Luigi Merlo è il Direttore dei Rapporti Istituzionali per l’Italia del Gruppo MSC dal 2017, dopo che nel 2015 si era dimesso da Presidente dell’Autorità portuale di Genova in polemica con la giunta Toti e in particolare con l’assessore ai porti Rixi. Successivamente ha collaborato con il Ministro dei Trasporti Del Rio alla riforma portuale del 2016 nei governi Renzi e poi Gentiloni. Data la formazione e le esperienze sembrava destinato alla carriera politica nel Centro-Sinistra. Invece ecco l’assunzione da parte di MSC. Con una controindicazione, però. La legge vieta a un ex dipendente pubblico, entro tre anni dal termine del rapporto, di prestare attività lavorativa o professionale per un soggetto privato già destinatario dei poteri autoritativi che egli aveva esercitato per conto dell’amministrazione. Si tratta di una circostanza che gli ordinamenti di molti Paesi vietano, indicandola con il francese “pantouflage” (intraducibile, sarebbe “calzare le pantofole”, ovvero sistemarsi al caldo). Che il caso di Merlo ricadesse nel divieto lo dimostrano le successive pronunce sfavorevoli a MSC (che rischiava l’annullamento dei contratti perfezionati in violazione della norma) salvo che alla fine l’Autorità Nazionale AntiCorruzione ha ritenuto di archiviare tutto.
Non siamo in grado di entrare nel merito giuridico. Ci limitiamo a segnalare i motivi dell’assunzione di Merlo che un’autorevole testata del settore, Ship2Shore, aveva suggerito all’epoca: «MSC ha avuto modo di apprezzare il lavoro di Merlo durante il suo mandato al vertice di palazzo San Giorgio durante il quale il gruppo svizzero è andato progressivamente radicandosi nel capoluogo ligure: basti pensare all’acquisizione di Stazioni Marittime, alla salita al controllo di Grandi Navi Veloci, alla costruzione delle torri MSC a San Benigno, fino ad arrivare alla (ancora irrisolta) concessione sul costruendo terminal container di Calata Bettolo».
Non vogliamo tuttavia tornare sul caso, bensì denunciare una frase che Merlo pochi giorni fa ha inserito in un comunicato di Federlogistica di cui è Presidente, in quota MSC, a proposito degli effetti devastanti del clima sui porti e le coste italiane registrati anche in questi giorni. Merlo ha indicato la necessità di dirottare le risorse del PNRR non utilizzate su interventi di rafforzamento delle opere a mare esistenti e la realizzazione delle infrastrutture più urgenti. Aggiungendo che «l’unica opera prevista è la nuova diga di Genova della quale anche i più scettici, dopo la mareggiata di oggi, dovrebbero avere capito l’importanza».
Ma la nuova diga, scettici o non scettici, non avrà nessuna importanza per la difesa della costa rispetto alla diga che già oggi protegge la parte di città prospiciente. Perché allora una persona esperta del settore come Merlo fa una dichiarazione così bislacca?
Dato il contesto, dando prova di responsabilità politica, Merlo avrebbe potuto dire che la faraonica nuova diga, fondata a 500 metri al largo e a 50 metri di profondità per nessuna ragione necessaria se non giustificare l’ammontare della spesa in appalto, potrebbe essere ridotta a un’opera altrettanto efficace ma commisurata alle reali esigenze e soprattutto fondata in sicurezza. Evitando così il rischio di collasso sino a provocare uno tsunami come paventato dal CNR e da esperti internazionali, e destinando il risparmio ottenuto a migliorare le difese sulle coste dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Il fatto è che l’unico effettivo utilizzatore iscritto nel progetto ufficiale della nuova diga miliardaria è il terminal MSC di Calata Bettolo. Ecco perché è probabile che Merlo, che ha messo i “piedi al caldo”, senta il dovere di sostenere con zelo il progetto a beneficio esclusivo del nuovo padrone, anche a costo di dire una corbelleria.