BUCCI APPRENDISTA STREGONE E LA FALSA PROMESSA SUI DEPOSITI CHIMICI / 14 febbraio 2024

Alla figura dello scienziato pazzo che di solito si associa al personaggio dell’Apprendista stregone dovremo cominciare a aggiungere quella del commissario straordinario. Ce ne dà motivo il Sindaco di Genova Marco Bucci che nel 2018, fresco di elezione, fu nominato commissario per la ricostruzione del ponte Morandi e da allora non ha più smesso di credersi dotato di poteri superiori. Non si sa come farlo smettere!
All’inizio era andato tutto bene, tanto che Bucci si autocelebrava come “uomo del ponte”. In realtà, un’impresa banale sotto il profilo costruttivo al giorno d’oggi, un viadotto prefabbricato e assemblato di 1km a 40 metri di altezza sul greto di un torrente in secca, niente di più. Certo lo si doveva fare in fretta, e ci mancherebbe altro dopo quello che era successo. Ma Bucci, come l’apprendista dallo stregone, si era dotato dell’incantesimo della “deroga”, che a detta di tutti gli esperti è il vero “trucco” del Modello Genova. Ossia, in deroga al codice degli appalti, lavori affidati a discrezione e direttamente, a prezzi 3 volte il mercato, per cui si lavorava 24h su 7 gg, con un ex procuratore capo a vigilare sulla legalità, e con le imprese, vedi Fincantieri e Rina, motivate dall’occasione non solo di fare una ricca cassa ma anche di mettere in curriculum meriti che poi gli sarebbero valsi per altri appalti.
Ma l’incantesimo non ha funzionato allo stesso modo di fronte ai successivi progetti in cui bisognava vedersela con regole di legalità più complesse e con interessi sociali e economici diversi. Dove occorre in altre parole la capacità del buon politico che sappia mediare contemperando le esigenze particolari con la visione pubblica e le regole di democrazia. Infatti, Bucci non ne ha più indovinata una, anche se, come l’apprendista stregone, continua a andare avanti e a fare danni. Così è per la nuova diga foranea dimensionata al massimo grado di spesa pubblica e di rischio geologico, imposta prima e a prescindere della pianificazione delle attività portuali; il Waterfront di Levante quartiere monstre disegnato ad uso delle rendite immobiliari private; lo Skymetro in Val Bisagno, un’opera inutile, fuori di ogni misura, sociale e economica; la funicolare al Begato senza alcun riguardo per il quartiere di Lagaccio, ma solo per il turismo coatto delle crociere; il tunnel subportuale con cui Bucci si è “venduto” l’indennizzo a favore della città da parte di Autostrade dopo il Morandi, per un’opera che alla città non aggiunge nessun valore reale, né urbanistico né economico. In realtà, tutti progetti fondati sul cemento e sul consumo sconsiderato di territorio (oltre che di mare), insomma tutto fuorché la moderna esigenza di funzionalità e sobrietà urbanistica di una smart city, che valorizzi l’ambiente e la tecnologia, e tutto invece a favore dei fatturati e dei profitti dei cementieri e degli immobiliaristi. Progetti concentrati nelle mani del “sindaco-commissario straordinario” Bucci, per permettergli di illustrare la sua epopea, quasi fosse un faraone, raccontando a ogni occasione utile i miliardi che ha da spendere.
Di fronte alle difficoltà di relazionarsi in maniera democratica con la cittadinanza, con le forze sociali e le stesse imprese, la fama di Bucci ha cominciato da tempo a guastarsi. Su ogni altra spicca la sua ottusa decisione di pretendere di spostare i depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia, penalizzando l’assetto operativo e l’occupazione del porto commerciale e trasferendo il rischio dagli abitanti di Multedo a quelli di Sampierdarena. Eppure, all’inizio di questa penosa vicenda, persino Bucci aveva considerato, insieme a altre soluzioni, di mettere i depositi in sicurezza sulla nuova diga o nell’area ex ILVA. Poi, a seguito di un accordo mai reso pubblico del Gruppo Gavio, concessionario di Ponte Somalia, con Superba Spa uno dei due proprietari dei depositi, Bucci, che aveva bisogno di spendere la fama di “uomo del ponte” per la sua rielezione, ha imposto la scelta di Ponte Somalia, mettendoci sopra il carico di 30 milioni di euro pubblici della dote del Ponte. Una dote destinata dalla legge a migliorare i rapporti tra città e porto, cinicamente dirottata da Bucci ad avvelenarli. Ora però su questa vicenda, dopo le sue vane promesse di concludere tutto in due anni come con il ponte, Bucci ha una buona parte della città contro, persino le imprese. Anche perché l’altro proprietario dei depositi, Carmagnani, si è schierato contro e si è ancora in attesa delle sentenze del TAR sui riscorsi di altre imprese e cittadini. Inoltre, nel 2023 il gruppo Messina ha acquisito il 100% della società del Gruppo Gavio, senza alcun riferimento all’accordo con Superba, di cui perciò non si conosce la sorte. Insomma, una situazione intricata e paradossale, con gli abitanti di Multedo che continuano a vivere con i depositi sotto casa e la città presa in giro da una soluzione impraticabile, Ponte Somalia, e da una girandola di soluzioni alternative senza nessun passo in avanti.
Sui depositi Bucci pare diretto a prendere una sonora facciata e a lasciarci una bella fetta di reputazione rispetto alla sua proverbiale gestione autocratica della cosa pubblica. La morale dell’apprendista stregone è nota: meglio non cominciare qualcosa che non si sa come finire. Che per il manager che pretende di essere Bucci è già una lezione capitale. Quanto al delirio dell’apprendista stregone, solo il ritorno della democrazia a scapito della pletora di commissariamenti straordinari, rimedierà alla sciagura.