Nel porto di Genova del ‘900, la cui storia coincide con quella del Consorzio Autonomo, i principali presidenti avvicendati a Palazzo San Giorgio vennero immortalati con l’intitolazione di siti dello scalo. Al primo presidente, il generale garibaldino Stefano Canzio, nel 1903 toccò la calata all’ingresso di levante, al senatore Nino Ronco, presidente dal 1909, il molo alla foce del Polcevera, all’ammiraglio ed esploratore Umberto Cagni commissario dal 1923 il molo vicino al porticciolo Duca degli Abruzzi. La fila degli eletti è terminata con l’ing. Carlo Canepa (da non confondersi con il Giuseppe del Lungomare), presidente dal 1945 e al 48, cui è stato intitolato il ponte a levante del Ronco. Da allora, generali, ammiragli, periti, professori, manager, consoli, avvocati, broker, politici, sino al funzionario pubblico Paolo Emilio Signorini, si sono succeduti alla presidenza senza ricevere tale riconoscimento. È pur vero che Signorini è ancora vivente, inoltre si è dimesso solo da poche settimane. Tuttavia, la riposta data a un giornalista che gli chiedeva che voto dare al suo mandato – risposta: 8 – suggerisce che freme di comparire nel pantheon portuale. Stante che Marco Bucci pretenderà l’intitolazione della nuova diga, come avvenne nell’800 con Raffaele De Ferrari Duca di Galliera (il cui merito furono i milioni lire che sborsò di tasca propria) ho fantasticato su quale luogo del porto si potrebbe associare al nome di Signorini, stante l’intasamento. Il punto ideale sarebbe Ponte Somalia, per il quale Signorini passerà alla storia, sebbene in negativo: per aver ceduto agli interessi elettoralistici del sindaco Bucci concedendo detto Ponte a una impresa chimica privata, per un trasferimento a forte rischio di incidenti. E si tratta di un’area portuale pregiata sotto il profilo commerciale, occupazionale e dell’agibilità nautica, per cui la sua perdita significherebbe depauperare gravemente il valore economico e sociale del bacino di Sampierdarena, la sicurezza dei lavoratori e delle abitazioni circostanti; alla cui tutela e sviluppo dovrebbe essere deputato in via esclusiva proprio il presidente del porto. Ponte Signorini invece di Ponte Somalia sarebbe dunque una sorta di colonna infame per costui, a causa del tradimento e della successiva diserzione dal ruolo pubblico in favore di una poltrona apicale di un’azienda partecipata dal Comune; procuratagli immeritatamente dal punto di vista professionale da Bucci, quale contropartita dei servigi resi.