Di fronte alla crisi dell’ILVA di Cornigliano, la principale fabbrica del territorio, e all’immobilismo logorante del governo, il presidente di Confindustria Genova Umberto Risso, senza promuovere alcuna iniziativa efficace di protesta né avanzare alcuna innovativa proposta di attività manifatturiere, ripete come un pappagallo il piano del trio Bucci-Toti-Rixi, auspicando l’insediamento al posto dell’acciaieria di un autoparco da 100mila mq e di attività logistiche su un’area di ben 270mila mq, pari a oltre 1/3 della superficie ancora disponibile per la siderurgia.
Per l’area destinata all’autoparco non c’è da scomodare l’ILVA, essa ha già dato, come dovrebbe essere noto a Risso. L’area infatti era già stata disposta a seguito dell’accordo di programma del 2005, ma dal 2006 è stata occupata da un deposito di container vuoti del Gruppo Spinelli, pura rendita di sovraffitto con un risibile tasso di occupazione ottenuta grazie a un contratto stipulato con l’allora sindaco Pericu e sotto l’egida dell’allora presidente della Regione Burlando. Poi il contratto è stato dichiarato nullo dalla magistratura e tuttavia prorogato sino al 2018, finché Palazzo San Giorgio, a cui compete l’area, è riuscito a legittimare la concessione a favore di Spinelli sino al 2022. Nel frattempo, gli autotrasportatori con le loro associazioni hanno periodicamente protestato, come fossero sempre all’ultima spiaggia, per rivendicare “con la massima urgenza” la disponibilità di questa area senza però mai affondare la protesta contro le istituzioni e il Gruppo Spinelli, ma ottenendo in cambio ad ogni evenienza sostanziosi ristori economici (180 milioni solo per il Ponte Morandi di cui peraltro Spinelli, benedetto da tutte le stagioni politiche, si è preso la fetta più grossa in quanto anche autotrasportatore), oltre a prestarsi agli interessi e ai giochi politici di turno.
Spinelli è socio di Confindustria, Risso sa dunque a chi rivolgersi. Oppure si rivolga al commissario Piacenza visto che Signorini aveva disposto l’assegnazione dell’area all’autoparco al termine della concessione di Spinelli (a oggi prorogata al 2025).
Per quanto concerne invece le attività logistiche sull’area dell’acciaieria, se ne parla da 30 anni. Questa volta la bandiera è in mano a MSC che sposterebbe lì le forniture di bordo, insieme ad altri operatori logistici tra cui Gruppo Messina, Interglobo e Gruppo Barilla. Come al solito ogni promessa è accompagnata da previsioni occupazionali senza capo né coda, come al mercato delle vacche («lasciateci fare che noi vi procuriamo il lavoro»). Stavolta si parla di 400 addetti, buttati lì senza dettagli su chi e quanti, senza dire di quelli che MSC ha nel magazzino a Manesseno che verrebbe chiuso. Sarà che c’è da accontentare MSC, a cui il nostro trio sa solo dire signorsì. Resta il fatto che il Gruppo Messina già beneficerà di ulteriori spazi in concessione grazie alla nuova diga, che inoltre ha appena acquistato il Terminal San Giorgio per allargarsi ulteriormente, che infine deve ancora sfruttare la nuova area di Calata Derna e quella di Calata Bengasi, entrambe tombate a spese dello Stato. Che Messina, partecipato peraltro al 49% da MSC, abbia bisogno di altro spazio in porto appare insostenibile, tenuto altresì conto della sua scarsa resa in termini di merce trafficata / superficie in concessione. Ma tutto il porto di Genova in generale è in difetto di resa efficiente dei propri spazi in concessione alle imprese, visto che i terminalisti che occupano le banchine full container operano al 50% delle loro capacità (si tratta di circa 1,5 mlo mq di superficie portuale utile). Mentre il commissario Bucci, per i suoi fini elettoralistici da sindaco, come alternativa per i depositi chimici ha trovato lo spazio a danno di uno dei terminal più efficienti, con la resa produttiva e occupazionale più alta.
Sbaglia chi pensasse che sui muri della sede genovese di Confindustria ci sia il ritratto di Adam Smith o di Joseph Schumpeter. Il presidente Risso con le sue dichiarazioni assomiglia piuttosto al rentier di Honoré de Balzac, desideroso soprattutto di accaparrarsi dei posti al sole nel porto. Dove notoriamente la rendita è assicurata in primo luogo dal basso costo di superficie, visto che l’affitto di un magazzino in porto è pari a un decimo di quello nell’hinterland. Tant’è che in porto a Prà ci sono oltre 100mila mq di magazzini, in un’area di 350mila mq di retroporto, da oltre 20 anni inutilizzati da PSA e senza un solo posto di lavoro aggiuntivo, ma l’azienda non è affatto preoccupata, come non lo sono Confindustria, né Palazzo San Giorgio, e visto che l’ultimo magazzino a Sampierdarena, il Centro Smistamento Merci, è stato sacrificato per il tunnel subportuale (nella stessa generale indifferenza). Del resto, la Zona Logistica Semplificata, dedicata alle attività retroportuali, ossia il risarcimento del governo alla Val Polcevera per il crollo del Morandi, è ancora lì da 5 anni ad aspettare di nascere.
Ma non importa. Chiudiamo pure l’ultima industria siderurgica del territorio e apriamo nuove rendite di posizione per i soci di Risso, facciamo contenta MSC e con lei i suoi sponsor politici, Bucci, Toti e Rixi.