milioni di euro di ristori erogati da Palazzo San Giorgio per il crollo del Morandi, come se per portare un container vuoto in giro per il porto avesse dovuto rinunciare, suo malgrado, a transitare per il ponte!
Le parole di Spinelli sono oro colato per l’establishment politico: quando, come fosse un progettista di opere marittime, ha proposto di chiudere la nuova diga davanti alla foce del Polcevera – una soluzione da codice penale, da procurato pericolo all’incolumità pubblica di tutta la popolazione del ponente – Toti, Bucci e Signorini, Rixi e persino Salvini, secondo il Secolo XIX avrebbero dato immediatamente l’ok. Eppure, questo è il carisma di Spinelli. Da dove nasce? Dal fatto che procura traffici e lavoro al porto, oppure da altro? Potendo solo verificare le sue attività in porto e non l’“altro”, abbiamo esaminato quello che Spinelli ha promesso in passato e quello che poi ha fatto.
Genoa Port Terminal, la divisione che vale circa il 30% del fatturato del gruppo Spinelli, nel 2017 ha ottenuto di operare a Ponte Ex Idroscalo rimorchi e container. Nel piano di impresa la promessa era di un aumento annuo di almeno 120mila teu (equivalenti). Nel 2022 ha movimentato solo 14mila teu in più, compresi anche quelli in più che è facile abbia promesso per Ponte Etiopia e per l’ex Carbonile.
Circa l’occupazione, inoltre, il piano prometteva almeno 30 nuovi dipendenti e l’utilizzo medio nell’anno di ulteriori 7 portuali della CULMV. Ebbene, nel 2017 l’Autorità portuale certificava per GPT 192 dipendenti + 19 CULMV = 211 addetti, mentre oggi sul sito ufficiale di GPT ne sono dichiarati 149 + 39 portuali CULMV = 188 addetti, pari a 60 addetti in meno.
Infine, in 7 anni il fatturato del gruppo è cresciuto solo del 2,3% mentre l’utile è aumentato del 68% grazie a un aumento sfrenato della produttività del lavoro.
È solo grazie a queste promesse risultate vane che Spinelli ha ottenuto da Palazzo San Giorgio il Ponte ex Idroscalo e l’ex Carbonile e non ci risulta che Signorini/Piacenza abbiano mai verificato i piani di impresa di Spinelli come la legge impone. Queste concessioni, insieme al Terminal Rinfuse che si è procurato senza alcuna esperienza nel settore tant’è che se ne vuole disfare, consentono oggi a Spinelli di vantare una arbitraria prerogativa: chiedere allo Stato di spendere centinaia di milioni di euro per una banchina container di 1000 metri tutta per lui. Un investimento pubblico che di sicuro servirebbe a fare crescere il valore delle sue società, in attesa di venderne definitivamente la proprietà, ma non i traffici e il lavoro visto che le altre banchine di Genova, Vado e La Spezia lavorano molto al di sotto delle capacità e le prospettive del trasporto container sono sempre più preoccupanti.
Deve essere per la sua proverbiale faccia tosta e sorridente e per la riconosciuta fama di tagliente incisività che mostra nel riuscire sempre e comunque nelle sue iniziative in porto, che quando leggo di Spinelli mi risuonano i versi della ballata brechtiana nell’Opera da tre soldi: «Mostra i denti il pescecane e si vede che li ha, Mackie Messer ha un coltello, ma vedere non lo fa».