I PROGETTI PER LA VALPOLCEVERA DI IMPRESE, COMUNE E REGIONE: TRA SHANGRI-LA E TRUMAN SHOW / 24 marzo 2024

L’art.7 è l’unico sinora non applicato, a oltre 5 anni dalla approvazione della legge Genova conseguente al crollo criminale del Ponte Morandi. Prevede la creazione di una Zona Logistica Semplificata (ZLS) in Val Polcevera. Fu richiesto da istituzioni e imprese come indennizzo perché la valle era stata sì colpita materialmente dalla tragedia, ma se ne riconobbe altresì lo stato di degrado economico-sociale dopo la chiusura, alla fine del secolo scorso, delle industrie manifatturiere e la loro sostituzione con precarie strutture commerciali e di servizio. Senza pudore nell’occasione, Genova, pure essendo nel cuore del ricco Nord-Ovest, tentò di ricevere il riconoscimento di ZES, Zona Economica Speciale, come le aree sottosviluppate del Meridione. Alla fine, si accontentò con la ZLS di godere di semplificazioni amministrative per attrarre nuovi insediamenti produttivi, creare zone franche, corridoi doganali e collegamenti con gli interporti dell’entroterra. L’idea-forza era quella di invertire la tendenza della merce containerizzata a transitare per il porto senza sostare, intercettandola con l’offerta di ulteriori lavorazioni e servizi a valore aggiunto. È stato detto che se un container lascia in media 400 euro al porto, la lavorazione della merce contenuta farebbe salire i ricavi per il territorio a 2-3mila euro con un concreto effetto occupazionale dato il tasso di manodopera di tali attività.
Ieri, in un convegno su questo tema dell’associazione genovese degli spedizionieri si è annunciato l’avvio imminente della ZLS. ( https://www.shippingitaly.it/…/spediporto-propone-la…/ ) Per propagandarla si è ripetuto che esisterebbero innominate imprese pronte a investire e a trasformare la Valpolcevera in una “green logistic valley”. Un nome già usato ma questa volta accompagnato nella presentazione da grandi immagini proiettate con ambienti idilliaci e futuribili che ai più anziani avranno evocato la Shangri-La di Orizzonte perduto, mentre ai più giovani il Truman Show, per non dire il Mulino Bianco di Barilla. Insomma, una parodia irriverente delle speranze civili del quartiere, una stucchevole adulterazione del futuro. Purtroppo, il marketing ha pervaso ogni ambito del discorso pubblico e persino un convegno su una tematica seria come questa si è affidato alle retoriche dei “persuasori occulti” invece che a analisi serie di seri economisti, sindacalisti, amministratori e politici. Perché ancora una volta ieri è mancato un dibattito pubblico fondato su una indagine puntuale dello stato del territorio, corredata di dati statistici e di verifiche qualitative circa i processi attuali e eventuali futuri delle merci e delle relative strutture operative, sia entro il perimetro portuale, che all’esterno nella dimensione urbana. Tutto si è ridotto a panegirici senza indicazioni precise, senza impegni di alcuno, senza connessioni con una offerta di investimenti esplicitata in base a reali progetti industriali, condivisi con i cittadini e i municipi e con le rappresentanze sociali e sindacali. Tutto questo non può essere lasciato dalle istituzioni (Autorità portuale, Comune, Regione) alla titolarità di una rappresentanza di categoria seppure qualificata e parte in causa.
Al posto di tutto ciò, non si capisce se a integrazione o in alternativa della ZLS, ma certo per piaggeria, anche ieri è stata ripetuta la boutade di Bucci di puntare su aree delle Acciaierie di Cornigliano, l’ultimo sito di produzione industriale della città su grande scala, per scambiarle con promesse di insediamenti terziari di cui il più rilevante sarebbe il deposito di forniture navali, manco a dirlo di MSC, già esistente in Val Polcevera. Il gioco dei bussolotti.
Alla fine Bucci, per dare lustro alle sue promesse, ha citato, ma senza nominarli, gli insediamenti logistici presenti e futuri in Val Polcevera. Gli applausi degli imprenditori, unici presenti al dibattito, sono stati convinti. Peccato che nessun sito indicato da Bucci corrisponda all’obiettivo di trarre ulteriore valore dalle merci del porto. Amazon a Campi, MSC a Manesseno, Sogegross prossimamente a Trasta, così come Esselunga nell’ex Mira Lanza, sono nel caso migliore strutture di ultimo miglio in città, altrimenti dei centri commerciali, merce che non esce certo dal porto e che invece di aggiungere qualcosa nelle tasche dei cittadini, ne fa uscire i suoi ricavi. Al più, solo le forniture navali rientrano in porto, ma in questo caso il fornitore è anche l’armatore (e molto altro) e tutto resta perciò in casa sua. E se anche la merce fosse uscita dal porto, se ne è andata prima a Piacenza o a Alba o a nel milanese a crescere di valore, prima di tornare da noi.
Che dire allora del convegno e dell’exploit di Bucci? Come anche confermato dalla presenza di Toti, la Liguria è “Terra di fiction”.
Nelle immagini i relatori sullo sfondo della Val Polcevera trasformata in “Green Logistic Valley”.