SI APRE FINALMENTE IL DIBATTITO PUBBLICO SUI PIANI GRAZIE A CUI LE IMPRESE DEL PORTO OTTENGONO IN CONCESSIONE LE BANCHINE E RICAVANO RICCHE PLUSVALENZE CON LA LORO COMPRAVENDITA.
CHE COSA NE RICAVANO INVECE I LAVORATORI E I CITTADINI?
Da La Repubblica Genova di oggi, p2:
«La chiave per rendere trasparente la gestione congiunta del porto, pubblica e privata, e permetterne la comprensione e il giudizio ai cittadini e ai lavoratori sta nei “piani di impresa”. Essi sono il requisito essenziale previsto dalla legge per ottenere la concessione da parte delle imprese a operare sul demanio portuale. Vi sono previsti gli investimenti, l’occupazione, i traffici attesi, in base ai quali l’Autorità ha affidato all’impresa il bene pubblico del porto, un “monopolio naturale” di oggettivo valore, affinché sia sfruttato contemperando gli obiettivi privatistici di profitto con l’interesse collettivo fatto di lavoro e di ricchezza socialmente distribuita, il bene più alto prodotto dal porto, di cui sono responsabili i funzionari pubblici di Palazzo San Giorgio. Le aziende sono infatti responsabili davanti ai loro azionisti, non alla società, e di fronte al crollo criminale del Ponte Morandi in concessione al gruppo Benetton tutti dovrebbero averlo assimilato.
Palazzo San Giorgio non consentiva sinora al pubblico di accedere ai piani di impresa sostenendo la loro riservatezza, ma nel 2019 una sentenza del TAR Liguria ha ribaltato questa decisione, disponendo il diritto di accesso civico a conoscerne i traffici stimati, gli investimenti nonché il piano dell’occupazione, salvo oscuramento (omissis) delle parti recanti “segreti commerciali o industriali” riferibili precipuamente agli andamenti economici dell’impresa. Io stesso ho potuto accedere ad alcuni di questi “piani” con una semplice istanza. Ma la loro accessibilità resta tuttora ignorata dai più e comunque consentita solo dietro l’iniziativa individuale.
Di fronte alla sentenza del TAR, Palazzo San Giorgio non dovrebbe costringere i singoli cittadini a presentare istanza di accesso civico ai “piani” ma fare un atto di trasparenza e di responsabilità, rendendo pubblici tutti i piani di impresa dei concessionari, ovviamente con i limiti indicati dal TAR. Lo scopo è permettere all’opinione pubblica e alle parti sociali e politiche di dibatterne pubblicamente e di verificare la loro corrispondenza con gli obiettivi generali del porto e di sviluppo della città e del territorio, in termini di reddito, lavoro e qualità della vita.
Solo rendendo pubblici i piani di impresa e rendendo trasparente il controllo e l’orientamento allo sviluppo produttivo e occupazionale che l’Autorità di sistema portuale deve esercitare su di essi, si può consentire all’opinione pubblica, alle parti sociali e politiche, alle forze culturali di partecipare in maniera consapevole alle sorti del porto. Inoltre, l’unificazione in unico documento programmatico di tutti i “piani di impresa” è in grado di restituire nella maniera più trasparente e efficace il “piano generale” di sviluppo dell’intero porto e permettere di confrontarlo con i piani dell’Autorità a breve (piano operativo, POT) e a medio lungo termine (strategico e regolatore, DPSS e PRP), per verificarne e potenziarne la coerenza e la convergenza.»