BUCCI METTE LA MANO SUL FUOCO. A LEVANTE LE “VIRTU’”, A PONENTE LE SERVITU’ / 15 febbraio 2024

C’è qualcosa di solenne nella scena ritratta nella bella fotografia diffusa dall’ufficio stampa della Regione Liguria. Purtroppo, non ne conosciamo l’autore, perché oggigiorno anche il lavoro del giornalismo è ridotto dai rappresentanti delle istituzioni alle veline degli uffici stampa (Antonio Ricci ne fu profeta 36 anni fa) per cui non ne vale il riconoscimento professionale. La foto probabilmente sarà stata scattata da uno smartphone ma ha un taglio, una istantanea e una scenografia degna di Robert Capa.
Il set è la Sala dei Protettori di Palazzo San Giorgio a Genova, sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Ligure occidentale. Il primo a sinistra, quasi di spalle, è il padrone di casa, il Commissario facente funzioni di Presidente, Paolo Piacenza, che ascolta assieme agli altri il Sindaco Bucci che spiega all’ospite, Gianluigi Aponte principale cliente e utente del porto di Genova, il nuovo Piano regolatore del Porto. Spetta a Piacenza che ne ha il ruolo istituzionale, e ne riceve lo stipendio, il compito di scrivere e di adottare il Piano. Bucci non ha alcun titolo per stare al centro del tavolo a spiegare le intenzioni del Piano. Ma Bucci è Commissario straordinario del ponte e della diga e, per suo stile autocratico e antidemocratico, invadente ogni altra funzione, come in questa circostanza, anche quella del timido e precario Piacenza.
I due protagonisti della scena sono Aponte e Bucci. Gli altri sono comprimari o comparse, che assistono ritratti dietro ai loro pensieri e emozioni. Anche Rixi che pure è l’unico erede dei Protettori a cui è intitolata la prestigiosa sala, in quanto come rappresentante del Governo nazionale e dello Stato è il finanziatore dell’Autorità portuale. I Protettori, nobili genovesi, componevano il “board” del Banco di San Giorgio che finanziava la Repubblica di Genova e all’occorrenza il porto, in cambio di diritti di riscossione delle gabelle. Allora, i Protettori erano gli Aponte attuali, salvo che oggi i soldi li mettiamo noi cittadini e Aponte gestisce per conto nostro gli affari del porto: prima di tutto a suo profitto, poi se ne viene anche a noi in reddito e lavoro è una fortuna.
Nell’immagine Bucci ha il braccio disteso a indicare la parte del rendering del Piano che inquadra il ponente del porto. Probabilmente sta spiegando che lì vorrebbe concentrare anche la zona industriale, liberando la parte di levante posta sotto la borghese collina di Carignano. È la sua visione urbanistica di Genova, tanto cara agli immobiliaristi. Nel 2017 appena eletto Bucci dichiarò: “Genova può diventare il più bel sobborgo di Milano, nel 2022 sarà completato il Terzo valico, per arrivare a Milano ci vorranno 45 minuti: allora, piuttosto che vivere ad Abbiategrasso, si potrà decidere di fare il pendolare da Genova”. Per questo Bucci vuole anche ampliare il porto di Prà per offrire rifugio al PSA SECH di Calata Sanità, in caduta libera di traffici, ma concessionario di una banchina appetita da molti: dalle crociere di Costa o di MSC di Aponte, ai roro di Grimaldi, a quelli di GNV dello stesso Aponte, il quale dal lato di Bettolo con il suo terminal container guadagnerebbe anche l’intero parco ferroviario e probabilmente altri ettari in attesa di consolidarsi nelle banchine adiacenti dell’ormai ex terminal rinfuse.
Una visione della città, quella di Bucci, che a Levante espone le “virtù” e a Ponente dispone le servitù.
La fotografia ha un altro pregio, magari dovuto a uno scatto fortuito, ma quanto della vita ci è offerto dal caso? Sullo sfondo dell’immagine si vede un pregevole camino del ‘500 che al centro dell’architrave mostra un motto in latino: «Quid magis potuit», Che cosa avrebbe potuto fare di più? Per comprenderne il senso, occorre sapere che la decorazione del camino è ispirata al fuoco e che sopra l’architrave, in un medaglione è raffigurato Muzio Scevola che sacrifica intrepido il braccio di fronte a Porsenna, superando con la sua ardente virtù quella del fuoco ardente.
Mi domando se Bucci, che ha già combattuto indomito sul Ponte Morandi come Orazio Coclite, non si sia sentito in questa occasione come l’altro eroe della romanità Muzio Scevola, nel mettere la mano sulle braci ardenti del Ponente cittadino, dove i cittadini hanno proclamato di non volere più servitù portuali sul loro territorio.
Ma Bucci si dice che ambisca alla prossima corona di Presidente dell’Autorità di sistema portuale. Dietro a tanto ardire verrebbe da pensare che ci sia la lettura della pagina (ma Bucci legge i classici?) che D’Annunzio scrisse dopo avere visitato la sala dei Protettori e ammirato il camino: “Chi stenderà la mano sopra il fuoco avrà quel fuoco per incoronarsi”.
Vedremo come andrà la storia.