Mentre i dati ufficiali ad aprile confermano in proiezione anche per il 2025 la crisi tendenziale da 8 anni dei traffici commerciali del porto di Genova per il quale si spendono miliardi con il solo intento dichiarato di servire le meganavi degli oligarchi del mare, senza ancora un progetto di riqualificazione strategica delle funzioni portuali per il suo rilancio economico e occupazionale:
->2025 su 2024, n. teus: – 2%, tons roro: -17%, tons totale merci: -3%
->2025 su 2017, n. teus: – 11%, tons roro: -16%, tons totale merci: -14%.
Mentre l’avanzamento della nuova diga di Genova è all’8° cassone degli oltre 100 previsti, il ritmo attuale è 1 cassone ogni 50 gg, pari a 7 cassoni all’anno, con proiezione aritmetica di fine lavori nel 2038, sempre che si giunga a verifica della stabilità dei fondali (non ancora accertata ad appalto in corso e anticipo pagato!) e della solidità dei cassoni (attualmente tutti e 8 in manutenzione e probabile rifacimento), Bucci, nel frattempo, continua a mentire affermando che l’opera non è in ritardo e non ammette il suo fallimento dimettendosi da commissario.
In tutto ciò, l’Autorità di sistema portuale, invece di dare informazione su questi due gravi motivi di crisi per farne oggetto di pubblica attenzione e dibattito, ci fa sapere oggi che si sono concluse le prime prove sperimentali delle unità cinofile ai varchi del Porto di Genova per la ricerca di esplosivi.
Ironia della sorte, a Ponte Eritrea è ormeggiata al terminal GMT-Steinweg Group, rappresentata dalla agenzia marittima Delta del Gruppo Gastaldi, la “nave della morte” BAHRI JAZAN che come di consueto trasporta esplosivi nei teu in coperta diretti dagli USA verso le aree di guerra del Medio Oriente, nell’indifferenza di Palazzo San Giorgio e delle istituzioni locali e in spregio della legge 185/90 sul transito delle armi e dei valori pacifisti della città.
Ironia ancora maggiore, un attentato è avvenuto nella baia di Vado ai danni di una petroliera sospettata di trasportare un carico dalla Russia da parte di agenti segreti dell’alleata Ucraina. Fatto su cui è scesa una cortina di silenzio da parte delle autorità italiane, che non hanno saputo spiegare come e quando l’attentato si sia potuto realizzare, lasciando i lavoratori marittimi e la cittadinanza nell’incertezza e insicurezza. Come nel rischio operano tutti i giorni i lavoratori a Ponte Eritrea e negli altri terminal dove transitano armi e esplosivi diretti alle guerre.
Lo show odierno con i cani al varco della Stazione marittima vuole rassicurare chi?